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Obama torna in Africa: Mandela e affari le priorità

Creato il 28 giugno 2013 da Retrò Online Magazine @retr_online

Dopo quattro anni dalla prima volta, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama torna in Africa, assieme a tutta la sua famiglia. Un

Foto South Africa The Good News, licenza CC BY

Foto South Africa The Good News, licenza CC BY

viaggio che comincia oggi e durerà sei giorni, il tempo di fare visita a tre Paesi: Senegal, Sudafrica e Tanzania. Un itinerario che si profila simbolico da un lato, politico-economico dall’altro.

Investimenti e affari. Se la visita in Sudafrica non può che rimandare alle gravi condizioni di salute del Madiba, non si deve trascurare l’importanza strategica del viaggio: gli scambi commerciali tra Usa e Africa hanno raggiunto quota 95 miliardi nel 2012; meno della metà rispetto ai 200 miliardi fruttati da Pechino, che sembra aver creduto molto di più nelle potenzialità del continente più ricco di risorse al mondo. Così, a intervallare le tappe simboliche e emotivamente più significative della visita, Obama ha in agenda incontri importanti con esponenti del mondo degli affari. “There are actually some significant economic growth opportunities taking place, and we believe that if we can invest in Africa now, that’ll be good for the African continent, but ultimately that’s going to be good for the United States because we can break into significant new export markets”. Queste le parole del comunicato della Casa Bianca, incentrate dunque sulle potenzialità commerciali e sugli investimenti che il presidente Obama ha intenzione di portare avanti nel suo secondo mandato.

Simboli. Allo stesso tempo però un viaggio ricco di significato, come la tappa all’isola di Goree – Senegal – dove la famiglia Obama visiterà la Maison des Esclaves, museo dedicato a tutti gli schiavi neri spediti nelle Americhe durante il colonialismo. E ancora, nella giornata di domenica, sosta obbligata a Robben Island, isola-prigione che tenne isolato il Madiba per 27 lunghi anni. Proprio dell’incontro con lo storico leader sudafricano – Nelson Mandela – si è a lungo parlato. Ma ad oggi sembra impossibile pensare a un’effettiva visita. Il Madiba è in terapia intensiva e le sue condizioni risultano sempre più gravi. Il Ministero delle Relazioni internazionali di Pretoria ha infatti dichiarato che sarà difficile consentire alla famiglia Obama di salutare Mandela così come avrebbero voluto, poiché l’indisposizione del leader non lo permette. Potranno unirsi alla folla che si è raccolta dinanzi all’ospedale e che prega affinché questa sia ancora una delle tante lotte del Madiba, non l’ultima. Lettere, foto, disegni, fiori colorano un tappeto di speranza a ridosso dell’edificio, ma la notizia dell’annullamento del viaggio in Mozambico da parte del presidente Zuma è un indizio purtroppo non trascurabile.

Obama terrà anche un discorso nell’università di Città del Capo, luogo simbolo dove nel 1966 Robert Fitzgerald Kennedy celebrò l’importanza della lotta alla segregazione razziale, mentre Michelle Obama parlerà di diritti delle donne e dei giovani durante alcuni meeting indipendenti. In Tanzania, ultima tappa del tour africano, appuntamenti prevalentemente di affari.

Duplice binario. Un viaggio, dunque, che corre lungo un duplice binario, simbolico e commerciale. Entrambi, tuttavia, finalizzati allo stesso obiettivo: quello di dimostrare al continente africano l’interesse che è mancato nel corso di tutto il primo mandato, quando il presidente Obama, acclamato in Africa come un talismano, aveva in parte disatteso le grandi aspettative. Questa però sembra essere un’importante seconda chance. Purché agli interessi commerciali ed economici si accompagni sempre quel sogno di giustizia e uguaglianza che hanno dato forma al “Lungo cammino verso la libertà” a cui anche Obama – come sostenuto nella prefazione all’autobiografia di Mandela – dice di aver sempre creduto.

Articolo di Virginia Giustetto


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