Magazine Maternità

Quando il gioco si fa duro...

Da Nina
Ci si mettono anche i nani.
Bratha è venuto a trovarmi sabato pomeriggio insieme all'amoredezia e ci siamo fatti merenda, dinner e after dinner, nella casetta dei puffi, la nostra, quella mia e di Lui.
Per l'occasione mi sono trasformata in maestrina, aiutando l'amoredezia a fare i compitini (che tenerezza, la prima elementare!), ho partecipato a giochi simbolici e di ruolo, in cui avevo un gatto che si chiamava Nerino
- Un gatto moolto speciale zia -
Eccerto che lo è e voglio vedere, mi preparava la colazione, mi aiutava a mettere a posto le cose.
E' speciale si un gatto così, avercelo davvero tipo Doraemon. Ve lo ricordate il gatto obeso con la tasca cucita sulla pancia. Vai sgobba! Fatica! Lavora! Schiavo! Poraccio.
Ho fatto capriole e salti matti sul letto, perchè servivano delle pause durante i compiti, rischiando la vita con gomitate che mi arrivavano dritte in pancia, parando testate sul setto nasale, schivando calci un po' ovunque e manate sparse come se piovesse. Sono una reduce, altro che Vietnam.
Un nano non ti da scampo, la battaglia con lui è impari. Va dritto alla meta e spara dei cartoni e delle pedate micidiali. E tu stringi i denti e pensi "è solo un bimbo".
Si ma mena come Bud Spencer ed è intoccabile come Al Capone.Tu non puoi difenderti. Ce devi sta. Punto.
Poi c'è stato anche il delizioso angolino culturale, in cui lui prendeva dei libri per bambini (si, ho questo vizio, quando vedo un libro per bimbi che mi piace lo compro e allora?), si accoccolava sui cuscinoni che ho in terra (non ho spazio per un divano) e "leggeva" il libro con me, commentando con compiaciuti e soddisfatti
- Miaaaooo, miao miao,maaao -
Mi sembra evidente che ho un nipote con moolta fantasia, che si fa beffe delle più comuni leggi di natura, soprattutto quelle a proposito dei gatti.
Ma tant'è che ci siamo divertiti, io e lui. Io lui e il gatto Nerino.
Poi ci siamo stretti attorno al tavolo, tutti e 4 (anche il tavolo rispetta le proporzioni della casa) a mangiar pizza. Il pivellino la spellava. La spellava e poi magiava prima lo strato di mozzarella e dopo la base rossa.
De gustibus.
Ci sono stati dei momenti in cui ho assaggiato quello che una mamma può provare, quando le sue manine sfioravano i miei capelli mentre mi parlava, quando mi stringeva forte, quando dopo cena Lui leggeva il libro sui pianeti e le stelle e io a fianco a Lui seduta con in braccio il pivellino che ascoltava attento e faceva mille domande da un milione di dollari (quelle che solo i bambini sanno fare) e sembravamo una famiglia, gli somigliavamo davvero.
E mi sono immaginata che sarebbe stato così, la sera. Invece della televisione leggere insieme, noi 3.
Ci sono stati momenti in cui ho pensato "sono pronta, ci so fare, mi viene naturale e ci provo pure gusto", altri in cui io e Lui ci guardavamo complici perchè sapevamo cosa stava passando nelle rispettive teste.
Il tripudio della genitorialità. L'estasi e la sublimazione dell'istinto materno e paterno.
E poi le 22e30, i saluti, le ninne. Io e Lui sotto il piumone, stretti in un abbraccio e  persi nei pensieri, la sua voce rompe il silenzio:
- Certo che un bambino ti stanca pure se non fai niente eh? Sono esausto. -
- Già, ti chiedono un sacco di energie e so solo 5 ore...e pensa io che gli sono stata dietro tutto il tempo, stò rotta!-
- Pensa quando sarà tutto il giorno, senza pause -
- Oddiomio...adesso quando siamo sfiniti ce lo portano via, ma quando sarà il nostro? -
(...)
(...)
- Buona notte? -
- Si...sogni d'oro -
La pace dei sensi. Il meritato riposo del guerriero.
Questa che segue è un elenco dei momenti più significativi, quelli che mi hanno anche messo un po' in difficoltà, devo dire, in quanto donna con l' istinto di maternità traboccante, straripante (difficile da arginare a volte, da contenere).
Mentre facevamo i compiti a un certo punto il pivellino mi guarda serio e mi fa:
- Volevo essere tuo figlio - ( Cooosa? Ma che stai a dì? )
- Si-i? -
- Si perchè sei così...così...così gentile - aho l'avevo detto che ci sapevo fare coi nani!
Mentre facevamo il gioco di ruolo e lui era il gatto Nerino e io ziaNina che ha un gatto che si chiama Nerino. Tutto quello che devo fare in questi casi è rispondere a dei semplici comandi che in genere cominciano con - Adesso tu...- e proseguono con cose del tipo - ...pensavi che Nerino era scappato. Non trovavi più Nerino e piangevi. Chiamavi Nerino per giocare. Dormivi. Ti svegliavi. Leggevi una storia a Nerino...- E fin qui sono tutte cose alla mia portata, che so fare, che posso improvvisare.
Ma poi decide che è arrivato il momento di sparare sulla croce rossa e mi fa:
- Adesso tu....avevi un figlio - Ennooooo. Pure tu te ce metti amoredezia? Non vado bene così?
Con la mia casa su misura per i nani che ti piace tanto tutta colorata dove tutto è a tua portata di mano come la casetta dei puffi? Non ti basta che faccio tutto quello che vuoi e ubbidisco ai comandi? Che ti coccolo? Ti leggo le storie e mi lascio convincere che tu sei un gatto speciale? Adesso vuoi pure che c'ho un figlio? Questo non me lo posso inventare...
- Maschio o femmina? - gli chiedo rassegnata
- Come vuoi, come vuoi, scegli tu! Maschio o femmina? - Mi concede anche il beneficio il pivello...sempre più difficile.
- Femmina? - manco mentre gioco mi pare possibile, manco per finta ci credo, non ci riesco proprio
- E come si chiama? -
- Decidi tu, è figlia tua - osservazione logica.
- Matilde - il primo nome che mi viene.
E iniziamo a giocare, io parlo con mia figlia Matilede (ommiodio aiutatemi chiamate la NEURO)a, che poi sarebbe lui...e il transfer è fatto!
Io non mi intendo molto di psicologia però ho la vaga sensazione che un evento del genere può rappresentare un specie di trauma per una mente suggestionabile e influenzabile. La mia.
Su Bartolo (il nostro frigorifero, a cui ho dato un nome perchè ha una forte personalità) ci sono attaccate svariate cose, foto, immagini, calamite riportate dai viaggi, frasi. C'è anche il disegno di un cuore che ride. L'amoredezia lo punta con il ditino indice:
- Quant'è bello zia! Chi l'ha fatto? -
- La mia amica G. -
- Ma lo sai che a volte il cuore diventa nero e si spezza? - vi ricordo che è un nano seienne. Ma andiamo avanti
- Quando? -
- Quando non è amato. Quando è solo e non ha nessuno che lo ama. Quando si sente solo e non ha figli - Maporcadiquellazozza. Te ne vaai da casa mia?
E per finire la chicca. Così, in un momento qualunque, senza alcun motivo apparente o causa scatenante, al pivello sorge spontanea, nitida e chiara, nella sua testolina iperattiva, la seguente domanda, che pensa bene di porgermi con altrettanta spontaneità
- zia? -
- Si, amore? -
- Ma sei incinta? -
No dico...ma c'hai le visioni?
E in tutto questo la cistite che non molla, segugio maledetto, e io sogno...sogno un mojito, uno spritz, in riva al mare, relax, zero pensieri, testa vuota che galleggia, svacco totale. Piedi nudi e costumino.
E soprattutto il mio corpo in salute, che sprizza vitalità da ogni poro.
QUANDO IL GIOCO SI FA DURO...Così, tanto per ricordarmi che c'è anche questo.
C'è stato, tornerà ad esserci.
Voglio vivere cooosììì...
col sole in fron-te 
e per questo can-to
can-to per meeee...

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