Magazine Libri

Recensione anime "Lamù la ragazza dello spazio (Urusei Yatsura)" di Rumiko Takahashi

Da Valentinabellettini

Recensione anime "Lamù la ragazza dello spazio (Urusei Yatsura)" di Rumiko Takahashi










Quando la fantasia è al servizio della risata


Sono mesi che durante la pausa pranzo mi sintonizzo su “Anime Gold” (canale 285 del digitale terrestre) per guardare “Lamù la ragazza dello spazio”; venerdì scorso c’è stata l’ultima puntata, di conseguenza, eccomi a scrivere la recensione.
Come tutte le serie di Rumiko Takahashi, anche Lamù è longeva, infatti conta ben 218 episodi di pura ilarità, dove si mostrano situazioni, eventi, ma anche persone, esageratamente assurde, non a caso il titolo originale “Urusei Yatsura” lo si potrebbe tradurre con “gente fastidiosa” (oltre al gioco di parole dato da “urusei” che nel carattere kanji può essere tradotto come “stella/pianeta Uru” - sebbene il nome del pianeta di Lamù sia Oniboshi, ossia il pianeta degli Oni -); normalmente una definizione del genere non andrebbe a favore dell’opera, ma questa serie è una parodia della società moderna e del folklore giapponese (spesso i personaggi incontreranno miti e leggende, in altri casi saranno gli stessi protagonisti a interpretare gli eroi della storia), ma ciò che la rende così amata è senza dubbio la bellissima Lamù, che dalla sua prima apparizione nel 1981 (1983 in Italia) è ancora oggi una delle maggiori icone dell’animazione giapponese.
La storia comincia presentando Ataru Moroboshi, un liceale vagabondo, stupido, e pure sfortunato, che tra i suoi passatempi preferiti ha quello di correre dietro alle belle ragazze (qualsiasi, per intenderci) importunandole in maniera ossessiva, questo nonostante sia fidanzato con una romantica ragazza, acqua e sapone, di nome Shinobu. Un giorno (parliamo dell’anime perché nel manga è leggermente diverso), Ataru viene prelevato dalle autorità giapponesi in quanto scelto per affrontare la sfida che determinerà il destino della Terra: gli Oni, infatti, vogliono invadere il nostro pianeta, ma hanno concesso una possibilità di scampo nel caso in cui Ataru, il rappresentante della nostra razza, riesca ad afferrare, entro dieci giorni, le corna della figlia del capo degli Oni, Lamù, una sexy ragazza-orco vestita solo di un bikini tigrato. Desideroso di approfittare della situazione, durante la sfida Ataru si getta a capofitto più volte senza arrivare minimamente a toccarla, complice la capacità di volare dell’aliena. Per motivarlo, Shinobu promette ad Ataru che lo sposerà in caso di vittoria,quindi il ragazzo s’ingegna e strappa via il reggiseno a Lamù, che impegnata a coprirsi non riesce a sfuggire ad Ataru, il quale riesce finalmente nell’impresa. Vittorioso esclama: “io voglio sposarti!”, frase che Lamù pensa sia rivolta a lei quando in realtà era per Shinobu, ma tutti lo hanno sentito, persino la troupe televisiva che è pronta a testimoniare, ma quel che è peggio, è che Lamù spiega che nel suo pianeta la promessa di matrimonio è estremamente vincolante, il che significa che diventa automaticamente sua moglie. Intuendo l’indole del ragazzo, Lamù gli mostra, inoltre, cosa gli accadrà se oserà tradirla: lo tempesta con delle scariche elettriche!

Questa reazione di Lamù nei confronti di Moroboshi è solo la prima di una lunga serie, tanto che il playboy finirà per trattarla male e detestarla, ma, paradossalmente, anche ad amarla. Nelle rare occasioni in cui la ragazza decide di tornare al suo ufo per un po’, o quando la vita della bella Oni è in pericolo, Ataru si rivela essere il più appassionato degli innamorati, per questo Lamù gli resta sempre accanto, fiduciosa nei veri sentimenti che, sotto sotto, il ragazzo prova per lei. Un rapporto controverso come quello di Ataru e Lamù non l’ho visto trattare in nessun’altra opera; spesso mi sono chiesta come facesse Lamù a sopportarlo e perché continuasse a stargli dietro visto che il più delle volte si comporta come un bastardo senza cuore (e ho addolcito la definizione). Le volte in cui dimostra di volerle bene non sono sufficienti a coprire quelle in cui la tratta male, ma Ataru è così, o lo si ama o lo si odia; per chi ha a cuore Lamù, anche solo pensare di poter “amare” Moroboshi è una parola grossa, quindi diciamo piuttosto che occorre imparare ad accettarlo così com’è, inoltre, ci pensano gli altri personaggi a dargli una lezione quando serve, sebbene in maniera esagerata, ma il concetto di esagerazione fa parte del gioco dell’opera.
Tra i paladini difensori di Lamù ci sono i suoi fan, nonché compagni di scuola, Megane, Chibi, Perma e Kakugari; nel manga appaiano solamente all’inizio, ma nell’anime sono costantemente presenti, addirittura sono protagonisti di interi episodi, specialmente Megane, ossessinato da Lamù tanto d’avere dei suoi poster in camera. Coloro che si preoccupano del modo in cui è trattata Lamù sono infatti dei ragazzi che hanno un debole per lei, tra questi, c’è anche Shutaru Mendo, un galante erede della Mendo Conglomerate, perciò il ragazzo più ricco del Giappone. Tronfio di sé e del suo aspetto, Shutaru fatica a credere che Lamù sia interessata a un tipo inetto e bruttarello come Ataru, e si tratta di un’antipatia reciproca, poiché i due entrano costantemente in competizione: i siparietti che vedono Ataru e Shutaru scontrarsi (Ataru blocca la katana di Shutaru semplicemente a mani nude) sono presenti in ogni episodio, scatenati da qualsiasi pretesto, inclusa la corte (anche qui) verso qualunque ragazza. Ciò dimostra come i due siano simili nonostante le apparenze, non a caso sono entrambi attratti anche dalla dottoressa (shintoista ed esorcista) Sakura, più grande di loro e nipote del monaco Sakurambo. Una cotta per l’affascinante donna la prova anche il piccolo Ten, dispettoso cugino di Lamù, nonché l’altro personaggio con cui Moroboshi è in continua lotta (frequenti le scene in cui Ten soffia del fuoco su Ataru e questi si difende a colpi di “padellate”). L’intreccio tra questi personaggi dovrebbe già creare sufficiente scompiglio, specie all’inizio con il triangolo amoroso tra Lamù, Ataru e Shinobu, che poi vede quest’ultima stufarsi dell’indecisione di Ataru e innamorarsi di Mendo, che non è poi tanto diverso dall’altro poiché appunto guarda Sakura, che a sua volta non ha interesse per nessuno in quanto è fidanzata con Tsubame (un mago che pratica magia nera) che è un ragazzo di così poco carattere che Sakurambo si oppone al fidanzamento (e qui zio e nipote lottano invocando degli spiriti), insomma, ce ne sarebbe abbastanza, invece l’autrice aggiunge la complessa vicenda  di Ryunosuke e suo padre: la ragazza, orfana di madre, è stata educata fin dall’infanzia come un figlio maschio, e il padre nega tuttora la sua evidente femminilità,costringendola a vestirsi da uomo, a nascondere il seno sotto delle fasciature, senza contare che molto spesso approfitta della sua buona volontà per farle svolgere i lavori più pesanti (forza che le deriva dai duri allenamenti delle arti marziali), il che sfocia inevitabilmente con dei litigi, che vanno da semplice zuffe a vere e proprie battaglie. Personalmente, la lotta di Ryunosuke per la propria indipendenza e femminilità fa parte degli episodi che mi hanno appassionato di più, al di là dei divertenti equivoci che nascono a causa del suo mascolino modo di porsi (conquista più ragazze di Mendo e Ataru!). Purtroppo, come tutte le storie racchiuse in quest’anime, non si viene a capo della vicenda, e non si può fare affidamento sulle sporadiche giustificazioni del padre poiché si rivelano essere per lo più menzogne, anche se ho ipotizzato che questi suoi comportamenti derivino dal fatto che Ryunosuke assomigli molto alla madre, e il padre soffre talmente la sua mancanza che non può sopportare di vederla riflessa nel volto della ragazza...

Poco fa ho accennato che Lamù racchiude tante storie, infatti penso che sia l’opera della sensei Takahashi più ricca di personaggi. Persino i genitori di Ataru e di Lamù, oltre ai familiari di Shutaru (in particolare la bizzarra sorella Ryoko, che mette costantemente in pericolo il fratello) hanno un proprio spazio negli episodi, ma la maggior parte del tempo lo scenario è quello della scuola di Tomobiki, cui si vanno ad aggiungere, oltre ai personaggi prima elencati, lo stravagante Preside che improvvisa feste e recite (oltre che a passare le giornate in compagnia del gatto Kotatsu) e il Professor Onsen, la vittima preferita degli scherzi dei liceali (anche lui innamorato della dottoressa Sakura). Spesso vediamo anche le amiche aliene di  Lamù,ossia la grintosa Benten, la fredda regina delle nevi del pianeta Nottuno, Oyuki, e la dolce-finchénon-si-arrabbia Ran.

Ecco, anche gli episodi che vedono protagoniste Ran e Lamù sono tra i miei preferiti, perché la ragazza dai capelli rosa ha un caratterino particolare: Ran si mostra amica di Lamù quando in realtà ha un grande rancore nei suoi confronti, e non solo perché fu l’unica vittima nelle marachelle di quand’erano bambine, ma soprattutto perché innamorata di Rei, il bellissimo ex-fidanzato di Lamù, che essendo ancora perso per Lamù, non riesce ad accorgersi delle attenzioni di Ran. La ragazza, intanto, si da un gran daffare a preparargli prelibatezze d’ogni tipo, infatti il punto debole di Rei è l’appetito insaziabile: dietro l’affascinante ragazzo si nasconde un Oni gigante e grottesco!La presenza di Rei è per Lamù un’ulteriore occasione di far ingelosire Ataru, nonostante lei non faccia nulla per motivare i sentimenti dell’Oni specie per non suscitare la già collerica Ran, e l’”amica”, intanto, medita di vendicarsi cercando di sedurre Ataru. Ulteriore divertimento si presenta quando Ran si cimenta in strane invenzioni, del resto, come quando Lamù porta degli oggetti dal suo pianeta.
Altri personaggi degni di nota sono: la principessa Kurama che ha bisogno di un uomo per il proseguimento della sua specie (è un pianeta  governato dai tengu, figure mitologiche simili a corvi); le tre ragazzine aliene Sugar, Ginger e Pepper, in competizione con Lamù, Oyuki, Benten e Ran per diventare le delinquenti più temibili delle galassie; il bambino alieno amico di Ten Kintaro, che cavalca un orso; l’aggressivo gatto nemico di Ten, Torajima; la madre di Ten che è una vigilessa del fuoco, inconsapevole che il figlio è un incendiario; il capo della banda dei teppisti della scuola rivale a Tomobiki, Soban, il quale è innamorato di Shinobu e capita dal nulla per inseguirla, lasciando un polverone dietro di sé; infine, la dolce volpe Kitsune, anche lei cotta di Shinobu perché le ha salvato la vita, un personaggio che regalerà momenti magici e romantici agli spettatori.  

Se la vicenda di Ryunosuke e il padre può sollevare dibattiti sull’identità sessuale, un’altra vena di malizia si presenta con i personaggi di Tobimaro e Asuka, rispettivamente, fratello e sorella. Sebbene siano personaggi che appaiono molto tardi nell’anime, non si riesce a ignorare la situazione che portano, e non di certo per i rapporti che questa famiglia ha con quella di Mendo (il che è solo un pretesto per presentarli), quanto per il fatto che non si nasconde che Asuka sia innamorata del fratello. Ma c’è una spiegazione logica: la ragazza è cresciuta secondo la  tradizione della famiglia, ossia ha vissuto come in clausura, isolata dal resto del mondo, e lontana dal sesso opposto, ciò però l’ha resa fragile e vulnerabile, tanto che esce di casa solo con una possente armatura, se poi durante una delle sue prime uscite s’imbatte in quel viscido di Ataru, allora si riesce a comprendere facilmente perché scappi dai ragazzi urlando e distruggendo tutto ciò che incontra (è inconsapevole della grande forza fisica che possiede). L’unico di cui Asuka si fida è il fratello Tobimaro, infatti è l’unico ragazzo che si mostra dolce e paziente anche se gli abbracci della sorella gli costano ossa e vertebre rotte, solo che Asuka, sempre per colpa dell’isolamento, non conosce il concetto di “fratello”...

Dopo questo lungo elenco di personaggi e situazioni, torniamo specificatamente all’anime. Per quanto riguarda l’Italia, i primi 23 episodi sono stati divisi ognuno in due episodi distinti da dieci minuti circa, scelta che è stata fortunatamente abbandonata dal ventiquattresimo episodio in poi, infatti questi durano circa venticinque minuti l’uno. La trasmissione dell’anime è divisa in tre blocchi, e in Italia sono stati dati i seguenti titoli: “Lamù la ragazza dello spazio” dall’episodio 1 al 109, “Superlamù” dal 110 al 152, e “Le nuove avventure di Lamù” (dal 153 al 218). Dalle diverse trasmissioni ne consegue che ci sono stati diversi doppiaggi: in particolare mi ha colpito la seconda voce di Megane che ha caratterizzato il personaggio con la balbuzia; peccato che questa caratteristica si vada a perdere con il cambio di doppiatori. Le sigle sono allegre e rendono bene l’atmosfera, anche se trovo che siano meglio quelle cantate in giapponese, piuttosto che quelle completamente in inglese che risentono dell’influenza dell’America degli anni ’80 (accompagnate da immagini quali la macchina decapottabile, i murales e il juke box). Esistono anche due sigle italiane, una molto vecchia per cui non si conosce il titolo né il cantante:

e la più recente “Mi hai rapito il cuore” di Stefano Bersola non sono state inserite nella trasmissione ma sono presenti negli extra dei cofanetti DVD. Riguardo all’aspetto tecnico, c’è anche da dire che i disegni migliorano col tempo: si passa dai lineamenti un po’ da caricatura dei primissimi episodi a forme più definite che donano ai personaggi l’aspetto che ormai ben conosciamo. Fortunatamente la serie non è stata oggetto di censura perché trasmessa da reti private, ma rispetto al manga, l’anime presenta dei limiti dovuti al fatto che gli episodi non seguono l’ordine dei capitoli e sono per la maggior parte inconcludenti, in più sono stati aggiunti degli episodi originali che un po’ stravolgono personaggi e situazioni. Come sempre, il manga è più completo, e in questo caso anche dal punto di vista delle spiegazioni di alcune leggende e luoghi comuni; per chi interessasse, il manga è edito dalla Star Comics in 48 volumi. Si tratta comunque di una buona serie, scacciapensieri e già irresistibile coi soli personaggi, talmente sono carismatici. Sfido chiunque a non citare al termine di ogni puntata quel: “tesoruccio!” Il finale è di quelli che non finisce (in linea con la serie, appunto), dove si coglie l’occasione di una festa (il titolo dell’episodio è infatti “Festa d’addio”) per celebrare e riunire tutti i personaggi, ognuno con il proprio tormento(ne). Giusto Sakura ha una felice conclusione, per il resto si rimanda agli OAV e al manga, perché dopo così tanti episodi, la mancanza di questi chiassosi personaggi si fa proprio sentire.  --- Questa recensione è anche su TrueFantasy: rubrica Jappo W! ^^ ---


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :