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Omeopatia. Alcune Conferenze di Kent... cent'anni dopo

Creato il 19 dicembre 2013 da Informasalus @informasalus
CATEGORIE: Omeopatia , Recensioni
kent
'Era pura follia per Kent ricercare la causa materiale di un disordine che non era altro che spirituale. Partire dalla fine per arrivare all'inizio era completamente sbagliato'

Si può comprendere il pensiero di Kent senza conoscere per nulla Emmanuel Swedenborg? Questo è sempre stato uno dei temi più discussi tra gli omeopati.
Spesso la conclusione di tali discussioni portava alla considerazione che Kent rimane una delle vette del pensiero omeopatico di tutti i tempi anche se condizionato dalla filosofia e dalla impostazione di Swedenborg tuttavia senza mai approfondire le ragioni di tale stretta corrispondenza. Uno dei pregi del testo appena uscito per Salus Infirmorum che riadatta in termini moderni le conferenze omeopatiche di Kent è proprio il tentativo di rispondere in modo più approfondito alla domanda iniziale. Tra i testi fondamentali dell'omeopatia occupano un posto di primo piano le Lezioni di Filosofia Omeopatica di Kent, che derivano dalle conferenze tenute dal maestro di omeopatia oltre un secolo fa. La Societè Hahnemannienne de Normandie ha ricostruito e riadattato con il linguaggio attuale le conferenze originali di Kent cercando di rendere più fruibile il messaggio del testo.
Nella introduzione al testo da parte del dottor Jean Jaques Veillard vi è una ampia descrizione delle radici culturali di Kent per apprezzare meglio il significato delle conferenze stesse. Partendo da Hahnemann e dal vitalismo egli affronta poi il tema della religiosità di Kent e di come la figura di Swedenborg potesse condizionare il suo pensiero. Nello sforzo di modernizzare l'omeopatia e di rendere una veste scientifica e moderna purtroppo sono state sempre più dimenticate e messe in secondo piano le radici culturali da cui originano e sono alimentate le conoscenze e le possibilità terapeutiche della omeopatia. La conquista di una credibilità scientifica non deve troncare, però, le radici del pensiero omeopatico, correndo il rischio di far crollare tutto l'albero da cui originano i frutti delle guarigioni che si verificano sotto i nostri occhi riguardo ai pazienti che si curano con l'omeopatia.
L'omeopatia non è e non sarà mai una medicina come le altre. Sebbene al giorno d'oggi ci sia chi mette in dubbio perfino la esistenza stessa della omeopatia per affermare una logica esclusivamente commerciale, la rincorsa alla validazione delle autorità non deve arrivare a cancellare e a ridicolizzare la storia e le radici culturali omeopatiche pena il rischio di banalizzare e rendere impossibile il compito del medico che viene descritto dal'incipit dell'Organon di Hahnemann: compito unico e altissimo del medico è render sani gli uomini malati, ciò che si dice guarire.
E' dunque fondamentale soprattutto da parte delle nuove generazioni di omeopati riscoprire e portare nuova linfa al messaggio dei grandi omeopati. La rilettura delle conferenze di Kent filtrate attraverso una maggiore comprensione delle sue radici culturali ne permette un approfondimento che ne fa apprezzare a pieno la grandezza del suo pensiero di medico e di uomo. Per questo il lavoro di Veillard e collaboratori è molto apprezzabile.
Sebbene l'omeopata francese arrivi ad una semplificazione forse eccessiva e ad una separazione che non ha alcuna ragione di essere tra il pensiero e la tecnica di Kent, tuttavia l'introduzione ha il pregio di affrontare con cognizione di causa il rapporto tra Kent e Swedenborg.
Il grande svedese vissuto a cavallo tra il 1600 e il 1700 è stato un ricercatore eccezionale, conoscitore di 12 lingue, si applicava a moltissime discipline ed è stato uno dei più grandi scienziati della sua epoca. Era celebre in tutta Europa ed anche Emmanuel Kant aveva stima e scrisse un libro sulla sua figura.
Partendo da una concezione materialista e scientifica ha raggiunto nella seconda parte della sua vita le vette della spiritualità. Tutto il movimento religioso che portò alla nascita delle chiese swedenborghiane, di cui Kent era un seguace, ebbe origine dopo la sua morte e Swedenborg non ebbe alcun vantaggio economico dalla sua attività. Nel corso della sua vita l'obiettivo principale di Swedenborg fù sempre la ricerca della verità ovunque questa ricerca lo potesse condurre. Dopo essere stato uno dei più grandi ricercatori scientifici del tempo, inventore di strumenti e macchine dai molti usi e dimostrando sin dall'inizio una grande versatilità scrivendo in latino, come anche Hahnemann era solito fare nei suoi primi scritti, divenne uno dei più grandi mistici di tutti i tempi con capacità eccezionali.
La sua visione del mondo spirituale incise profondamente nella religiosità americana del secolo successivo. E' indubbio che molte delle frasi più celebri di Kent siano profondamente intrise della sua sensibilità e visione del mondo. Secondo Swedenborg il mondo naturale e quello spirituale sono strettamente correlati ed il primo non è che il riflesso del secondo attraverso la legge delle corrispondenze.
Si comprende allora come Kent vedesse della Psora la origine spirituale e immateriale, ben lontana dalla visione microbiologica elaborata da alcuni omeopati del pensiero di Hahnemann.
Era pura follia per Kent ricercare la causa materiale di un disordine che non era altro che spirituale. Partire dalla fine per arrivare all'inizio era completamente sbagliato. Proprio attraverso Swedenborg Kent era riuscito a cogliere le cause iniziali immateriali e spirituali, che Hahnemann aveva indicato nel Trattato delle Malattie Croniche, e a descriverle mirabilmente nelle sue conferenze sulla filosofia omeopatica.
L'omeopatia ha le sue radici e fondamenta in questi testi ed è impossibile separare il pensiero di Kent, al quale dobbiamo tanto come omeopati, da queste basi. In ogni caso nelle conferenze di Kent molte delle sue espressioni si possono apprezzare a pieno solo attraverso Swedenborg e la sua visione del mondo immateriale. Sebbene la mentalità scientifica più materialistica allontani sempre di più dalla filosofia omeopatica, i concetti di guarigione e di malattia debbono necessariamente passare attraverso una visione più ampia che comprenda necessariamente la componente spirituale più profonda.
Le due cose non sono per nulla in contrasto ma la materia e lo spirito sono strettamente collegate dalla legge delle corrispondenze che Swedenborg aveva illustrato mirabilmente descrivendo una verità immutabile presente anche in popoli di antichissime origini. Avendo un origine spirituale e metafisica le leggi di Swedenborg sono alla base di tutte le espressioni più caratteristiche di Kent che spesso vengono citate nelle lezioni di omeopatia. La stessa similitudine, principio di tutta la omeopatia ha nella legge delle affinità di Swedenborg una strettissima correlazione. Anche il significato delle diluizioni ascendenti di Kent potevano avere nella spiritualità di Swedenborg un significato ben più profondo.
Per ritornare alla domanda di partenza ci sembra che in effetti il pensiero di Kent non possa essere compreso appieno in tutte le sue sfaccettature e complessità se non attraverso Swedenborg.
Se consideriamo Kent una delle vette della omeopatia non possiamo ignorare del tutto la profonda influenza che su di lui ebbe il mistico svedese. Per questo il testo delle conferenze di recente pubblicato permette attraverso una ampia introduzione di collocare con precisione le basi da cui sorge la sensibilità di Kent consentendo di apprezzare a pieno la profondità dei suoi ragionamenti. Sebbene gli autori concludano che non si possa riprendere in pieno i concetti di Swedenborg per lo sforzo di modernizzazione della omeopatia, comunque rischiosa nella sua possibile eccessiva semplificazione, tuttavia proprio per il recupero e la valorizzazione delle basi più importanti e profonde della omeopatia stessa non ci sembra possibile né, in fin dei conti nemmeno utile, trascurare una così importante visione del mondo.
Se le leggi della omeopatia sono immutabili ed eterne, allora le vette del pensiero omeopatico di tutti i tempi non possono essere trascurate o tanto meno banalizzate, asserendo che possano avere solo un interesse storico. La guarigione di un paziente si verifica sempre prima di tutto sul piano immateriale con tutto ciò che questo comporta. Come omeopati dovremmo sempre tenerne conto.
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