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Papa Francesco: quei silenzi imbarazzanti sulla dittatura argentina

Creato il 14 marzo 2013 da Eldorado

Sarà difficile scrollarsi di dosso, per il primo papa sudamericano, l’accusa di collusione con la dittatura argentina. Jorge Bergoglio, Francesco I, non ci ha mai provato veramente, se non in un’intervista del 2010 –poi pubblicata nel libro ¨El Jesuita¨- dove giustificò il suo silenzio sui tristi fatti del regime ¨per non aver voluto favorire nessuna delle parti in causa¨.
L’allora cardinale Bergoglio aveva deciso di parlare in risposta soprattutto alle accuse lanciategli dal giornalista Horacio Verbitsky, in alcuni dettagliati reportage sul ruolo della Chiesa cattolica argentina durante la dittatura, reportage che lo chiamavano direttamente in causa. Verbitsky citava la testimonianza del padre gesuita Orlando Yorio che accusava Bergoglio di aver censurato il suo lavoro pastorale nei quartieri poveri di Buenos Aires, per giudicarlo sovversivo, una posizione questa che, in pratica, assieme a due confratelli, lo consegnò agli sgherri del regime.
Di tutt’altro tenore la versione del prelato: Yorio e gli altri due gesuiti erano caduti in un rastrellamento della polizia segreta e solo grazie alla sua intercessione vennero liberati cinque mesi più tardi. La polemica dura da anni in Argentina, in Italia si conosce appena. Così come il fatto che il nome di Bergoglio è rimbalzato più volte nelle aule dei tribunali argentini: l’organizzazione delle Abuelas de Plaza de Mayo ha richiesto più volte al cardinale di comparire davanti al giudice per dichiarare sul caso dei bambini rubati dalla dittatura. Bergoglio, infatti, sarebbe stato a conoscenza della triste pratica del regime e, con il suo silenzio, l’avrebbe approvata. Un silenzio costante sugli abusi della dittatura, che contrasta con le dichiarazioni del cardinale che dice di aver invece nascosto vari ricercati e di aver aiutato almeno un catechista perseguitato ad espatriare. Proprio ¨El Silencio¨ è il titolo del libro che Verbitsky ha dedicato a quegli anni e nel quale la figura di Bergoglio ne sale macchiata: una sorta di collaborazionista, colluso con il regime. Il prelato si è finalmente presentato in tribunale nel novembre 2010, nel megaprocesso dell’Esma, obbligato a comparire dopo essersi negato per ben tre volte di dichiarare. La sua testimonianza è stata una smentita pubblica, che ha smontato la tesi di Yorio, che però non può ribattere perché nel frattempo è morto. Tra le altre cose, Bergoglio ha affermato che all’epoca dei fatti era giovane per contare qualcosa nella gerarchia ecclesiastica (cinquantenne alla caduta della dittatura) e poter quindi intercedere come avrebbe voluto sulle autorità militari. La sua biografia ci dice, però, che nel 1969 a soli trentatrè anni, Bergoglio era già ai vertici dei gesuiti e la politica lo interessava al punto da appoggiare pubblicamente La Guardia De Hierro, un gruppo di estrema destra che chiedeva il ritorno di Perón.  
Una cosa è certa. La chiave di lettura dell’elezione di Bergoglio al soglio pontificio è una risposta politica della Chiesa cattolica all’America latina che guarda al riformismo. Quasi un déjà vu, quando il conclave elesse Giovanni Paolo II in una scelta che fu, di fatto, una reazione conservatrice alla Teologia della liberazione che stava infiammando Centro e Sudamerica. Bergoglio garantisce la continuità dopo Wojtyla e Ratzinger: contro l’eutanasia, contro i matrimoni omosessuali, contro l’aborto, contro i contraccettivi, è il perfetto rappresentante della Chiesa chiusa in sè stessa. Una Chiesa al maschile naturalmente: ¨l’ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l’uomo è l’essere politico per eccellenza¨ dichiarava nel 2007, piccato per la candidatura della Kirchner alla presidenza. Bergoglio ha preso posizione anche sulla povertà, denunciandola come una violazione ai diritti umani e criticando la situazione dell’argentina kirchnerista, che permette la fuga di capitali e delle persone. Ha scritto al proposito un’accorata difesa della dignità della vita umana, ¨Las deudas sociales de nuestro tiempo¨, che denuncia le differenze sociali che premiano il ricco che fugge alla giustizia e condannano il povero che chiede un posto di lavoro. Bergoglio, muto per anni di fronte agli abusi e soprusi della dittatura, ha improvvisamente trovato, in democrazia, la voce.


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