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Penis Captivus e Cibi contaminati: gli Hoax scientifici.

Creato il 13 aprile 2012 da Davide

Scorrendo i post degli amici su FB, me ne è subito balzato agli occhi uno che riportava al seguente link Cibi contaminati da metalli pesanti ecco l’elenco delle marche da evitare  (http://ilfattaccio.org/2012/03/06/cibi-contaminati-dai-metalli-pesanti-ecco-lelenco-delle-marche-da-evitare/). Leggendo l’articolo balzava subito agli occhi che era un hoax (burla, fandonia truffa diffusa via Internet) neanche tanto ben congegnata e mi sono chiesta come sia possibile che persone sane di mente e dotate di una certa cultura cadano in queste trappole e, peggio contribuiscano a diffonderle, creando quella Catena di Sant’Antonio della disinformazione che è lo scopo primo di chi ha ideato fuori l’Hoax.

L’Hoax scientifico è una sotto categoria degli Hoax, ben rappresentata in Internet. Esso si basa sulla scarsa conoscenza scientifica degli internauti, anche di coloro che pur avendo un buon titolo di studio sono digiuni di scienza, il che in Italia, visto il bassissimo livello delle conoscenze scientifiche scolastiche, significa la stragrande maggioranza della popolazione. Gli Hoax scientifici, a mio avviso, si possono suddividere in due categorie: quelli di “ambiente” medico e quelli legati alle scienze dure, soprattutto la chimica.

Spesso negli Hoax di tipo medico è palese l’intento burlesco da pesce d’aprile. Tra i più famosi Hoax vi è la sindrome del “Cello Scrotum” o Scroto del Violoncellista (rivendicato dagli autori) (http://en.wikipedia.org/wiki/Cello_scrotum/) che prendeva in giro il Guitar Nipple (Capezzolo del Chitarrista). Gli autori dello scherzo ritenevano che il Guitar Nipple fosse a sua volta uno scherzo. Il termine Guitar Nipple comparve per la prima volta in una lettera al British Medical Journal (27 April 1974 p-226) e la storia sembrava effettivamente fare il verso al Jogger’s Nipple una patologia documentata presso corridori su lunghe distanze che produce irritazioni e sanguinamento del capezzolo simili a quelle provocate dall’allattamento al seno.

Un altro Hoax famoso è il “Penis Captivus” (http://en.wikipedia.org/wiki/Penis_captivus/), un “crudele” scherzo che ho potuto verificare di persona dato che molti miei studenti maschi adolescenti regolarmente mi chiedevano informazioni in merito (ed erano tragicamente seri!!). Il “Penis Captivus” si basa sulla ancestrale paura psicanalitica e mitica della vagina dentata o “cannibale” e poggia la sua base “scientifica” (!) come particolare variante del vaginismo. Secondo la teoria del “Penis Captivus” i muscoli della vagina chiudono il pene in una morsa tale che è per il “malcapitato” impossibile uscirne.

Come si può notare da questi due esempi, gli Hoax di tipo medico sono spesso goliardici, eccezion fatta per quelle catene di Sant’Antonio che riguardano finti malati di cancro da aiutare (una lista delle più famose  truffe è qui: http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_cancer_victim_hoaxes/), o quelli che segnalano l’insorgenza di gravi malattie a causa dei vaccini. Per renderci conto dei danni causati da questa seconda categoria basta osservare la sentenza di un giudice di Rimini (n° 2010\148, Ruolo n°2010\0474; Cron. N° 2012\886; e http://ferrandoalberto.blogspot.it/2012/04/vaccini-e-autismo-incredibile-sentenza.html) che ha riconosciuto un collegamento tra vaccino MPR e autismo in base a un articolo sbugiardato, il cui autore, un medico inglese, è stato radiato dall’albo (http://medbunker.blogspot.it/2009/11/vaccini-innocui-o-velenosi-iii-parte.html).

La seconda categoria sono gli Hoax “chimici“, un campo dove l’ignoranza regna sovrana e il pregiudizio trionfa.

Il primo e più famoso Hoax su chimica e alimenti vide la luce nel 1976 (ben prima di Internet) e, visti i tempi, ebbe una diffusione sconvolgente. Il Volantino sugli additivi alimentari distribuito dall’ospedale di Villejuif (http://fr.wikipedia.org/wiki/Fichier:Tract_de_Villejuif_2.jpg; e http://www.olavia.com/hoax-additifs/ per il testo completo), in Italia tradotto spesso con Villarjuif, fu il padre di tutti gli Hoax sugli additivi inquinanti chimici. Il volantino, che passava di mano in mano attraverso fotocopie, ebbe una diffusione spaventosa e si suppone che almeno 7 milioni di persone in tutta Europa ne furono “esposti” e circa il 50% delle casalinghe francesi. L’autore dell’originale non fu mai scoperto, ma il danno fu enorme soprattutto per l’ospedale di Villejuif che ancora lotta contro la violenta diffamazione (http://www.igr.fr/fr/page/communique-sur-les-additifs-alimentaires_12/) e anche per i prodotti di cui invitava il boicottaggio, prima fra tutti la Coca Cola, probabilmente il vero obiettivo dell’Hoax, ma soprattutto per i piccoli prodotti locali associati nella denuncia per fare confusione. Il fenomeno del Volantino di Villejuif fu così imponente che divenne oggetto di studio (J. N. Kapferer “A Mass Poisoning Rumor in Europe”. The Public Opinion Quarterly, Inverno 1989, 53 (4): 467–481).

Ma perché il volantino ebbe quell’effetto e quella diffusione. A mio avviso il volantino aveva due punti di “forza”: l’antiamericanismo e l’antisemitismo. Il volantino infatti invitava chiaramente al boicottaggio di Coca Cola, Schweppes, Canada Dry e altre marche e aveva perciò una vasta platea che andava dall’estrema sinistra antiamericana (non dimentichiamo che nel 1975 chiude la guerra del Vietnam) alla destra francese gollista e nazionalista che aveva il suo “mito” in Asterix. La scelta poi del Centro di Villejuif (tra tanti ospedali e centri antitumori disponibili) vellicava inoltre anche i sentimenti antisemiti sia del pubblico di destra che di quello di sinistra, schierato a fianco della causa palestinese. Il nome Villejuif (tradotto letteralmente Città ebreo ovvero ghetto) permetteva un accostamento semiotico subliminale tra veleno, profitto ed ebrei che funzionava in ogni caso, sia che l’operazione riuscisse ovvero che la gente credesse al volantino (agli ebrei nessuno ha mai negato l’intelligenza brillante) sia che fosse sbugiardata ovvero che si scoprisse che era un falso (non si dice “falso come Giuda”). Il volantino ebbe una enorme diffusione anche in Italia, soprattutto nelle scuole superiori dove i soliti insegnanti di buona voglia, ma di scarsa cultura, lo diffondevano per primi tra gli studenti e fu sponsorizzato dalle prime riviste alternative di antimedicina dell’epoca. La sua diffusione ebbe un andamento carsico, scomparendo e riaffiorando negli anni ottanta fino a riesplodere su Internet. Il volantino di Villejuif che attaccava i “conservanti e gli additivi” nei cibi dava anche una giustificazione scientifica (!) alla chemiofobia e per un ideale di vita chemical-free (senza chimica) condensato nello slogan “ritorniamo alla natura – basta con l’industria e il progresso” che stava prendendo piede in quegli anni assieme ad un altro pilastro reazionario, il principio di precauzione. Nello specifico quale era l’astuzia del volantino? il fatto di porre le sigle senza mettere il nome del composto chimico o naturale cui si riferivano. Ad esempio veniva additato come pericolosissimo lo E330 che non è altro che l’acido citrico che si trova comunemente negli aranci, nei limoni etc. e che è un composto di fondamentale importanza nel ciclo di Krebs, il ciclo metabolico presente in tutte le cellule che utilizzano ossigeno nel processo della respirazione cellulare. In sintesi l’acido citrico è un composto fondamentale nel processo di degradazione dei carboidrati, dei grassi e delle proteine in anidride carbonica, acqua e energia chimica. Poiché la digestione e la respirazione sono indispensabili alla vita, non c’è bisogno di indicare quale bufala fosse il famigerato volantino. Perché l’acido citrico era stato classificato come il prodotto più pericoloso dall’ignoto boicottatore? Esistono molte ipotesi, personalmente ricordo che all’epoca l’acido citrico era presente nelle etichette della Coca Cola come E330 (derivante da succo di lime ed essenza di limone), perciò è probabile che il vero obiettivo della campagna diffamatoria fosse di boicottare la Coca Cola e tutto il resto fosse un danno collaterale. Resta comunque il fatto che nessuno dei divulgatori “in buona fede” del volantino si preoccupò di contattare la “fonte” dello stesso ovvero il Centro antitumori di Villejuif per sincerarsi della veridicità dello stesso. Tutti si ingozzarono la panzana felici e contenti e la diffusero (anche molti docenti di materie scientifiche!).

Un analogo Hoax anche se di minor danno fu quello collegato al boicottaggio della Palmolive per la presenza nei suoi prodotti del solito componente descritto come altamente cancerogeno. Fu il famoso comunicato sulla Palmolive e il Sodium laureth Sulphate, dove astutamente veniva descritta una fantasiosa quanto surreale telefonata tra l’autrice (?) dell’inchiesta e un avvocato (?!) della Palmolive, per garantire i gonzi che erano state fatte delle ricerche.

Un altro famoso Hoax “chimico” fu lanciato volontariamente nel 1990 (dopo la resurrezione su internet del famigerato volantino di Villejuif e di altre truffe scientifiche di varia gravità) per denunciare come la mancanza di cultura scientifica esponesse la gente (soprattutto i maniaci della cospirazione e di ogni dietrologia) a tragiche figuracce. L’Hoax in questione è il Dihydrogen Monoxide (Monossido di Diidrogeno) o DHMO (http://en.wikipedia.org/wiki/Dihydrogen_monoxide_hoax/). Il DHMO Hoax fu creato da Eric Lechner, Lars Norpchen e Matthew Kaufman, studenti dell’Università di California, nel 1990, ma divenne famoso quando uno studente di 14 anni, Nathan Zohner, lo presentò come caso di una sua ricerca scientifica intitolata “Quanto siamo creduloni?” nel 1997. Nathan Zohner raccolse numerose firme su una petizione che chiedeva di bandire la DHMO, che era parte di una azione di massa organizzata dalla Coalizione per bandire il Dihydrogen Monoxide. La petizione, astutamente congegnata, informava che il DHMO era il principale costituente delle piogge acide, produceva bruciature gravissime, era letale se inalato, era presente nelle cellule tumorali dei pazienti ammalati di cancro terminale e così via, e aggiungeva che malgrado ciò era utilizzato come solvente industriale, nelle centrali nucleari, nella ricerca sugli animali, nei pesticidi e nel cibo spazzatura. Quello che la petizione NON diceva è che Dihydrogen Monoxide è uno dei nomi dell’ACQUA secondo la convenzione IUPAC. Posso assicurare per esperienza personale che la suddetta petizione viene firmata bulgaramente da studenti e insegnanti delle scuole superiori di Padova quando opportunamente presentata, ovvero se presentata da una fonte “autorevole”.

La storia del DHMO Hoax ha creato anche il termine Zohnerism per riferirsi all’uso di informazioni scientificamente e matematicamente corrette per portare un pubblico scientificamente e matematicamente ignorante a conclusioni sbagliate.

Ma veniamo al comunicato da cui siamo partiti  Cibi contaminati e termovalorizzatori. Il tratto comune con i precedenti Hoax è che anche in questo caso chi mangia i prodotti citati si becca il cancro. Il comunicato è palesemente un Hoax e il suo scopo, neppure tanto recondito, vuol portare al boicottaggio di prodotti di marchi come Mc Donald, Lindt, Motta, Sanson, Barilla e altri prodotti più o meno di moda o abbastanza sconosciuti che vengono aggiunti per far sembrare la ricerca(!) super partes. Come si fa a vedere che è un Hoax? Per prima cosa il titolo “Un recente studio”. In nessun luogo, è mai citato né il titolo dello studio, né il nome degli autori, né dove è stato pubblicato né quando. Quando si trova una notizia con questa intestazione è come se l’autore dicesse “Vi prendo per i fondelli”. Questa vaghezza è l’equivalente scientifico di quelli che fanno phishing scrivendo “Caro Cliente, dacci il numero della tua carta di credito…”. Nessuna persona di buon senso cade ormai in questa trappola, ma nell’ignoranza scientifica e col pregiudizio ideologico che aleggia nel Belpaese, la stessa cosa in campo scientifico non suscita neppure un briciolo di sospetto. Chi sono i due scienziati di Modena, pronti a giurarlo, ma che restano anonimi? Anche qui i due scienziati (?) dichiarano di aver informato le ditte, ma che queste non hanno risposto. E perché mai avrebbero dovuto rispondere a quello che sembra più un tentativo di estorsione che a una comunicazione scientifica? Perché ogni scienziato sa quale è la prassi: pubblica, con nome e cognome e titolo accademico, i dati della ricerca su una rivista scientifica prestigiosa (o su Internet se nessuno la vuole) spiegando per filo e per segno metodologia di campionamento, metodologia di analisi e risultati (anche un comune telespettatore di CSI sa queste cose!). Nella pubblicazione scientifica non occorre mettere il nome delle marche (in Italia i periti chimici sono tenuti al segreto d’ufficio), basta la scritta campione A, B e così via. Se i dati sono rilevanti sotto il profilo penale (ovvero mostrano parametri che si discostano da quelli previsti dalla normativa italiana vigente) si fa denuncia alla magistratura e si segnala la cosa ai NAS, non si butta fuori un volantino anonimo su Internet! Questo si fa se i dati sono fasulli o taroccati come la stessa struttura del volantino dimostra.

Il “recente studio” accusa i termovalorizzatori come causa dell’inquinamento da metalli pesanti nei cibi elencati nella apposita lista. Ora qui c’è il trucco, infatti i termovalorizzatori non sono ovunque, ma in luoghi ben specifici, hanno dei filtri particolari (se sono a norma e non della criminalità organizzata sono particolarmente attenti proprio a bloccare i metalli pesanti) e l’area di ricaduta dell’eventuale particolato è facilmente definibile, perciò i prodotti inquinati devono provenire da luoghi ben specifici. Ora è evidente che, se non altro per motivi economici (costi di trasporto, magazzino, deperibilità delle materie prime e modo di produzione on demand), la farina con cui sono fatti i pandori Motta, i tortellini Fini, i biscotti Bistefani, proviene da differenti località e all’interno della stessa ditta da diverse fonti per una stessa partita di prodotti: ad esempio i Pandori di Natale. Nel caso di farine esse provengono da diversi mulini che ottengono le granaglie da diversi fornitori, perciò è impossibile che l’intero prodotto sia contaminato sempre e comunque. Altrettanto si dicasi degli hamburger McDonald. I McDonald sono dati in leasing e proprio per questo si servono localmente. La McDonald controlla che i prodotti siano fatti secondo dei particolari protocolli, ma chiunque sa che un hamburger mangiato al McDonald dell’EUR a Roma è molto diverso da quello mangiato a Padova e da quello mangiato a New York. Tutti con i metalli pesanti? al massimo, scientificamente parlando, dovrebbero esserlo quelli con carne proveniente da mucche che pascolavano presso i termovalorizzatori (accettando l’ipotesi scientificamente errata che gli inquinanti passino direttamente dall’aria all’erba e dall’erba alla carne del bovino indifferenti a ogni ciclo metabolico).

Un altro problema è la genericità dell’inquinante: cosa vuol dire metalli pesanti? è un termine generico che comprende tutto e niente e questa vaghezza è di per sé indice di frode. Facciamo un esempio sia il ferro che il mercurio sono metalli pesanti, ma mentre il ferro è tollerato fino a 200 microgrammo/Litro (1 microgrammo è uguale a un milionesimo di grammo), il mercurio deve essere al disotto di 1microgrammo/Litro (in Italia, in USA l’ordine di grandezza accettato è dell’ordine di un nanogrammo, ovvero un miliardesimo di grammo). Entrambi sono assorbiti dal corpo umano, ma in modi e organi diversi. Ora scrivere metalli pesanti è una boiata pazzesca. Quale metallo, in che stato di ossidazione, in che quantità e in che prodotto, questo dice una pubblicazione scientifica, che tra l’altro dovrebbe tener conto che molti “metalli pesanti” sono presenti nel corpo umano come “oligoelementi” ad esempio il ferro (emoglobina), lo zinco (assorbimento del complesso vitaminico B e componente dell’insulina), il manganese (catalizzazione degli acidi grassi, del colesterolo e delle proteine), il cromo (metabolismo del glucosio e nel trasporto e codifica delle proteine), tanto per citarne alcuni.

PER RICONOSCERE UN HOAX SCIENTIFICO IL PRIMO FATTORE E’ LA GENERICITA’.

Interessanti sono anche i commenti al “comunicato”. Buona parte degli intervenuti dimostrano di non aver letto, né tantomeno capito, il “messaggio”. Il blog è pieno di inviti a mangiare biologico e sano, e a chilometro zero, ma nessuno di quei cerebrolesi (a parte un tizio di Milano) si rende conto che, se mangi a kilometro zero prodotti biologici prodotti a pochi kilometri da un termovalorizzatore (che in base allo “studio” è causa dell’inquinamento), fai il pieno di metalli pesanti tutti i giorni e crepa di cancro che è una bellezza, almeno stando allo “studio”. Teoricamente hai più possibilità di sfuggire ai metalli pesanti, se mangi una delle marche di cui il volantino porta il nome perché statisticamente le materie prime provengono da differenti parti del territorio.

Concluderò con un evviva a Darwin! di questo passo la selezione naturale passerà non solo attraverso la selezione del più forte, ma anche attraverso quella del meno scemo, meno ignorante e meno ideologizzato. Prosit!


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