Magazine Diario personale

Non posso piacere a tutti, ma devo amarmi

Da Patalice
Non posso piacere a tutti, ma devo amarmiAlla fine le calze a rete le ho comprate.
Lo dico per togliere quel po' di credibilità che avevo ancora (!?).
E niente, forse è stato l'accenno di primavera anticipata, che ovviamente mi ha colta in un pomeriggio di collant di lana e dolcevita pesante; o, forse ancora, è l'avvicinarsi del 32esimo compleanno, che nonostante manchino 2 mesi, si fa già sentire; oppure sarà stato il ciclo, (che noi donne possiamo usarla sta carta, perché non usarla?) fattostà che ho fatto l'insano gesto.
Non le ho ancora usate, indecisa tra versione giovane (jeans strappato e strappone) e versione porca (tubino nero da segretaria che ti rifà i connotati oltre che i conti!).
Fine della parentesi fashion.
Aperta, ma subito chiusa quella che vi informa che su Vanity Fair di questa settimana, quello con sopra il Fedez e la Ferragni desnudi, c'è una mia lettera che è stata molto apprezzata, e mi ha fatto giungere molta solidarietà e molti complimenti, ergo se volete aggiungervi alla lista di estimatori, fate pure, e non lesinate; spalanchiamo la porta del gossip.
Non credo sia uno spoiler dire chi sia il vincitore dell'ultima edizione di Masterchef, ma se non lo sapeste a trionfare è stato Valerio, il diciottenne emiliano, che con un menù che io nemmeno saprei ordinare al ristorante, ha conquistato i palati di Cracco & company.
Al di là del fatto che mi era molto simpatico, Valerio mi ha colpito perché dal primo giorno sapeva avrebbe vinto.
Non posso piacere a tutti, ma devo amarmiEccesso di sicurezza data dalla giovane età?Smania di onnipotenza di 18 anni appena?Consapevolezza smodata?Bah, tutto può essere... fatto sta che questo prendere atto dei propri mezzi, ad un livello che ha tutto il vigore post adolescenziale, ma anche tutto il guizzo del genio dotato di un talento non discutibile, lo ha condotto alla vittoria.
Lui sapeva che avrebbe vinto, ed ha vinto.Punto.
Ne penso tutto il bene possibile di questa cosa.Io che a 18 anni mi chiedevo se mettere la gonna o i jeans, per andare a ballare, guardo a lui, che decideva di vincere Masterchef, e si faceva in quattro per riuscirci.
Se non crediamo noi nei nostri sogni, e nelle nostre possibilità e capacità, chi cavolo può farlo?
Nell'era del social media, dove ci scanniamo per ottenere un like, che quando arriva, ci da la misura della nostra stessa persona, c'è chi scommette ed investe su di se, e vince.
È una persona che non rappresenta il prototipo di figo alla "tronista" di "Uomini e Donne"; non si mette in luce per la maleducazione che diventa appelle; non buca lo schermo con l'aggressività o il gesto eclatante; è un giovane uomo che ha un grande sogno, al quale approdare da un meraviglioso trampolino, che si è scelto e costruito con una tenacia tale, da far impallidire le persone come la sottoscritta. 
Io, che il difetto che mi rappresenta meglio è l'inconcludenza, mi faccio piccola piccola di fronte ad una grinta tanto tanto caparbia, e mi domando e chiedo: come si fa a imparare la costanza per inseguire i propri obiettivi? Basta davvero crederci strenuamente, perché essi diventino verità?

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