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Recensione: Bellissimo, di Massimo Cuomo

Creato il 11 maggio 2017 da Mik_94

Ma i cicloni non hanno colpe: sono cose della natura [...] La bellezza di Miguel è nella natura delle cose. Accettando questo concetto, solamente così, si può riuscire a capirla, accetterla, rispettarla, amarla per quello che crea, per quello che distrugge, per quello che crea ancora.

Recensione: Bellissimo, di Massimo Cuomo

Sinossi: Miguel è bellissimo, di una bellezza rara e miracolosa che sin dalla nascita scatena un culto appassionato in tutta la popolazione della città. Il fratello maggiore Santiago assiste ammirato e intimorito alle prodigiose reazioni che la bellezza dell'altro suscita nel padre e nella madre, nei passanti, nelle vicine di casa che affollano il cortile, nelle pretendenti smaniose che lo incalzano ovunque. Ama il fratello più piccolo ma finisce per diventarne l'ombra. Così come Miguel cattura sempre la luce dei riflettori, a Santiago tocca invece il buio degli angoli nascosti. Gli sguardi delle donne sono tutti per il fratello, la sua bellezza mantiene in secondo piano ogni aspetto dell'esistenza del primogenito. La vita tuttavia non fa sconti a nessuno e anche Miguel dovrà, attraverso un faticoso apprendistato, cercare la via per un rapporto maturo con gli altri. Il romanzo è ambientato in Messico, uno scenario che illumina la storia dei colori del realismo magico. Tutti gli eventi sembrano risplendere di una luce mitica e leggendaria. Il conflitto tra i fratelli, il ruolo dei genitori, le storie d'amore, la violenza, i viaggi sono raccontati attraverso un'introspezione psicologica profonda e realistica, ma assumono al tempo stesso un'aura di leggenda. La storia si snoda fra dispiaceri, fughe, rimorsi, ritrovamenti, abbandoni e illuminazioni, mentre seguiamo le vicende dei due fratelli, dei genitori, delle donne amate, degli abitanti del posto, tutti in modo diverso travolti e segnati per sempre da questo straordinario incontro con la Bellezza.

Quando mio fratello è nato avevo due anni. Lo guardavo di sottecchi, nascosto dietro le gambe di papà, e mi chiedevo se fosse possibile buttarlo nella betoniera - volevo fare il muratore e i moti concentrici della betoniera, sì, mi incantavano come poche cose al mondo. Mia mamma disse di no, era una brutta cosa da pensare, e offeso smisi di parlarle per un po'. Mi assecondarono nella scelta del nome, Diego. E come Don Diego de la Vega, altro incanto dei miei due anni, mica Maradona. Sono da ventun anni il fratello maggiore di un fratello più bello e precoce di me. Lì la causa dei capricci. Lì l'innocente richiesta di ucciderlo. Sono sempre stato o troppo magro o troppo grasso, mentre Diego - quattro chili di ciccia, gli occhi azzurri, biondissimo: l'opposto, insomma - rubava le attenzioni. C'era chi si chinava nel passeggino, chi lo fotografava facendo moine, chi scambiava la sua delicatezza per quella di una bambina. E c'ero io, messo momentaneamente da parte, che ingigantivo per gelosia i suoi pregi. Mio fratello oggi arriva al metro e ottanta, lavora lontano, ha amori qui e amori lì. A giugno compirà gli anni. Sempre un passo indietro, ma senza l'invidia dell'infanzia, ho pensato a me e lui, a noi, finché è durata la lettura di Bellissimo. Poi ho avuto voglia di chiamarlo e, cosa strana, ha risposto. Il primo romanzo di Massimo Cuomo che leggo me l'ha suggerito la Lettrice Rampante: blogger non di manica larga, che si esalta solo in presenza di pois, torte al cioccolato e un gatto in particolare.

Recensione: Bellissimo, di Massimo Cuomo

Ha scritto, tra le altre cose, che il titolo non peccava di presunzione. E Bellissimo è bellissimo davvero: potrei fermarmi qui. A una copertina che suggerisce tanto, a un superlativo assoluto che dice tutta la verità e nient'altro che la verità. Il romanzo dell'autore che ha tradito il Veneto per il Messico racconta la storia di una famiglia benedetta da una nascita miracolosa. Siamo nell'esotica Mérida, un paesello dell'America Latina, e diverse generazioni di Moya sbirciano il neonato oltre il plexiglass: tutti i bambini sono belli per le loro mamme, ma Miguel di più. Se ne accorge Santiago, cinque anni, che per la prima volta vede sorridere il padre e brillare di luce riflessa la madre. Miguel non solo ha i tratti cesellati di una statua ma, morto e risorto, è stato anche graziato dalla Vergine Maria. Parenti e compaesani lo accolgono con banchetti, musica e botti, e lo stesso carnevale lo seguirà fino all'adolescenza.

Recensione: Bellissimo, di Massimo Cuomo

Alle scuole elementari strappa baci alle compagne di classe dietro le agavi e, di lì a poco, scoprirà la magia del sesso e il richiamo della libertà. Il ragazzino ruba fidanzate, lavori e attenzioni con un sorriso. Monopolizza gli sguardi. Ammansisce le bestie feroci - Pan, un cane randagio, è protagonista di un capitolo che mi ha letteralmente commosso - e a volte provoca resse e litigi. La maledizione, quella, di chi ha ogni donna amante e ogni uomo nemico. Finché un giorno non prende e va. Con la Ford rossa del nonno, guidata senza patente; una Polaroid con cui profanare templi sacri e immortalare splendori naturali; un fratello maggiore che non sta mai al passo (ma su una panchina legge Cent'anni di solitudine e, intanto, si innamora di Soledad). Bellissimo ha pochi dialoghi e tante suggestioni sparse, musi lunghi e straordinari momenti di tenerezza. Un Cuomo perfetto che, se non fosse per la nota biografica nel risvolto di copertina, scambierei per uno scrittore caraibico. Da fratello qual è, cura il viaggio a ritroso di Santiago - una farfalla che si credeva cactus - tra letture che facilitano il compito a Cupido, circensi tentatrici e balli nella polvere. Miguel ha lasciato dietro di sé fotoricordo, cocci e qualche storia impossibile. Quel ragazzo che si macchia di disastri e flirt è infatti già leggenda dov'è passato. Bellissimo è un inseguirsi senza tregua e forse senza raggiungersi. Su una fuga lunga una vita. Su un amore che è saziarsi. Su quegli abbracci da cui ci si ritrae d'istinto, per disabitudine o paura di un altro pugno in faccia, che portano a casa.


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