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Non piu' recettori ma produttori: sono gli studenti della "buona scuola"

Creato il 15 novembre 2014 da Afrodite
La buona scuola è aperta, inclusiva, accessibile. E quindi prima di tutto connessa, con banda larga in ogni edificio scolastico.
Parola di Alberto Ardizzone, che per una scuola "buona" si batte da circa tre decenni, prima come insegnante di matematica in un liceo sperimentale di Paderno Dugnano, poi come esperto di comunicazione sul web presso l'Ufficio Scolastico Regionale e, dal mese di giugno, dirigente dell'istituto comprensivo di Merate (Lc).
Da parte di chi si occupa di scuola digitale il suo nome viene generalmente associato all'iniziativa "Porte aperte sul web" (http://www.porteapertesulweb.it/), voluta nel 2003 dall'allora dirigente dell'USR, Giacomo Dutto, e realizzata insieme alla fondazione Asphi (http://www.asphi.it/) e all'Istituto dei Ciechi di Milano. Obiettivo del progetto, trasformatosi nel 2006 in comunità di pratica con uno stile di lavoro fortemente collaborativo, è quello di aiutare le scuole a costruire siti accessibili a tutti, abbattendo le barriere all'informazione.

Il dirigente scolastico Alberto Ardizzone


Quando l'attuale governo ha lanciato la consultazione via Internet (https://labuonascuola.gov.it/) - oggi l'ultimo giorno per parteciparvi - non si è naturalmente lasciato sfuggire l'occasione.
Due le proposte che ha avanzato: la prima dice "no ai pdf immagine", una pratica molto in uso nella distribuzione degli atti amministrativi ma che esclude l'accesso a non vedenti e ipovedenti in quanto non consente la conversione dell'immagine in audio; la seconda invece riguarda l'accessibilità dei materiali per la didattica che devono essere in formato open secondo la licenza "Creative Commonshttp://www.creativecommons.it/).
"La cultura dell'inclusione è importante in ambito educativo - sostiene Ardizzone - Proponiamo che i documenti siano ben formati e strutturati con titoli e sottotitoli e che i contenuti siano sintetizzati in un sommario, accorgimenti che rendono i testi più comprensibili anche ai normodotati".
Quanto ai materiali didattici, spesso avviene che la documentazione utilizzata per la formazione degli insegnanti sia riciclata più volte, con un inutile aggravio di costi.
"Ritengo giusto che il lavoro sia retribuito alla fonte - afferma il dirigente scolastico - Ma poi i materiali devono essere a disposizione di tutti in modalità libera e gratuita".
Sulle proposte avanzate dal governo il dirigente ritiene che siano carenti riguardo alla produzione di contenuti digitali (a proposito, che fine ha fatto il decreto dell'ex ministro Carrozza?), mentre giudica molto positiva l'introduzione del coding (insegnamento dei rudimenti della programmazione) fin dalla primaria.
"E' un modo per affrancarsi dalla rincorsa all'ultimo ritrovato tecnologico - dice - E poi finalmente si torna a fabbricare qualcosa! Lo studente viene visto non più come un semplice recettore di contenuti, ma come un produttore all'interno di una dimensione collettiva della conoscenza".
In questa direzione va anche la proposta governativa di agganciarsi al movimento dei FabLab, laboratori di fabbricazione dove grazie alle stampanti 3D si è in grado di sfornare prototipi o oggetti di piccole dimensioni a costi relativamente bassi.
"La ritengo positiva, purché non significhi solo seguire una moda", commenta il dirigente, i cui riferimenti pedagogici sono Mario Lodi, don Lorenzo Milani e Loris Malaguzzi.
Fin qui l'intervista ad Alberto Ardizzone, di cui spero di essere riuscita a trasmettere l'autentica passione da cui è animato per il mondo educativo e per la "buona tecnologia".
Se mi è concesso in coda esprimere un'opinione personale ritengo che la proposta governativa sia abbastanza deludente riguardo all'uso delle tecnologie in ambito scolastico soprattutto per gli ordini di scuola secondaria (primo e secondo grado).
Alcune sperimentazioni in atto nelle scuole sono molto più avanzate rispetto a quello che è stato messo sulla carta, forse sarebbe bene che il ministero competente ne prendesse atto recependo quello che di buono è stato fin qui realizzato e facilitandone la trasmissione e l'estensione ad altre realtà scolastiche.
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