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Rapporto con l’Ex: Come fare e cosa succede…

Creato il 02 agosto 2014 da Monica7775 @modaestyleit
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C’eravamo tanto amati. O forse, no. Fatto sta che al giorno d’oggi è sempre più difficile trovare coppie non scoppiate. Gestire, poi, il rapporto col proprio ex, in presenza o meno di figli, resta una delle situazioni più delicate e complicate da gestire.
ratti1A tal proposito, Moda e Style, ha voluto chiedere un supporto sul tema alla Dottoressa Maria Monica Ratti (nella foto a sinistra), Psicologa Psicoterapeuta per il Servizio di Psicologia Clinica della Salute dell’Ospedale San Raffaele di Milano, nonchè Docente presso l’Università Vita Salute San Raffaele.

L’articolo è un po’ lungo, ma ve ne consigliamo la lettura, perchè potete trovare informazioni utili, da mettere in pratica anche nel Vostro (eventuale) caso.

Le storie d’ amore sono oggi, nel bene e nel male, più complesse di un tempo. In una società in cui l’individualità e’ messa al centro, siamo sempre più consapevoli di quello che vogliamo in un rapporto di coppia e spesso meno disponibili alla tolleranza di ciò che avvertiamo come non fluido e armonioso nella relazione.
La possibilità di scegliere è sicuramente una potenzialità che ha aumentato il senso critico all’interno dei rapporti.
Il numero di persone con cui si hanno contatti, complici anche i social network e i moderni sistemi che ci tengono costantemente connessi, da Facebook a whatsapp ,è notevolmente amplificato, e tali conoscenze possono in alcuni casi rappresentare dei rischi di rottura dei rapporti già in atto, talvolta proprio per l ‘instaurarsi di nuovi legami con persone cui si avverte maggior affinità e complicità.
Se una volta i rapporti più duraturi nascevano in giovane età e tendevano a mantenersi stabili, sempre più spesso questo stereotipo viene disconfermato.

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Le storie finiscono perché a seconda delle diverse epoche di vita, cambiano le aspettative, ciò che cerchiamo nell’altro. La passione iniziale non sempre sa tramutarsi in affetto, e talvolta non ci sono più i presupposti per progetti comuni.
Ecco allora che la persona amata si tramuta in ” ex”… Una figura con cui nel bene o nel male è indispensabile mettersi in duscussione.
Spesso nell’ ex vediamo improvvisamente i difetti che l’innamoramento aveva totalmente offuscato, l’intensità dell’innamoramento diventa talvolta proporzionale alla rabbia, la quotidianità viene totalmente rivista e risulta così diversa se spogliata dalle abitudini comuni.
Per certi versi quando una storia finisce, si assiste sempre a una sorta di rinascita personale. Siamo in qualche modo obbligati a pensare a noi stessi, a chi siamo, a rinunciare agli aspetti di appartenenza e protezione che una relazione comporta, investendo sulla nostra individualità. Spesso dobbiamo fare uno sforzo per rinvestire in attività che seppur piacevoli erano state trascurate, anche nell’ ambito della socialità, o che venivano ormai solo condivise come coppia.

Insomma è un momento al contempo doloroso e creativo, che porta a mettersi nuovamente in gioco, tanto più se si inizia una nuova relazione.
I rapporti con l’ex restano talvolta inevitabili non solo nel nostro mondo interiore, nella necessità soprattutto nel momento di rottura di porci domande inevitabili su cosa è cambiato in noi e nel partner e cosa desideriamo davvero, ma anche per questioni spesso pratiche e non per questo meno complesse.
Soprattutto in caso di lunghe relazioni la condivisione può riguardare oggetti carichi affettivamente, la stessa casa, gli stessi animali domestici.
La gestione di questi aspetti è fondamentale per garantire la possibilità di un reale rinvestimento nella propria vita. Bisogna ricordare che ogni scelta in quest’ottica dovrebbe tener conto non solo degli aspetti economici e pratici ma dei contenuti affettivi, del significato che possono avere per l’ex partner e per sè.

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Le cose si complicano quando in comune si hanno amicizie, con cui da tempo si condivide tempo libero o vacanze o addirittura l’ ambiente lavorativo e quindi la quotidianità.
E’ importante, anche per la tutela della propria serenità e libertà , non inquinare questi rapporti con dinamiche che possono portare gli altri a schierarsi a favore dell’ uno o dell’ altro o peggio ancora da fungere da mediatore trai due, o addirittura da “filtro” che fa avere informazioni sull’altro e su eventuali nuove relazioni.
Un aspetto ancor più delicato,che meriterebbe una trattazione a parte , è legato all’eventuale presenza di figli. In questo caso il rapporto seppur non più sentimentale, sopravvive alla rottura, in virtù del legame genitoriale.
E’ importante non generare dinamiche che interferiscano col rapporto affettivo ed educativo che ciascuno dei partner ha col figlio. Evitare che i figli vengano a conoscenza di dettagli che pertengono soltanto la dimensione di coppia, così come che vengano chiamati, anche se in maniera non implicita a schierarsi.

In alcuni casi è possibile che l’ex diventi un vero amico. Non si deve avere però fretta… L’ ex è una persona con cui vi e’ stata una condivisione e un’intimità peculiare… E’ necessario spostare l’investimento affettivo, rielaborare rabbia e aspettative. Una volta superate le oscillazioni tra idealizzazione e svalutazione , tra rabbia e sensi di colpa, tra fantasie di vendetta e riavvicinamento, sarà possibile reintegrare dentro di se nella sua totalità e complessità e totalità, con luci e ombre. Questo consente l’accesso a un modo diverso di entrare in relazione, che tiene comunque conto della complicità nata dal tempo passato insieme, ma che e’ spogliata dalle intensità, dalle peculiarità e dell’intimità tipiche della relazione amorosa.
Perché il rapporto divenga davvero fluido occorre fare i conti anche col senso di colpa che la fine di ogni storia porta con se’. Questo e’ possibile solo prendendo coscienza ed elaborando l’ambivalenza nei confronti dell’altro. Chi decide di terminare una storia, pur essendone convinto, si sente spesso “legato” all’ altro, responsabile della sofferenza che scaturisce dalla propria decisione. E’ però fondamentale prendere coscienza di quanto il legame sia a volte dettato dalla dipendenza, da dinamiche e abitudini legate alla protezione che rimandano a disparità che non avrebbero ragione di esser in una relazione amorosa, caratterizzata dallo scambio e dalla reciprocità.
Talvolta una decisione come quella della rottura può essere costruttiva anche per il partner, perché obbliga a fare i conti con aspetti disfunzionali che per il quieto vivere e per tener vivo l’equilibrio si tende a tollerare.

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Il senso di colpa, anche se sembra paradossale, spesso tormenta anche chi viene lasciato. Si tende a rimuginare sulle proprie mancanze, sul peso dei propri comportamenti sulla rottura, si rischia di rinchiudersi in atteggiamenti e modalità depressive dettate da senso di inadeguatezza. In realtà anche i questo caso occorre superare l’ambivalenza, riconoscendo anche all’altro e ai suoi comportanti e alle sue scelte importanza nel determinare il decorso della storia. Inoltre il dolore che si prova può esser superato considerando che di fondo, anche se ci si svaluta si riconosce a se stessi valore, e proprio questo consente di far spazio al sentire cosa si desidera, al sentirsi “degni” di esser amati e alla possibilità di guardare dentro di se invece che iper investire nell’osservazione e nell’ interpretazione del comportamento dell’ altro.
In alcuni casi un periodo di rottura se ben elaborato, senza il rischio di cedere a strategie di controllo e riavvicinamento, può portare a sentire nuovamente un desiderio autentico nei confronti dell’altro.

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Come accorgersi dei segnali di un ritorno di fiamma?
Alcuni segni del linguaggio non verbale e alcune sfumature che si possono cogliere nella quotidianità.
Si noterà un imbarazzo inusuale, nei gesti anche più quotidiani, la difficoltà a reggere lo sguardo o a la goffaggine quando ci si trova in prossimità fisica anche per attività “neutre” come un caffè. Inoltre spesso si può notare l’utilizzo di un tono o di un registro linguistico diverso, ad esempio da quello che usa per rivolgersi in presenza di altri. L’attenzione può nascere da piccole attenzioni, che rimandano a una dimensione affettiva che fa riferimento al passato, come citare, nell’ambito di conversazioni “neutre” ricorrenze che hanno riguardato momenti di condivisione della coppia, o ancora città o luoghi che rimandano a momenti in cui la coppia aveva vissuto fasi di innamoramento. Importante non farsi “accecare” solo dai ricordi positivi, mettersi in ascolto di ciò che si ” sente ” davvero, tener conto di ciò che e’ cambiato e se ciò che ci manca nasce da un vuoto non ancora colmato o da un reale sentimento che nonostante l’allontanamento non ha perso intensità e potrebbe saper prendere nuova forma.

Ringraziamo la Dott.ssa Ratti per il suo primo contributo su Moda e Style!

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