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Quanto ci costano i forconi: la protesta degli autotrasportatori prosegue

Creato il 25 gennaio 2012 da Ilreferendum

Di Chiara Tripaldi

Da dieci giorni, in Sicilia, è in atto un fenomeno mai accaduto. I camionisti hanno bloccato i punti nevralgici dell’isola, hanno svuotato gli scaffali dei supermercati, hanno gridato a lungo il diritto a essere ascoltati, da una terra da sempre dimenticata.Quanto ci costano i forconi: la protesta degli autotrasportatori prosegue, tra animi infiammati e (false) speranze

Ai camionisti si uniscono artigiani, commercianti, perfino liberi professionisti: chiedono al governo provvedimenti a sostegno dell’impresa e dei trasporti, la defiscalizzazione dei carburanti e dell’energia elettrica, l’utilizzo dei fondi europei per lo sviluppo dell’agricoltura e il blocco delle procedure esecutive della Serit, l’agenzia siciliana di riscossione dei tributi.

Chiedono, dunque, che la Sicilia non sparisca del tutto dalla cartina geografica, che il suo status di periferia non la penalizzi ancora una volta.

I manifestanti si sono ribattezzati “Movimento dei Forconi”, un nome che ricorda tanto il popolo di Parigi, in ginocchio dalla fame, che avanza verso la Rivoluzione Francese.

I detrattori parlano di infiltrati di Forza Nuova nel movimento, o addirittura di contatti con l’onnipresente Cosa Nostra: arriva subito la smentita secca dei capipopolo, che ci tengono ad affermare che la loro è davvero una protesta del basso, come faceva il mondo contadino agitando i forconi.

Ma la protesta non è rimasta sull’Isola: è dilagata, da ieri, in tutto lo stivale.

Presidi e assemblee andranno avanti per cinque giorni, e da Nord a Sud, nessuna zona sarà risparmiata dalla paralisi: Lazio, Campania, Puglia, Piemonte e Lombardia saranno messi alla berlina dei forconi, due caselli sulla A1 sono già stati chiusi.

Dal Viminale improvvisamente risvegliato, fanno sapere di volere usare il pugno di ferro: “non saranno tollerati i blocchi stradali”, mentre l’Autorità di garanzia sugli scioperi annuncia che aprirà “un procedimento per valutare le sanzioni da irrogare” alle organizzazioni dell’autotrasporto responsabili del fermo nazionale.

L’ala radicale, infatti, sembra provenire da associazioni di categoria minoritarie: l’Unatrans,  l’Unione nazionale delle associazioni dell’autotrasporto merci, prende le distanze. “L’esecutivo di Unatras – spiega Francesco Del Boca, presidente di Confartigianato Trasporti e di Unatras – ha deciso nei giorni scorsi la sospensione del fermo che era stato indetto dal 23 al 27 gennaio. La nostra decisione è motivata dagli impegni assunti in Parlamento nei confronti della nostra categoria dal ministro dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera. Impegni che, per quanto riguarda le risorse a sostegno delle aziende, la disciplina sui costi per la sicurezza e i rimborsi trimestrali delle accise del gasolio, sono stati tradotti in decreto dal Consiglio dei Ministri di venerdì scorso”.

La situazione è ormai fuori controllo. Ieri si è contato il primo morto: un manifestante travolto da un Tir all’altezza di Asti. Il camion che ha provocato il tragico incidente era guidato da una donna tedesca, Karin Jiutta Weckerle,  indagata per omicidio colposo, che denuncia la dinamica del fatto come un incidente: Massimo Crepaldi, autotrasportatore astigiano, stava indicando alla camionista dove parcheggiare il suo Tir mentre questa, spaventata dai pugni che Crepaldi tirava alla carrozzeria_forse per attirare la sua attenzione_ ha fatto una manovra troppo frettolosa che l’ha investito.

La domanda che sorge spontanea è : cui prodest? Le conseguenze del blocco dei trasporti infatti non sono di poco conto: Coldiretti ha lanciato l’allarme puntando l’attenzione sulle derrate alimentari destinate al macero, sul blocco delle esportazioni e sull’aumento dei prezzi.

Un blocco di sole poche ore, con conseguente arrivo in ritardo della merce a destinazione, fa si che beni di prima necessità come frutta e verdura, facilmente deperibili, finiscano direttamente in discarica.

Le merci cominciano a scarseggiare, con inevitabile aumento dei prezzi: un risultato allarmante, se si considera che la quali totalità dei beni di prima necessità sono trasportati su gomma.

Stessa cosa per il mercato ittico: i pescatori di Viareggio e San Benedetto del Tronto si sono uniti alla protesta, con l’effetto di riversare enormi quantità di pesce marcio sui banchi dei supermercati.

Persino la pasta e il pane, alimenti alla base della dieta italiana, sono a rischio: per Umberto Sacco, presidente dell’Associazione industriale mugnai, «la mancata movimentazione dei mezzi in uscita potrebbe comportare in tempi rapidi un fermo produttivo, con le conseguenze negative che questo comporterebbe sia per l’industria molitoria, sia per i suoi clienti come l’ industria della pasta, la dolciaria e la panificazione industriale e artigianale».

Un danno per i consumi dei cittadini italiani, ma anche per il commercio estero: Spagna e Israele, nostri maggiori concorrenti sul mercato ortofrutticolo, hanno rifornito mezza Europa durante i vespri siciliani degli scorsi giorni.

Qual è, quindi, il potenziale di questa protesta? Non rischia forse di aumentare il malcontento della popolazione, senza far valere le sue ragioni?

Il mondo delle istituzioni, così come quello sindacale, è molto scettico: Susanna Camusso, segretario Cgil, dichiara che “si è superato il limite di relazione positiva”, “la protesta va organizzata in modo che non violi diritti e non impedisca agli altri cittadini di potersi muovere e di poter fare le cose”, aggiunge.

La penuria delle merci sugli scaffali dei market nostrani, partita dalla Sicilia, ha investito Firenze, Roma, Genova, Napoli e la Lombardia.

Sono al vaglio, da parte del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, “ordinanze urgenti” per impedire che le manifestazioni mettano a repentaglio la sicurezza e l’incolumità delle persone, ma allo stesso tempo il Ministro ha annunciato l’apertura di un “tavolo di confronto”, con un incontro previsto per domani a Palazzo Chigi, e la partecipazione straordinaria del governatore siciliano Raffaele Lombardo.

Cresce lo scontento da più parti: mentre l’Autorità Garante sugli scioperi annuncia sanzioni pesanti, anche Confcommercio chiede il rientro della protesta e il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha vietato gli assembramenti dei tir in prossimità dei caselli in entrata nella Capitale e inibito fino al 27 gennaio la circolazione dei camion adibiti al trasporto di merci non destinati alla distribuzione.

Nel caos generale, la protesta dei Forconi rischia di perdere l’efficacia delle sue motivazioni generali e di attirare le antipatie della categoria di cui più si fa portavoce: quel tanto declamato popolo, in perenne lotta contro il potere.

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