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Problemini sui fondamentali

Creato il 19 febbraio 2016 da Malvino
«La Santa Sede non ha mai pubblicato testi che autorizzino le religiose a prendere anticoncezionali, anche se corrono il rischio di essere violentate», così monsignor Piero Pennacchini, vicedirettore della Sala Stampa Vaticana, il 5 marzo 1993. Era accaduto che un pretonzolo del Reggiano aveva accusato la Santa Sede di usare due pesi e due misure, col no alla pillola per le bosniache che in quei mesi venivano stuprate dai serbi, dopo aver consentito, anzi sollecitato, che ne facessero uso le suore a rischio di stupro nelle loro missioni dellAfrica sub-sahariana. Era voce, questa, che circolava già da tempo. Impossibile dire se fosse voce attendibile, tanto meno se fosse vero, come si andava mormorando già da tempo, che la deroga allassoluto divieto della contraccezione estroprogestinica imposto con la Humanae vitae fosse stata concessa da Paolo VI in persona. Di fatto non esisteva alcun documento ufficiale che lo provasse. In quanto allenciclica, non dava adito ad alcun fraintendimento: «È esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione. Né, a giustificazione degli atti coniugali resi intenzionalmente infecondi, si possono invocare, come valide ragioni: che bisogna scegliere quel male che sembri meno grave o il fatto che tali atti costituirebbero un tutto con gli atti fecondi che furono posti o poi seguiranno, e quindi ne condividerebbero l’unica e identica bontà morale. In verità, se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene, cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali» (14). E allora che cazzo dice Bergoglio? Gli chiedono se, per far fronte al rischio posto in essere dal virus Zika, «la Chiesa può prendere in considerazione il concetto di “male minore”» e autorizzare alluso della pillola per evitare il ricorso allaborto. E cosa è capace di scacazzare? «L’aborto non è un “male minore”, è un crimine», e vabbè, siamo nel solco. Ma poi? «Riguardo al “male minore”, evitare la gravidanza è un caso. Parliamo in termini di conflitto tra il quinto e il sesto comandamento. Paolo VI, il grande, in una situazione difficile, in Africa, ha permesso alle suore di usare gli anticoncezionali per i casi di violenza. Non bisogna confondere il male di evitare la gravidanza, da solo, con l’aborto. L’aborto non è un problema teologico: è un problema umano, è un problema medico. Si uccide una persona per salvarne unaltra, nel migliore dei casi, o per passarsela bene. È contro il Giuramento di Ippocrate che i medici devono fare. È un male in se stesso, ma non è un male religioso, è un male umano. Ed evidentemente, siccome è un male umano, come ogni uccisione, è condannato. Invece, evitare la gravidanza non è un male assoluto, e in certi casi, come in quello che ho menzionato del Beato Paolo VI, era chiaro». Chiaro, un cazzo. In un colpo solo si sputtanano Paolo VI e la dottrina. E questo, come per il dirsi non legittimato a giudicare chi commetta «atti intrinsecamente disordinati [e] contrari alla legge naturale» (Catechismo, 2357)come per il cazzotto che riteneva «naturale» tirare in faccia a chi gli toccasse la mamma, accade ancora una volta nel corso di un incontro con i giornalisti al seguito in uno dei suoi viaggi allestero, in volo. O quell’aereo ha problemini di pressurizzazione o li ha Bergoglio, e sui fondamentali.  

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