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Polveri sottili pm10, Cremona oltre la soglia d’allerta un giorno sì e uno no

Creato il 25 marzo 2015 da Cremonademocratica @paolozignani

Anche ieri la soglia d’allerta delle polveri sottili pm10 è stata superata: 59 milionesimi di grammo per metro cubo in circolazione nell’aria di Cremona. Facendo una rapida somma si è arrivati a 47 giorni circa di sforamento, ma quel che è peggio è che la statistica di fine anno sarà pesante e che la media giornaliera è elevata. Erano dati prevedibili e previsti ma nel corso di tanti anni si è fatto ben poco. Già nei primi anni Duemila si alzavano grida d’allarme che oggi paiono insensate visti i dati, eppure la rassegnazione si è impadronita delle coscienze. L’aria è questa ma si combatte contro l’allarmismo. Si arriverà ad alzare la soglia d’allerta fissata dall’Unione europea? Nel frattempo si imparerà a calcolare l’impatto delle polveri ultrafini, ancora più pericolose delle pm10.

CREMONA A Monza l’allarme smog è scattato il 16 marzo, quando anche la Brianza ha superato la soglia d’allerta delle polveri sottili pm10 per la trentacinquesima volta quest’anno. E’ il numero di giorni che l’Unione europea considera tollerabile dal primo gennaio al 31 dicembre. Gli esperti parlano facilmente di allarmismo, tuttavia Cremona il 23 marzo è già arrivata a 47 sforamenti e non sono passati neppure tre mesi. Si prefigura una statistica straordinaria, con oltre 150 o forse 180 sforamenti in un anno. Bisogna preoccuparsi per gli effetti dell’inquinamento atmosferico nel lungo periodo oppure combattere l’allarmismo causato dalle soglie europee troppo severe? Lodi e Pavia e la stessa Milano sono a loro volta oltre i 35 giorni e l’inquinamento atmosferico lombardo non è più degno delle soglie europee. Sinora, punita dall’assenza di vento e dalle scarse piogge, Cremona combatte la propagazione delle polveri sottili con i programmi amministrativi a lungo termine, che prevedono un uso limitato dell’automobile nel centro abitato e la bicicletta come ancora di salvezza, con un piano di piste ciclabili senza confini per la viabilità cittadina. La città non lancia più grida d’allarme come in passato, a maggior ragione dopo la presentazione del libro “Aria pulita” di Stefano Caserini, che ha sì contrastato aspramente gli eccessi degli allarmisti, ma ha anche ricordato che esiste un problema peggiore: quello delle polveri ultrafini, ancora più piccole e più pericolose delle stesse pm 2,5. Una minaccia già segnalata a Piacenza dallo stesso docente l’anno scorso. Chi va in bicicletta o a piedi certo non ha protezioni contro le polveri sottili: sono più tutelati gli automobilisti, paradossalmente, perché vengono protetti dall’abitacolo. Ma le ultrafini non risparmiano i polmoni di nessuno. C’erano tre assessori accanto al professore del Politecnico Stefano Caserini: Andrea Virgilio, Alessia Manfredini e fra il pubblico Rosita Viola. Oggi si alza la domanda di Ezio Corradi dei coordinamento dei comitati ambientalisti della Lombardia, per dire che non si comprende quale sia la strategia del Comune e che forse le industrie non vanno disturbate. E lancia una provocazione: di questo passo bisognerà chiudere la città.


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