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Recensione a basso costo: Acciaio, di Silvia Avallone

Creato il 20 febbraio 2016 da Mik_94
L'adolescenza è un'età potenziale.
Recensione a basso costo: Acciaio, di Silvia AvalloneTitolo: Acciaio Autrice: Silvia Avallone Editore: Bur – Rizzoli Numero di pagine: 357 Prezzo: € 5,90 Sinossi: Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d'uscita. Poi un giorno arriva l'amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l'amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Silvia Avallone racconta un'Italia in cerca d'identità e di voce, apre uno squarcio su un'inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più.                                                  La recensione Recensione a basso costo: Acciaio, di Silvia Avallone La loro amicizia era diventata una cosa inesplosa, come i petardi difettosi rinvenuti il giorno dopo. Quelli che ti cavano un occhio, se li raccogli dal marciapiedeFrancesca e Anna – tredici anni, quasi quattordici – si schizzano, si rotolano nella sabbia e attirano sguardi indiscreti, sulle spiagge di una Toscana che non riconosci: grigia, radioattiva, industriale. Angosciante. Eccola lì, una spallina del costume che scivola giù. Eccolo, il triangolo del bikini che si sposta e si infila ovunque, lasciando ben poco all'immaginazione. Ci fanno caso a quanto sono diventate belle di botto, a quanto piacciono, loro due, mentre fanno i giochi stupidi di sempre e fanno girare la testa ai ragazzi del quartiere? C'è chi, con il binocolo alla mano e i pantaloni gonfi sul davanti, le guarda e fa pensieri strani: un genitore fin troppo apprensivo, un amico di famiglia ritrovato, un operaio in pausa caffè... Nuotano, e a largo c'è l'Elba. Saranno mai abbastanza forti le loro braccia, per portarle d'un fiato fin lì, a cavallo di un'onda? Non sanno ancora, infatti, che la loro amicizia è destinata a finire presto – una andrà al classico, un'altra al professionale; una vuole bene all'altra come a una sorella, e l'altra la ama come pare sia sconveniente amare una ragazza – e che da via Stalingrado, un labirinto di casermoni a pezzi e motorini truccati, non si scappa mica. La periferia è un destino, la terra all'orizzonte un miraggio sfocato. Insieme alle due, ingenue e fatali, con i poster di Britney Spears alle pareti e gli sguardi estranei fissi addosso, i parenti – padri troppo assenti o troppo presenti, mamme similmente vittime – e gli amici, a un bivio. Quel fratello così invidiato, Alessio, che eppure muore d'amore per l'inarrivabile Elena e campa di strisce di coca, turni faticosissimi, vita spericolata. Quei soliti amici suoi, Cristiano e Mattia, che con le adolescenti del quartiere hanno i flirt e, talora, i figli. E su di loro, nell'Italia delle centomila lire e Berlusconi, le luci tremolanti delle tivù, che trasmettono in sincrono la caduta delle Torri Gemelle, e l'ombra della Lucchini, che a tanti dà la vita – con le occasioni lasciate in eredità alle generazioni future, gli incarichi a tempo (in)determinato – e a qualcuno la morte. Le temperature di fusione sono altissime, infatti, i walkman non sovrastano il rumore assordante e sono lunghi, i turni, per permettersi un tuffo nel blu. Come separi il ferro dal carbonio, uniti insieme in una lega metallica? Come spezzi un'amicizia in due, un cuore, e sperare di tirare avanti? Acciaio, in whishlist dal giorno dell'uscita, a metà strada tra il romanzo d'inchiesta e quello di formazione, è l'esordio nostrano che guardava a Niccolò Ammaniti – la sua periferia, i tocchi pulp, i nuovi miserabili - e a cui, qualche tempo dopo, avrebbe guardato Valentina D'Urbano, amatissima da queste parti. Recensione a basso costo: Acciaio, di Silvia Avallone Sono passati sei anni. Facevo il liceo, mi sembra, e la Avallone era ovunque mi girassi: amici non lettori, perfino, mi parlavano di un vagheggiato amore saffico, nocche livide, colate incandescenti. Acciaio faceva discutere e vendeva, sì, ma non ero curioso neanche un po'. Esploravo altri generi, all'epoca, e le storie suburbane sarebbero arrivate sul mio scaffale soltanto qualche estate fa – prima con i Gemelli e la Fortezza, poi con l'indimenticabile Graziano Biglia e le figure della inventata Ischiano Scalo. Tutti ne parlavano. E allora perché parlarne ancora? Tutto era stato detto. E allora cos'altro aggiungere? L'ho riscoperto solo adesso e l'ho letto lentamente: un esame dai giorni contati, che forse andrò a dare mercoledì o forse no, e climi afosi, tra le pagine. Una vicenda per cui mi viene in mente un aggettivo preciso, torrida, e un rapporto al femminile di amore e odio, gelosie e confidenze, che vagamente mi ha reso queste Francesca e Anna molto simili a Lila e Lenù, che però popolano un'altra città e altre saghe – acclamate, a giusta ragione, come eroine di un capolavoro contemporaneo. Acciao l'hanno amato e l'hanno odiato invece. Forse, lo amano più all'estero, da quel che leggo. Io sono il tipo che preferisce stare in mezzo. In mare aperto. Perché è scritto benissimo o, se benissimo non è scritto, comunque è scritto come piace a me: suggestivo, vigoroso, sferzante. E perché, d'altra parte, raccoglie personaggi - e purtroppo luoghi - comuni, e inevitabilmente non tutti affascinano allo stesso modo. Spettacolo voyeuristico e verisimile che non ha occhi che per loro. Gli si perdonano, perciò, le svolte irrisolte e i drammi mancati: le tragedie colpiscono loro, poco noialtri. Non si urla all'ingiustizia, alla vita che è una gran bastarda, se sembravano inevitabili. Le storie che vi nominavo, che lo abbiano preceduto o seguito poco importa, hanno più anima e più pancia. Come il metallo di cui porta il nome, il romanzo è duro e tagliente. Ma come quell'acciaio lì è anche freddo, al tatto. Ritiri la mano, ma prima getti il sasso. O era l'uniposca rubato? Quello, sui muretti e nei libri, con colori sanguigni, ti racconta di tutti loro e di un'isola che potresti sfiorare con un dito: se non fosse per la pigrizia, se non fosse per la paura... Quando ci mette il sole a cancellare amicizie ed amori a inchiostro dalle panchine? Il mio voto: ★★★ Il mio consiglio musicale: Vasco Rossi – Albachiara

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