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non tutti i sogni son desideri ovvero quando il gelato non era neanche un sogno

Da Sallychef

gelato alla melanzana
con cialda croccante di Parmigiano Reggiano

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“La tua ricetta “Gelato alla melanzana con cialda croccante al Parmigiano Reggiano” è tra le migliori trenta selezionate dalla giuria di chef stellati appartenenti all’associazione Chef to Chef emiliaromagna cuochi e, a novembre, verrà pubblicata  nel nuovissimo ricettario “4Cooking” dedicato alla Parmigiano Reggiano Chef 2015″ :)

Tra la fine del 2015 e i primi mesi del nuovo anno ho festeggiato molti traguardi, tra questi: i tre anni del blog, ventidue anni con Il Tuttopensare e i miei recenti cinquantaquattro anni, per un totale di settantanove candeline :)  Soffiando soffiando, qualche desiderio l’ho espresso anche io, ma quanto fiato ci vuole!! Molti si sono realizzati, per merito mio o grazie al fato non saprei dire, forse perchè erano fattibili, al contrario dei miei sogni che sono esagerati. Sognare in grande senza risparmiare, lasciare libera la mente e la fantasia questo è il mio mantra. Che poi succede di vederli  avverare, pur non essendo desideri. Coltivare le proprie speranze senza la paura della delusione è un atto di fiducia in noi stessi, come fosse il carburante che alimenta cervello e corpo a percorrere il sentiero verso un traguardo.

E sono visioni improvvise che per un istante ci proiettano in altre dimensioni e ci rendono consapevoli delle nostre capacità, come ha raccontato la mia amica: “guidavo sulla Pontina (strada triste e vuota) e improvvisamente mi sono vista in toscana, io, da sola nel mio casale, nella mia locanda …… forse non è un sogno, ma quello che dovrei fare” Che immagine suggestiva, che sia il futuro per la mia cara amica? Io le auguro di attuare la sua aspirazione, anche se oggi a lei è sembrato un sogno :)

E poi ci sono i “motivatori”, che siano persone, libri o slogan, ci colpiscono e accendono un pensiero che  ci attiva, strappandoci al naturale torpore della nostra mente.

Cosa sono, infine, i sogni? La forma astratta della nostra creatività e noi dovremmo dargli sostanza.

Forse il desiderio di Caterina era di avere un matrimonio in cui stupire i commensali con qualcosa che non avrebbero mai sognato

Le nozze di Caterina De Medici Il gelato artigianale: prezioso gioiello italiano 

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1533, era l’alba a Marsiglia. Dalla finestra più alta del palazzo, Caterina De Medici osservava sorgere il sole. Era un giorno importante, il vestito delle nozze era appoggiato sul grande letto a baldacchino. Una grande cerimonia l’attendeva e la sua vita non sarebbe stata mai più come prima: promessa sposa di Enrico d’Orleans, sarebbe stata la regina di Francia.  
Il colpo di scena che aveva in serbo per i nobili della corte francese avrebbe lasciato i presenti a bocca aperta ma voleva aspettare ancora, godersi l’attimo in cui tutto era sospeso. Ripensò divertita al giorno prima, quando, straniera in terra francese, era approdata con una flotta carica di tappeti e gioielli preziosi sulle coste di Marsiglia. Un ingresso trionfale nel cortile del palazzo reale, al seguito di dame, damigelle d’onore, paggi, guardie pontificie e una piccola corte di gentiluomini, a cavallo di una splendida puledra bardata d’oro e argento, aveva messo a tacere le voci malevole sulla sua crudeltà e persino le accuse di stregoneria.
Aveva portato con sé il suo  fidato Renato Bianco, o Renè le Florentin, come lo chiamava il popolo di Firenze. Profondo conoscitore delle essenze e delle erbe profumate, aveva creato per lei delle sfere preziose intagliate nell’oro, i melograni odorosi, che avvolgevano la regina un una nuvola di profumo: i francesi ne erano già innamorati.
La sovrana aveva progettato il banchetto nuziale con estrema cura, portando con sé un gruppo di cuochi e pasticceri e ideando personalmente un menù speciale: la cucina toscana, coltivata con amore nella corte medicea avrebbe incontrato le preziose ricette francesi. Bechamelle, arricchita da una farina di grana più fine e olio toscano al posto del burro; zuppa di cipolle; crepes, omelette e una deliziosa Canard a l’Orange. Il pranzo volgeva al termine e gli ospiti erano sazi dopo il ricco pranzo. Tutte le portate principali erano state consumate, gli invitati conversavano piacevolmente. Caterina si alzò in piedi. Ad un leggero cenno della sua mano, una schiera di camerieri fece il suo ingresso nel salone, reggendo sontuosi vassoi d’argento. Ne depositarono uno davanti ad ogni ospite, senza aprire il coperchio.  I bisbigli della corte si trasformarono in frastuono, gli invitati volevano sapere che cosa contenessero quegli scrigni misteriosi. Allora la regina parlò:
– Sudditi del reame di Orleans e gentili ospiti, forse ancora non conoscete la fama che mi precede, ma ho voluto che a parlare per me fosse un tesoro creato a Firenze da un artigiano della mia corte, che oggi vi offro in dono. –
In quel momento i coperchi furono sollevati e gli invitati assaggiarono una pietanza mai provata prima.
La prima sensazione era il freddo, che avvolgeva il palato, seguito subito dopo dalla dolcezza; la panna morbida come velluto sulla lingua, poi giungeva inaspettato il sapore acido della frutta. Tutti gli ingredienti erano perfettamente miscelati tra loro fino a fondersi in un unico gusto. Ghiaccio, panna, zabaione e frutta erano i segreti di quel gioiello per il palato, perfezionato in ore di esperimenti. Il dolce conquistò tutti i presenti, e ben presto anche le gole e i cuori del popolo francese.    

Jacopo di Chim”, 1600

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