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Recensione: I Guardiani delle Anime - Il Veleno delle Streghe di M.P.Black

Da Zaffira01

Ebbene sì, M.P.Black non si smentisce mai e si dimostra ancora una volta instancabile, regalandoci un altro dei suoi avvincenti romanzi. Questa volta si tratta del seguito dei "I Guardiani delle Anime", serie inaugurata con "I Guardiani delle Anime - La maledizione della Regina" ( trovate la recensione qui ) nell'ormai "lontano" 2011.

 

Recensione: I Guardiani delle Anime - Il Veleno delle Streghe di M.P.Black

TITOLO:  I Guardiani delle Anime

SOTTOTITOLO:  Il Veleno delle Streghe

AUTORE: M.P. Black

CASA EDITRICE: Edizioni Domino

NUMERO DI PAGINE:260

ANNO DI PUBBLICAZIONE:  2013

GENERE: Paranormal fantasy

 

TRAMA

 

"28 giugno 1681. La Duchessa Angélique de Fontanges muore avvelenata per mano della famigerata Marchesa di Montespan, che trama per ottenere l'immortalità, e per farlo dovrà impossessarsi di una potente pozione. Francia, oggi: Jean Luc Lemaire e Charlotte de Lavoisiers non si conoscono, ma il destino sta per farli incontrare, perché i due, in un lontano passato, hanno vissuto una tormentata, e purtroppo breve, storia d'amore. Nel Quartier Generale dei Guardiani delle Anime, la Strega Annette e Jacob Ross si trovano a dover affrontare una nuova, disperata missione. Quella di impedire alla Marchesa di Montespan di reincarnarsi nella sorellastra di Charlotte e di assassinarla, per ereditare ogni bene lasciato dal padre, morto qualche tempo prima. Un'altra Strega potente, intanto, trama alle loro spalle per proteggere la reincarnazione della Montespan e, con lei, assumere il controllo del potere politico mondiale. I Guardiani delle Anime si troveranno così ad affrontare la loro missione più difficile, dove il confine tra la vita e la morte sarà davvero sottile."

 

RECENSIONE

 

Confesso che mi trovo, in questo momento, di fronte alla tanto temuta "crisi da foglio bianco". Cosa dire di questo libro, dei Guardiani delle Anime, di Jean Luc e Charlotte e degli intrighi che M.P.Black ha saputo intessere con abilità tra queste pagine?  

Sebbene di solito sia uno degli ultimi punti che tratto in una recensione, questa volta mi sento di partire dallo stile, anche perché della trama non si può parlare più di tanto per non svelare troppo e rovinare sorprese e colpi di scena. La prima parola che mi viene in mente per descrivere il modo in cui M.P. Black scrive 

(scusate il gioco di parole) è "fresco": scrittura scorrevole, senza eccessivi fronzoli, lineare ma non così essenziale da risultare banale; sarà anche la qualità della carta della pubblicazione, di un bel bianco immacolato, ma si ha la sensazione di uno stile limpido. Insomma, è davvero un piacere leggerlo! 

Dovendo fare soltanto qualche appunto a questo proposito, ho riscontrato una certa ripetitività nella descrizione degli abiti seicenteschi: ho notato, infatti, che per le vesti maschili vengono usati gli stessi vocaboli e la stessa tipologia di abbigliamento, ma suppongo che non sia facile, per noi uomini e donne del XI secolo, "calarci nei panni" - e qui il paragone ci sta del tutto" - tipici della corte del Re Sole e, di conseguenza, descriverli come avrebbe potuto fare un vero uomo del XVII secolo.

E visto che questa volta mi sento di sovvertire la scaletta che, bene o male, le mie recensioni di solito seguono, ora parliamo un po' dei personaggi. Tra i miei preferiti c'è sicuramente Jacob Ross, il Primo Guardiano, con le sue spade Katana e i capelli lunghi che lo fanno assomigliare un po' ad un personaggio tipicamente giapponese. Spetta a lui, a parer mio, il merito di avere il carattere più profondamente delineato: tra le sue responsabilità e i suoi sentimenti, Jacob si trova spesso ad agire e soprattutto a pensare in modo contradditorio, tra l'autoritario e l'atteggiamento tipoco di chi sa che non può avere, a causa del ruolo che ricopre, ciò che vorrebbe. Ancora tormentato dal ricordo di Rose, la Maga che per anni gli è stata accanto come compagna e che è uscita di scena nel primo libro, ora il Primo Guardiano deve fare i conti con Annette, la sorella gemella di Rose, così simile a lei eppure radicalmente diversa.
Tuttavia, tra i Guardiani, questa volta è Andrè, esperto di tecnologie informatiche, ad avere il ruolo più importante nella missione fondamentale: impedire alla Marchesa di Montespan di reincarnarsi, aiutato in questo da Jean Luc e Charlotte, le reincarnazioni di due giovani che nel passato, ai tempi del Re Sole, si sono amati profondamente senza tuttavia avere la possibilità di coronare il loro amore. Ora i loro Spiriti Antichi li hanno portati a ritrovarsi, ma la loro unione, e più ancora la loro vita, è minacciata dalla sorellastra di Charlotte, Fraçoise e, come se non bastasse, anche dalla presenza di una Strega molto potente.

Il rischio dell'impresa è elevato e non tutto potrebbe andare come pianificato, mettendo tutto in discussione. In questo contesto ogni personaggio ha il suo ruolo, il suo spessore, il suo ruolo: ma, forse a causa dello spessore esiguo del libro, in alcuni casi l'attenzione alla psicologia dei personaggi viene sacrificata a favore della dinamicità e dell'azione. Questo, se da un lato impedisce di trovare la lettua noisa, ma anzi la rende avvincente e spinge a leggere il libro tutto d'un fiato, da un lato rende i personaggi poco incisivi. Insomma, il lettore li apprezza, condivide con loro le loro avventure, ma non gli rimangono impressi molto a lungo.

Uno dei più grandi ( si fa per dire ) difetti de "I Guardiani delle Anime" è la brevità della storia: niente da dire sul fatto che in questo modo è molto più abbordabile, soprattutto per quei lettori che non hanno molto tempo da dedicare alle pagine di un libro o per chi, un libro, lo apre solo sporadicamente, ma anche perché il lettore viene privato troppo presto di una buona lettura e perché lo sviluppo delle vicende, compreso il rapporto tra i personaggi principali, si trova "schiacciato" dallo sviluppo della trama. Gli stessi eventi narrati, anche se sono senza dubbio interessanti, si svolgono con un ritmo un po' inverosimile, troppo accelerato, almeno per i miei gusti. Rimane comunque affascinante questo alternarsi di passato e presente, questo calare il presente nel passato e far vedere come il passato è assolutamente e inscindibilmente legato al presente. La Marchesa di Montespan, poi, è una donna che fa venire i brividi, ma anche la sua amica Chapelain non si può dire che scherzi.

Bisogna  dire però che l'azione c'è, i colpi di scena pure, il finale ... anzi no, su questo non vi dico proprio nulla, leggetevi il libro se volete saperlo! Tornando a noi, ci sono molti spunti interessanti ma che a volte, purtroppo, vengono sviluppati in modo un po' sintetico. Malgrado questo, il libro si legge tutto d'un fiato, ma questo non deve più di tanto stupire se andiamo a vedere i trascorsi letterari di M.P.Black, che ormai non si contano più sulle punte delle dita. E sono sicura che si riprendessi in mano "Lisa Verdi e il Ciondolo Elfico", suo libro d'esordio, il percorso di evoluzione e miglioramento sarebbe evidente.

E infine, consentitemi di augurare un "in bocca al lupo" all'autrice, visto che a breve uscirà una sua nuova fatica che non mancherò di agiungere alla mia libreria. E voi, avete già letto i libri di M.P. Black?


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