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Recensione di Carve the Mark. I predestinati di Veronica Roth

Creato il 25 febbraio 2017 da Leggere A Colori @leggereacolori

Recensione di Carve the Mark. I predestinati di Veronica RothTitolo: Carve the Mark. I predestinati
Autore: Veronica Roth
Pubblicato: Gennaio 2017 da Mondadori
Genere: Fantasy, Young Adult Collana: Chrysalide
Formato: Copertina Rigida Pagine: 503
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Cyra e Akos vivono in una Galassia costantemente percorsa da una forza vitale conosciuta con il nome di “corrente”. Nel loro mondo, ogni essere umano possiede un potere unico (un “donocorrente”) ma sono pochi a essere anche “predestinati”, ad avere cioè un destino ineludibile cui andare incontro. Cyra e Akos sono tra questi.

Era come se mi conoscesse, come se sapesse qual era l’unica cosa che poteva dire per tentarmi. Non era il sollievo dal dolore che desideravo sopra ogni altra cosa, ma l’indipendenza.

Akos abita con la sua famiglia su Thuvhe, il pianeta di ghiaccio. Figlio di un contadino e di una sacerdotessa-oracolo, Akos sa di appartenere al gruppo dei predestinati: coloro cui la vita non ha semplicemente assegnato un futuro ma un fato, un destino che dovrà necessariamente compiersi.

La sua quotidianità viene bruscamente interrotta dall’incursione nella sua casa di alcuni soldati che dopo aver ucciso il padre, lo rapiscono insieme al fratello Eijeh. Mandante del rapimento è il tiranno Ryzek, Signore di Shotet e fratello della giovane Cyra. Cosa può aver spinto uno spietato dittatore a voler rapire due giovani ragazzi, uno dei quali ancora bambino? I loro fati. Il destino di Akos è, infatti, quello di morire al servizio dei Noavek, la famiglia cui appartiene Ryzek. Ad attendere Eijeh è invece una vita da oracolo, con la conseguente capacità di vedere gli eventi futuri prima che questi diventino reali. Trasportato a Shotet, Akos incontra Cyra, il cui donocorrente (di cui Ryzek non esita a servirsi con brutalità e cinismo) consiste in un potere capace di provocare dolore sia su di sé che sugli altri. Solo Akos sembra esserne immune e capace, al contrario, di portare sollievo alla giovane Cyra con il tocco delle sue mani. Mentre la ragazza non può negare di avere bisogno della presenza di Akos, lui le chiede di insegnargli a combattere per poter liberare il fratello Eijeh. Così, mentre intorno a loro continua a farsi spazio un clima di violenza, intrighi e vendette, Akos e Cyra iniziano a conoscersi scoprendo che ad essere compatibili non sono solo i loro donicorrente ma le loro stesse vite.

Con una storia scritta seguendo le vicende dei protagonisti di I predestinati da due distinte angolazioni, Veronica Roth mostra al lettore le diverse sfaccettature dell’animo umano: i timori, i desideri e i tanti dubbi con cui ognuno di noi deve imparare a confrontarsi. In questo modo, il pianeta-nazione di Thuvhe (diversissimo da una qualsiasi delle nostre città), appare popolato da uomini e donne nei quali è possibile rispecchiarsi, riconoscendo in loro qualcosa del nostro stesso modo di sentire la vita.

Approfondimento

Primo capitolo della nuova saga Carve the mark della scrittrice statunitense, I predestinati è una storia che regala al lettore la possibilità di seguire le vicende soffermandosi su aspetti diversi e su distinte chiavi di lettura. Da un lato, infatti, sarebbe interessante osservare anche solo il macrocosmo che la Roth ha immaginato, fatto di navi spaziali grandi quanto una città, di donicorrente, pozioni, oracoli, combattimenti nelle arene…, uno strano Universo cui il lettore si abitua gradualmente, imparando a conoscerne nomi, usanze e caratteristiche. C’è poi un secondo aspetto che riveste una grande importanza all’interno del romanzo: la presenza del dolore. Quello stesso dolore con cui Cyra deve convivere. Quel dolore con cui è stata costretta a identificarsi. Ma Cyra è più di tutto questo. È più del dolore che sente e che provoca. È una persona il cui valore non può essere quantificato. Una persona che sente il dolore ma che, non per questo, coincide con esso.

A nascondersi dietro il personaggio di Cyra è uno straordinario messaggio di speranza rivolto, come scrive l’autrice stessa, “a tutte le donne che soffrono di dolori cronici”. Un messaggio vitale che conferisce un essenziale valore aggiunto all’intero romanzo.



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