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Orlando furioso di Ludovico Ariosto (Calvino)

Creato il 14 aprile 2017 da Athenae Noctua @AthenaeNoctua
L'Orlando furioso è il poema del labirinto del mondo. Nei suoi anfratti si celano, per rivelarsi poi in molteplici e sfuggenti forme, tutte le vite, tutte le storie, gli oggetti, le esperienze, i sentimenti, i valori e le avventatezze del genere umano. Era naturale che una simile opera, che meriterebbe un'attenzione pari alla Divina Commedia anche a livello scolastico, attraesse il grande maestro della narrativa labirintica italiana del Novecento: Italo Calvino.
 Orlando furioso di Ludovico Ariosto (Calvino)Ammaliato dal poema di Ludovico Ariosto, Calvino ha riprodotto in molte parti della propria produzione situazioni e suggerimenti del letterato ferrarese, imitandone l'arte narrativa e rendendola perfettamente calzante alle esigenze e al racconto dell'era contemporanea, dimostrandoci quanto questo classico sia eterno. Di qui geniali operazioni quali la trilogia I nostri antenati (formata da Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente), che ne ripropone personaggi e sequenze, come quella di Cosimo Piovasco di Rondò folle per amore o la sfilata dei paladini fra cui spicca Bradamante, Il castello dei destini incrociati, mirabile traduzione dell'enteralcement ariostesco e Se una notte d'inverno un viaggiatore, il romanzo della ricerca per eccellenza. Ma, a ben guardare, in ogni libro di Calvino potremmo scorgere i segni di questo legame.
Del resto, come scrive lo stesso Calvino in uno dei due capitoli dedicati al Furioso nel saggio Perché leggere i classici, «l’Orlando furioso è un poema che si rifiuta di cominciare e si rifiuta di finire», la cui scia narrativa, così come inizia al di fuori delle ottave ariostesche, nell'Innamorato di Boiardo, nelle Chanson de geste e nelle mitologie europee antiche e medievali, allo stesso modo prosegue al di fuori di esse, approdando alla letteratura più recente.
La lettura che Calvino fa del Furioso è, essenzialmente, un racconto vivace in prosa, intervallato da una selezione di ottave del poema. In poche pagine e con un ritmo fluido che rende la lettura chiara e piacevole, l'autore restituisce l'essenza dell'opera ariostesca, senza che, però, il riassunto diventi sommario, carente, superficiale. Al contrario, ogni capitolo illumina un personaggio o più personaggi, indaga i particolari del loro carattere, scava nelle loro storie, dipana gli intrecci e offre un commento profondo ai versi.
Calvino parte dal valore che l'Orlando furioso ha avuto per la società che lo ha commissionato e che in essa ha voluto rispecchiarsi, presentando i propri valori, le proprie fantasie, i propri fasti. Si tratta della corte ferrarese, che nelle vicende di Ruggiero e Bradamante scorgeva le proprie origini e che, nell'intricata vicenda dei paladini e dei loro travagliati amori, aveva modo di ripercorrere, come in un'immensa galleria di ritratti e paesaggi, il mondo delle proprie letture, dei propri svaghi e delle proprie arti, di recente esibiti nella mirabile mostra Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi.
Orlando furioso di Ludovico Ariosto (Calvino)
Quello d’Ariosto è il gioco d’una società che si sente elaboratrice e depositaria di una visione del mondo, ma sente anche farsi il vuoto sotto i suoi piedi, tra scricchiolii di terremoto.
Italo Calvino si sofferma sui personaggi, sulle storie che scaturiscono una dall'altra, sui legami inimmaginabili, sulle raffinatezze delle descrizioni e sui variegati ritmi e stili cui si piega, malleabile come una pasta dolce, l'ottava ariostesca. Eccezionali sono le sue caleidoscopiche immersioni nelle rassegne geografiche e nelle riviste delle truppe, strabiliante il modo in cui, da una pagina all'altra, ci troviamo nel labirintico castello del mago Atlante, una mera illusione di vapori e di immagini, e, subito dopo, in volo sull'ippogrifo assieme al fianco di Astolfo, a rovistare nel suo armamentario di oggetti incantati e ad ammirare dall'alto le coste, i monti e i fiumi d'Europa, Asia e di terre esotiche che traducono nel poema l'entusiasmo e la curiosità per le scoperte geografiche nell'epoca della sua composizione. Il poema di Ariosto e la narrazione agile che Calvino offre anche a coloro che a fatica sosterrebbero interi canti in ottave ci rappresentano un universo sterminato, in cui si fondono ambienti leggendari e territori appena impostisi all'attenzione degli Europei; al contempo tale molteplicità è calata in un campo di gioco che equivale, fondamentalmente, ad una grande scacchiera, dove ciascun personaggio ha un proprio repertorio di mosse e vi si attiene secondo la strategia imposta dall'autore, inseguendo una donna amata, un cimelio perduto, un'arma micidiale, un nemico con cui confrontarsi per affermare il proprio valore.Il Furioso è il poema della ricerca, nel quale Orlando non è che uno dei molti paladini erranti, uno dei tanti inneschi di una carambola narrativa che potrebbe continuare all'infinito, se solo volessimo rilanciare, ottava dopo ottava, qualche suo particolare.
Siamo in un mondo in cui non si perde mai niente, ma in cui nessuno è mai l’unico possessore di una cosa. Nella confusione della guerra, armi cavalli, arnesi continuano a passar di mano in mano, ognuno col suo nome e la sua storia e le sue caratteristiche inconfondibili, e si porta dietro una coda d’interminabili contese.

Orlando furioso di Ludovico Ariosto (Calvino)

Gustave Doré, illustrazione per il canto X

E arriviamo dunque al vero valore di questo libro: Calvino ha la preziosa capacità di rendere chiaro e perfettamente visualizzabile il complesso montaggio narrativo e narratologico del poema. Il termine entrelacement è certo un tecnicismo a cui tutti gli studenti si sono assuefatti e che non sempre si riesce a tradurre nell'individuazione di un verso o di un'ottava che ne sintetizzi la presenza. Calvino riesce a rendere questa tecnica evidente e ad esibirne la struttura, come mettendola a nudo: fornisce solo pochissimi esempi e una pura immagine per illustrare quell'espediente che lui stesso ha praticato ne Il castello dei destini incrociati, nel quale, storia dopo storia, giungiamo alla ricomposizione di un intreccio di carte e di racconti. Italo Calvino sa spiegare il policentrismo e la sincronia dell'Orlando furioso perché ha penetrato il segreto stesso del genio di Ariosto e desidera ardentemente condividerlo con il suo lettore. Ancora una volta, leggendo queste sue pagine, dobbiamo rammaricarci di aver perduto troppo presto un così acuto lettore e interprete, oltre che un raffinato scrittore, che ci offre la certezza di poter ancora scendere nelle pieghe del poema rinascimentale per trarne nuove letture e far continuare in eterno la storia di Orlando e dei suoi compagni.
Definire sinteticamente l’Orlando furioso è dunque impossibile, perché non siamo di fronte a una geometria rigida: potremmo ricorrere all’immagine d’un campo di forze, che continuamente genera al suo interno altri campi di forze. Il movimento è sempre centrifugo.
C.M. Articolo originale di Athenae Noctua. Non è consentito ripubblicare, anche solo in parte, questo articolo senza il consenso del suo autore e senza citare la fonte.

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