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Quando la svalutazione è recessiva

Creato il 25 giugno 2015 da Keynesblog @keynesblog
Quando la svalutazione è recessiva

Contrariamente alla vulgata economica del web, non è scontato che le svalutazioni del cambio abbiano effetti espansivi, neppure per i paesi industrializzati.

Un'interessante indizio di ciò viene da un modello aggregato dell'Unione Europea sviluppato da due economisti italiani nel 2003. Il modello permette, tra l'altro, di simulare l'effetto di una svalutazione su tutte le principali grandezze macroeconomiche, così da valutare l'effetto complessivo della manovra. Scrivono gli autori (traduzione nostra):

Nell'ultimo esperimento di simulazione, riportato nella Tabella 4 e Figura 4 [qui riportiamo per brevità solo la figura, ndr], sono stati analizzati gli effetti di un deprezzamento del 5% del tasso di cambio nominale ECU/USD.

Quando la svalutazione è recessiva
Il deprezzamento del tasso di cambio esercita i suoi effetti principalmente attraverso il sistema dei prezzi. Nel primo anno i prezzi relativi delle importazioni aumentano e quelli delle esportazioni diminuiscono. Di conseguenza, le importazioni diminuiscono del 0,63%, ma l'effetto complessivo sul PIL è negativo giacché la risposta delle esportazioni è ritardata e l'aumento dei prezzi interni provoca una riduzione del potere di acquisto delle famiglie in termini reali, e quindi una riduzione dei consumi, attraverso il moltiplicatore, porta ad una diminuzione del PIL pari al 0,25% rispetto al valore di controllo. A partire dal terzo anno in poi l'impulso recessivo è frenato dalla ripresa degli investimenti, che reagiscono alla diminuzione del tasso di interesse reale. Allo stesso tempo, l'impulso produce i suoi effetti nel mercato del lavoro, dando origine ad un periodo di stagflazione, dove l'inflazione varia da circa 0,1 a 0,3 punti e la disoccupazione da circa 0,1 a 0,2 punti sopra [i valori] di controllo. Questa stagflazione si estende per circa quattro-sei anni [...]. Alla fine del periodo, il tasso di inflazione [grafico (e)] torna ai valori di riferimento, il tasso di interesse a lungo termine è leggermente sotto la soluzione di controllo [grafico (c)], il PIL è in calo [grafico (a)] e la disoccupazione è in aumento [grafico (b)].

Insomma, la svalutazione può, in condizioni realistiche e affatto dissimili da quelle attuali, produrre effetti opposti rispetto a quelli supposti dai più convinti flessicambisti.

Per chi volesse approfondire l'argomento, il testo su riportato è tratto dall'articolo intitolato An Aggregate Model for the European Union scritto da Alberto Bagnai e Francesco Carlucci, disponibile a questo indirizzo web.


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