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Rapallo, arrestati genitori che costringevano in “schiavitù” la figlia undicenne

Creato il 19 giugno 2014 da Stivalepensante @StivalePensante

Dopo 3 ore di camera di consiglio è arrivata la sentenza di giudicato per i genitori della piccola bambina di 11 anni di Rapallo costretta a terribili umiliazioni nell’abitazione di famiglia, di fronte ai fratelli minori. Pene di 10 anni e 7 anni e 8 mesi sono state inflitte rispettivamente alla madre e al padre. Il pg Valeria Fazio aveva chiesto 10 anni e 2 mesi per la donna, per l’uomo 6 anni e 10 mesi.

(ilgiornale.it)

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Il caso dei genitori che riducevano la figlia in “schiava”. I giudici, riconoscendoli colpevoli di riduzione in schiavitù, hanno inflitto ai due il massimo della pena. In primo grado i genitori della piccola erano stati riconosciuti colpevoli di maltrattamenti dopo la derubricazione del reato e condannati a 8 anni (la madre) e 6 anni (il padre).

Il pg Fazio nel marzo scorso nel processo d’appello aveva riaperto il caso. Aveva infatti ottenuto una nuova perizia psichiatrica per accertare i danni permanenti riportati dalla vittima, che oggi ha 15 anni appena compiuti. I due coniugi, lei ecuadoriana e lui albanese, in primo grado furono processati con l’accusa di avere ridotto in schiavitù la figlia primogenita ma non riconosciuti colpevoli di questo reato. L’accusa di riduzione in schiavitù era stata derubricata dai giudici di primo grado in maltrattamenti aggravati da lesioni gravissime. I due furono assolti invece dall’accusa di avere fatto entrare la bambina in Italia clandestinamente, nata dalla precedente relazione della donna in patria. E’ stato accertato che l’ingresso in Italia era avvenuto per ricongiungimento familiare.

Le indagini e le condizioni familiari in cui era costretta a vivere la bambina. Secondo le indagini effettuate dalla polizia del commissariato di Rapallo, la coppia costringeva la bambina a compiere azioni molto degradanti. Tra queste pulire una paletta dei rifiuti con la lingua, mangiare in una ciotola per cani, servire i genitori e i fratelli minori, restare per ore con la sola biancheria intima indosso sul balcone di casa, anche nei mesi più rigidi.

La chiamata al “Telefono Azzurro” e l’avvio delle indagini. L’inchiesta, che aveva preso le mosse da una chiamata a Telefono Azzurro, si era sviluppata anche con intercettazioni ambientali in casa. I genitori, più volte interrogati nelle varie fasi processuali, hanno sempre riferito che mantenevano un atteggiamento “severo” con la figlia per educarla perchè “indisciplinata”.

(agi.it)

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