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Perché non si interviene in Siria?

Creato il 18 aprile 2012 da Davideciaccia @FailCaffe

Perché non si interviene in Siria?

  1. Fine delle violenze e ritiro delle truppe
  2. Apertura di un processo che coinvolga tutte le forze politiche
  3. Tregua umanitaria (2 ore a giorno)
  4. Rilascio arrestati
  5. Libertà di circolazione per i giornalisti
  6. Rispetto per le manifestazioni pacifiche del popolo

Questi sono i 6 punti del piano per la pace in Siria, redatto da Kofi Annan (già Segretario generale delle Nazioni Unite), ormai in vigore da un paio di settimane.

Il massacro di Homs, quello della moschea di Bilal, gli spari sui siriani che tentavano di passare il confine con la Turchia (confine già in precedenza minato) sono qui a dimostrarci che Assad ed il partito Alawita non danno troppo peso agli impegni assunti in sede internazionale.

Perché l’Occidente o la Lega Araba restano inermi, e continuano a negoziare con chi, del negoziato, non se ne può fregar di meno (e ne ha già dato prove in gran copia)?

Sono già 10000 le vittime della guerra civile, e qualcuno si inizia a chiedere quanti morti ci vogliono per fermare Assad, e come mai non si opti per un intervento della comunità internazionale sul “modello libico”.

In questo caso, è un po’ più difficile intervenire: la geopolitica richiede prudenza.

Il Medioriente è una polveriera pronta ad esplodere in qualsiasi momento, ed il precario equilibrio è frutto di una serie di fattori che portano, inevitabilmente, alle tensioni tra Israele ed Iran.

Cosa c’entra l’Iran?

Gli Alawiti (la fazione di Assad) sono una costola degli sciiti, la minoranza più ortodossa dei musulmani, che, oltre che in Siria, in tutto il mondo arabo, è al potere solo in Iran, che, guarda caso, è il grande finanziatore di Damasco, che, a sua volta, finanzia il movimento di Hezbollah in Libano, che “tiene sul chi vive” Israele.

L’Iran, inoltre, è minacciato dalla seria possibilità di un attacco militare Israeliano per via del programma nucleare, ed è uno dei più importanti Paesi produttori di petrolio (4°, con il 5,3% dell’estrazione globale nel 2009, e rappresenta oltre il 10% delle importazioni di greggio italiane), indi per cui è un attore piuttosto importante dello scacchiere internazionale ed è “protetto”, in funzione antioccidentale, da Cina e Russia, entrambi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Consiglio di Sicurezza ONU che, salvo iniziative unilaterali di bushiana memoria, autorizza interventi militari, no-fly zone, e via di seguito.

Inoltre, i ribelli siriani non sembrano in grado di prendere il sopravvento sui lealisti, e ciò induce a cautele ancora maggiori, da cui possiamo concludere che l’intervento internazionale sembra piuttosto improbabile, a differenza dell’ennesimo genocidio cui assistiamo inermi.


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