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Recensione: La tristezza ha il sonno leggero, di Lorenzo Marone

Creato il 11 marzo 2016 da Mik_94
Io non voglio stare meglio. Io voglio stare bene.
Recensione: La tristezza ha il sonno leggero, di Lorenzo Marone Titolo: La tristezza ha il sonno leggero Autore: Lorenzo Marone Editore: Longanesi Prezzo: € 16,40 Numero di pagine: 373 Sinossi: Erri Gargiulo ha due padri, una madre e mezza e svariati fratelli, È uno di quei figli cresciuti un po' qua e un po' là, un fine settimana dalla madre e uno dal padre, Sulla soglia dei quarant'anni è un uomo fragile e ironico, arguto ma incapace di scegliere e di imporsi, tanto emotivo e trattenuto che nella sua vita, attraversata in punta di piedi, Erri non esprime mai le sue emozioni ma le ricaccia nello stomaco, somatizzando tutto. Un giorno la moglie Matilde, con cui ha cercato per anni di avere un bambino, lo lascia dopo avergli rivelato di avere una relazione con un collega. Da quel momento Erri non avrà più scuse per rimandare l'appuntamento con la sua vita. E uno per uno deciderà di affrontare le piccole e grandi sfide a cui si è sempre sottratto: una casa che senta davvero sua, un lavoro che ama, un rapporto con il suo vero padre, con i suoi irraggiungibili fratelli e le sue imprevedibili sorelle. Imparerà così che per essere soddisfatti della vita dobbiamo essere pronti a liberarci del nostro passato, capire che noi non siamo quello che abbiamo vissuto e che non abbiamo alcun obbligo di ricoprire per sempre il ruolo affibbiatoci dalla famiglia. E quando la moglie gli annuncerà di essere incinta, Erri sarà costretto a prendere la decisione più difficile della sua esistenza...                                                La recensione Recensione: La tristezza ha il sonno leggero, di Lorenzo Marone Dlin-dlon! Il campanello che suona, di nuovo, e altre figure – adulti con neonati nell'incavo del braccio, fidanzate sconosciute, fratelli acquisiti – si riversano nel salotto di un appartamento che affaccia su Napoli. Sono come le onde del mare, non finiscono più. E il citofono rumoreggia. Ma il cibo è in gran quantità, un posto a tavola lo si può sempre aggiungere stringendosi giusto un po' e anni di feste insieme e vacanze al mare, all'indomani della fusione tra i Gargiulo e i Ferrara, hanno rafforzato l'abilità della dispotica padrona di casa a incastrare sedie tra sedie, coreografare i movimenti in cucina dei numerosi figuranti, non confondersi coi nomi e, soprattutto, con chi è figlio di chi. Gli occhi si sollevano dai piatti e il ciarlare cessa, se alla fine sopraggiunge Erri, il fratello maggiore, davanti al quale, lì per lì, non si sa bene cosa dire. Matilde l'ha tradito, ha le scartoffie della separazione per le mani e, impiegato nell'azienda del suocero, ha perso il lavoro dopo il famoso patatràc. Ora ha aperto una fumetteria, vive in un appartamento da scapolo nei Quartieri Spagnoli e, quarantenne stranamente impegnato per aver perso ogni cosa in un colpo solo, prova a farsi in quattro – o in cinque, o in dieci: quanti sono i suoi parenti vicini e lontani, esattamente? - per non perdere di vista il traguardo, prestare ascolto, dare a tutto e a tutti l'importanza che meritano. In giorni in cui si parla di tradizione e famiglie, in mesi in cui ho dato un taglio drastico alla mia, apro le porte a un simpaticissimo ragazzo di mezza età che ha l'opposto del mio problema: una casa strapiena e un albero genealogico dalle radici spesse, con in cima rami, rametti e qualche germoglio in boccio. Se Tizio sposa Caio, avevo letto non ricordo dove, e la legge consentisse loro di adottare Sempronio, il bambino cosa disegnerebbe, se è la sua famiglia che deve raffigurare con le tempere sul lavoretto di Natale? Tre omini stilizzati e nessuna donna (o il contrario), come noi tre – due figli e un padre – che da dicembre abbiamo imparato a fare la lavatrice e a non trovare più nel bucato una camicetta lillà, un reggiseno? E il disagio nostro, ai brindisi di laurea o nei giorni di festa da inventare daccapo? E quello di Erri, che ha due mamme, due papà e fratellastri che non si contano? A sei anni, infatti, i suoi genitori hanno divorziato, ma dalle schegge di una coppia scoppiata sono venuti al mondo, in combinazioni da lui non contemplate prima di allora, una sorella – l'esilarante Flor, nata da Gargiulo senior e da una bella andalusa – e due fratelli, Giovanni e Valerio, nati però da mamma Renata e dal nuovo compagno, Mario.  Recensione: La tristezza ha il sonno leggero, di Lorenzo Marone E Mario, uomo dal cuore d'oro, dal matrimonio precedente ha portato con sé una figlia, Arianna: a quanto può valere ripetersi che non si può fare, che quella è la figliastra di tua mamma, se davanti a te hai la ragazzina più splendida e affranta mai incontrata? Dlin-dlon. Il postino suona, la Longanesi è il mittente e, nell'involto, ecco l'ultimo romanzo di Lorenzo Marone. Una storia nuova, verace, all'indomani di quindici mesi strani, come racconta l'autore nei ringraziamenti, che l'hanno reso una firma lanciatissima – la trasposizione di La tentazione di essere felici, con un gran cast, è attualmente in produzione – e, cosa più importante, genitore di un bambino che gli sonnecchia su un palmo di mano. Le parole magiche: speranza, rimpianto, felicità. Paternità, appunto. La struttura, che facilmente si adatterebbe a un cinema che sta prediligendo gli ambienti circoscritti, i flashback, i dialoghi brillanti, è semplice: un pranzo in grande, una riunione e, tra una portata e l'altra, il vai e vieni dei ricordi. Come siamo finiti qui, tutti riuniti attorno a un tavolo rotondo, e cosa sto combinando, si domanda l'insicuro Erri, mentre sbircia il telefono e la madre lo sgrida, come se non avesse ormai quarant'anni suonati, pochi capelli, mille contraddizioni e un nome assurdo, ma che personalmente adoro? Tra gli Sms in arrivo, una notizia spiazziante e le possibilità che genera. Recensione: La tristezza ha il sonno leggero, di Lorenzo Marone A capotavola, inoltre, che attira le attenzioni dei commensali picchiettando il bicchiere con la forchetta, il capofamiglia – be', uno dei due – che ha un annuncio serio da fare. In quel giorno raccontato con umorismo e malinconia, c'è gente che ha qualcosa da dirci, forse un altro peso da darci, e ci sono cose che il caro Erri ancora non sa. E c'è così tanto di te e di me, di ciò che siamo stati e di ciò che siamo, che ti aspetteresti un cameo di qualcuno che conosci, se non addirittura di un altro te stesso: il fidanzato random della sorellina ribelle, il vicino passato a chiedere in prestito un po' di farina... Lorenzo Marone, arguto e saggio, mi era piaciuto già la prima volta, ma convince senza riserve adesso, definitivamente, a un solo anno di distanza. Io che ai tempi di Cesare Annunziata mi domandavo tra me e me se la lieve retorica, il gusto aforistico, la frase ricamata fossero più caratteristica di Cesare, tenero e anziano misantropo, o del suo ideatore. I temi sono ricorrenti, la scrittura resta delicatissima e l'autore partenopeo - qui più a proprio agio, qui più lui - ci regala un ricco romanzo corale e personaggi filosofi su cui rimuginare, tra l'accogliente Mario, un Erri senza maschere e una Arianna che ha perso il filo della sua esistenza. Questo, per dire che i Sempronio della ostacolata stepchild adoption, gli Erri Gargiulo in surplus, i lit-blogger con una tessera mancante sopravviveranno ai vuoti, ai pieni e alle domande stupide, quando i disegni e i compiti in classe spingeranno la prof che ha marciato al Family Day a non nascondersi dietro un dito. Ci sono bambini allegri e bambini tristi, genitori cattivi e genitori buoni. Ma le famiglie tradizionali sono un mito da pubblicità anni Cinquanta, uno spot sui biscotti della prima colazione: normalità e casa sono vocaboli che insieme non stanno, come il sacrilegio del parmigiano sugli spaghetti con le vongole. La tristezza avrà pure il sonno leggero, perciò, ma la mano di Lorenzo, il suo passo discreto e una scrittura piena di sensibilità sono più leggere ancora: così la tristezza non apre gli occhi, ma, come per un miracolo tutto napoletano, ecco che si risvegliano le riflessioni sull'attualità, i sorrisi fiduciosi, i pensieri positivi. E la felicità, l'ospite che mancava all'appello, ti attenta ancora nelle pieghe di una giornata, e di una vita, no. Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Dolcenera - Ci vediamo a casa


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