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Qualcosa si muove

Creato il 13 marzo 2017 da Propostalavoro @propostalavoro

Qualcosa si muoveattraverso Wikimedia CommonsE' stata una settimana calda per il mondo del lavoro, quella appena passata, con il Governo Gentiloni impegnato a varare l’ennesima riforma dei voucher e a presentare il reddito di inclusione.

Partendo dai primi. il loro boom incontrollato era un campanello d'allarme, che non poteva continuare ad essere ignorato: milioni di buoni lavoro per milioni di precari, che hanno prodotto risultati ben lontani, dall’originale obiettivo dichiarato di lotta al lavoro nero, i voucher, rivisti dal Jobs Act, sono stati un vero fallimento.

L'imminente referendum, promosso dalla CGIL e la loro prima revisione, che non ha funzionato granché, hanno spinto il Governo ad un nuovo intervento legislativo, che, nella pratica, li riporta alla situazione pre Jobs Act.

Il testo con le nuove regole, ora al vaglio della Commissione Lavoro, prevede che solo le famiglie e le aziende senza dipendenti potranno utilizzare i voucher per assumere lavoratori saltuari, fino ad un massimo di 3 mila euro annui; i buoni passano ad un valore nominale di 10 euro l’uno e potranno produrre un reddito annuo massimo di 2 mila euro per lavoratore.

Previste pesanti sanzioni, per chi non rispetta questi limiti: multe da 400 a 2400 euro per omessa dichiarazione di utilizzo; da 600 a 3600 euro, invece, per superamento delle soglie. La revisione, sostenuta dal ministro Poletti, passerà alla votazione in commissione questa settimana e già si preannuncia battaglia, soprattutto, da parte di chi, per un motivo o per l'altro, non vuole un giro di vite per i voucher. Vedremo come andrà.

Nel frattempo, il Senato ha dato il via libera alla delega al Governo – ora serve solo un decreto attuativo -, per l'introduzione del reddito di inclusione.

Di cosa si tratta, è presto detto: le famiglie italiane in difficoltà, con minori a carico, potranno chiedere l'accesso a questa forma di sostegno al reddito, per una somma pari a 480 euro al mese (la cifra non è ancora definitiva), iscrivendosi, in cambio, alle liste di collocamento regionali ed accettando qualunque proposta di lavoro arrivi loro.

Per il programma, sono già stati stanziati 2 miliardi di euro, che dovranno coprire, si stima, circa 400 mila famiglie. Troppo pochi soldi, per troppo poche persone, stante le attuali difficoltà del Paese, ma cerchiamo, almeno in questo caso, di vedere il bicchiere mezzo pieno: la politica ha preso coscienza del problema e fa un primo passettino per risolverlo, senza ricorrere al solito assistenzialismo, ma abbozzando una forma di politica attiva.

Meglio tardi che mai.

Danilo


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