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Quando i libri spiano dentro casa: le famiglie scombinate

Creato il 13 novembre 2013 da Diletti Riletti @DilettieRiletti
La famiglia Addams

Una famiglia è un’accolita di persone di età e sesso diversi tese ad occultare rigorosamente imbarazzanti segreti comuni.

La definizione di Christa Wolf pare rendere perfettamente l’idea che vien fuori se si guarda al nucleo familiare dall’esterno: un coacervo di emozioni e risentimenti, gelosie e affetti, tenuto talvolta assieme dalle convenzioni, talvolta dalle convinzioni. Un legame che non è dato dal sangue, ma da una scelta, spesso una scelta discutibile, di sicuro sempre rimessa in discussione persino nelle famiglie più solide.

Tale idea è maggiormente confermata se si considerano le famiglie di origine “letteraria”, che tuttavia affondano le loro radici spesso in osservazione dell’autore di luoghi e situazioni vere. La famiglia normale può esistere in letteratura? Parrebbe che tra i libri si aggirino soltanto gruppi molto scombinati (cosa che in parte mi rassicura sulla follia della mia stessa famiglia per nulla letteraria). Avete dubbi anche voi sulla sanità mentale dei vostri cari? Di seguito alcuni esempi consolatori e un “fuori tema”.

  1. Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon -La famiglia che soffre a causa del disturbo di cui è affetto il figlio autistico, la famiglia spezzata al centro quando l’affetto è negato dal suo fulcro, il figlio.
  2. Il paradiso degli orchi di Daniel Pennac – La tribù, in senso assoluto. Uno qualunque degli altri romanzi dedicati alla famiglia Malaussène sarebbe andato bene, ma questo, ambientato tra giocattoli ed assassini nei vestiti di babbo Natale rende di più l’idea del nucleo proteiforme e anche della libera evoluzione dei singoli individui all’interno di tale nucleo.
  3. I Buddenbrook di Thomas Mann – Già il titolo completo, “Decadenza di una famiglia”, rende l’idea dell’organismo unico che, in un arco di tempo relativamente breve, circa quarant’anni, subisce profonde mutazioni attraverso i suoi “organi interni”, declinando verso la rovina e il disfacimento.
  4. L’invenzione della solitudine di Paul Auster – La famiglia come fonte di solitudine, se uno dei suoi membri decide di creare il vuoto attorno a sé. Riflessione dolorosa dei rapporti tra padre e figlio, quando sono tali e inesistenti e quando poi il figlio diventa a sua volta padre.
  5. La mia famiglia e altri animali di Gerald Durrell – Invasiva e pervasiva, onnipresente e protettiva, la famiglia è anche oggetto di studio ironico del comportamento umano (e animale); il risultato è un divertentissimo compendio di etologia familiare da parte del noto naturalista.
  6. La famiglia Winshaw di Jonathan Coe – Ovvero gli Eighties in tutte le loro peggiori manifestazioni: avidità, indifferenza, disprezzo per i problemi sociali, egocentrismo e vanità assumono forme umane e parlano per voce dei componenti di questo gruppo rappresentativo dell’Inghilterra thatcheriana.
  7. Il Padrino di Mario Puzo – La famiglia delle “famiglie”, il clan assoluto. Allargandosi come un tumore tra Stati Uniti e Sicilia, infetta e corrompe. E tuttavia rinchiude, protegge legami indissolubili: tentare di sfuggirvi è firmare una condanna.
  8. Cent’anni di solitudine di Gabriel G. MàrquezLa famiglia che si riproduce, destinata a tramandarsi per sette generazioni, in tutte le sue storture, negli errori, negli orrori, negli amori, fino alla dissoluzione già profetizzata in antiche carte.
  9. Tutte le famiglie sono psicotiche di Douglas Coupland – Il titolo è chiaro: la famiglia è anche il nodo nel quale si aggrovigliano gli individui che la compongono, e se ognun di questi, com’è normale, ci mette un pizzico di squilibrio, il risultato è una grande follia collettiva. E la famiglia Drummond non conosce il concetto di “quanto basta”.
  10. La famiglia Addams di Charles Addams – Per concludere, l’ironica follia dei notissimi personaggi di questa famiglia pare quasi fuori posto in questa lista di libri più o meno seri: infatti costoro nascono da una striscia di fumetti pubblicata sul New Yorker negli anni ’30. E tuttavia essi rappresentano una vera famiglia: solidali e affettuosi (a loro modo) formano un entità compatta e infrangibile. Nonostante le incredibili peculiarità di ognuno, è il mondo esterno che appare folle, assurdo e quasi immorale nella sua normalità.

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