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RASSEGNA STAMPA/ Lo sbarco in prima serata de IL SENSO DELLA VITA di Paolo Bonolis

Creato il 29 marzo 2011 da Iltelevisionario

RASSEGNA STAMPA/ Lo sbarco in prima serata de IL SENSO DELLA VITA di Paolo BonolisRassegna stampa dedicata all’esordio in prima serata dello show Il senso della vita condotto da Paolo Bonolis, con la fedele spalla Luca Laurenti. La prima puntata non ha brillato per gli ascolti, ma Bonolis ha compiuto la “missione”, come l’ha definita il direttore di Canale 5 Massimo Donelli.

Bonolis inadeguato come oratore dotto

(A fil di rete di Aldo GrassoCorriere della Sera) Il senso della vita o il senso del palinsesto? Per il ritorno in prima serata della trasmissione che più gli sta a cuore, Paolo Bonolis ha invitato Walter Bonatti, sulla cui vita pesa come un macigno, a proposito della conquista del K2 (1956), una vergogna nazionale. Per anni si sono sparsi veleni su Bonatti, si è accennato a misteriosi sabotaggi delle bombole. Dopo 50 anni finalmente la verità: Bonatti consegnò con sforzo indicibile ai due compagni le bombole d’ossigeno necessarie per raggiungere la vetta e da questi fu abbandonato, rischiando la morte.

Questo sì che è senso della vita. Peccato che Bonatti sia apparso verso mezzanotte. Alle 21.30 c’era Christian De Sica a promuovere il suo ennesimo cinepanettone, a raccontare per l’ennesimavolta le stesse, inutili cose. Bonolis ci tiene, eccome!, a questo programma, per lui «Il senso della vita» rappresenta il riscatto da tutta la spazzatura che è «costretto» a produrre per non venir meno al senso degli affari (Canale 5, domenica, ore 21.14). Solo che è obbligato a combattere, e a soccombere, contro due fantasmi retorici: la pretenziosità e l’inadeguatezza. Anche lui compila liste, anche lui s’interroga sul dolore universale, anche lui crede nella realtà della salvezza, anche lui vuole impedire di vivere e morire in pace a coloro che hanno troppa buona coscienza. Però è pretenzioso e lo spasmo salvifico non tollera il barocco: non appena si atteggia a «finto colto» o dice frasi tipo «mi è sovvenuta notizia che…», il senso del ridicolo lo travolge impietosamente.

Bonolis è storicamente inadeguato al compito che si prefigge con questo programma, sia che usi come spalla Luca Laurenti o quello spiritosone di Piergiorgio Odifreddi. A rendere un oratore credibile, diceva Aristotele, sono l’intelligenza, la virtù e la benevolenza. Quando manca una di queste tre caratteristiche, la sua credibilità è compromessa. Non sappiamo dire quale, ma l’impressione è che a Bonolis una delle tre caratteristiche manchi sempre.

Il senso di Bonolis per la vita

(di Alessandra ComazziLa Stampa) Ce l’ha fatta, Paolo Bonolis, a portare il suo «Senso della vita» in prima serata su Canale 5. Tre milioni 704 mila spettatori, d’altronde su Raiuno c’era il ritorno del popolarissimo «Medico in famiglia» senza Lino Banfi, se ne parlerà presto, 6 milioni 387 mila spettatori, e anche Raitre dava il suo filo da torcere con il ritorno di «Report» e una bella, spinosa, complicata inchiesta di Giovanna Boursier dedicata all’intreccio tra Fiat e Chrisler, 3 milioni 501 mila spettatori. Programma complesso, «Il senso della vita», tutto giocato sulla personalità di Bonolis. Che unisce la bravura di conduttore, il cinismo, l’umanità, la capacità di commuoversi, la caparbietà, pure. Questa trasmissione è dunque l’essenza del bonolisismo: lo spirito divulgativo, sviluppato con Odifreddi che ci dice se sia nato prima l’uovo o la gallina (l’uovo); l’esagerazione: definisce «immensa» la figura di Christian De Sica, ohilà; la comicità, che sviluppa nel gioco da Fratelli De Rege, o da clown bianco e «tony», con Luca Laurenti; la capacità di mettere a proprio agio gli ospiti, come l’assai simpatico Ligabue; il gusto della contaminazione; la compassione: che per lui significa far raccontare a una mamma sfortunata la sua storia. Non si dica, però, che è speculazione sentimentale: la giovane donna lo guardava davvero con aria riconoscente.

Uno show riuscito con qualche eccesso

(di Marco MolendiniIl Messaggero) Aveva ragione Bonolis, che da tempo aspettava di poter riprendere in mano il suo Senso della vita. C’è voluta la sua ostinazione e una serie di flop a convincere Canale 5 che era il momento di dargli soddisfazione. E Paolo l’ha avuta, non senza qualche patema. Il suo Senso ha retto all’urto degli ascolti (il 16,56 per cento di questi tempi non è da buttare e la cosa, per una rete commerciale, ha la sua importanza. Ma soprattutto ha retto al passaggio dalla seconda alla prima serata.

Lo show, ospitato da uno splendido studio firmato da Castelli, è curato, lontano dal clima sgangherato di tanto intrattenimento televisivo. Certo, qua e là, nella cucitura del programma si avvertono i timori d’ascolto: i duetti con Laurenti (che pure funzionano) sono troppo dilatati, specie l’infinito gioco sui cinque buoni motivi per essere il papa, come è allungata all’infinito la foto-chiacchierata con Ligabue, meglio allora il dialogo d’apertura con Christian De Sica (sia pure promozionale) o il simpatico avviso sul quesito è nato prima l’uovo o la gallina, brillantemente risolto dal matematico Piergiorgio Odifreddi (è nato prima l’uovo), mentre rischia di assumere un tono speculativo il ricorso alla storia strappacuore della mamma coi due figli gravemente malati.



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