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[Recensione] Le rose nere di Firenze di Michele Giuttari

Creato il 19 aprile 2012 da Queenseptienna @queenseptienna

[Recensione] Le rose nere di Firenze di Michele GiuttariTitolo: Le rose nere di Firenze
Autore: Michele Giuttari
Editore: Rizzoli
ISBN: 9788817045575
Numero pagine: 468
Prezzo: € 19,00
Voto: [Recensione] Le rose nere di Firenze di Michele Giuttari

Trama:
Una bellissima giovane dell’alta borghesia fiorentina soffocata nel suo appartamento, deposta nuda sul letto con una rosa nera tra le gambe; una donna uccisa e lasciata bruciare in una chiesetta sconsacrata, forse durante un rito satanico; un extracomunitario freddato a colpi di pistola sul Ponte Vecchio. È appena iniziata l’estate del 2004 e Firenze assiste scioccata a un’assurda escalation di violenza che sembra non avere un filo conduttore. Gli investigatori intanto si interrogano: bisogna dare la caccia a un serial killer che porta avanti un suo piano o a un sicario che agisce su commissione? E se invece si trattasse di un maniaco desideroso di rievocare l’orrore del Mostro? Il commissario Michele Ferrara, appena rientrato dopo il suo trasferimento a Roma, conosce bene il volto oscuro di Firenze, ma la verità non può emergere se qualcuno, dietro le quinte, si adopera per allontanarla. Forse un burattinaio influente pronto a tutto pur di rimanere nascosto. Deciso a stanare il colpevole, Ferrara sarà costretto ad affrontare l’indagine più insidiosa della sua carriera. Accettando la sfida dovrà però fare i conti con i fantasmi del passato e finirà per mettere in gioco addirittura la sua vita.

Recensione:
Di questo romanzo ho apprezzato in particolar modo le descrizioni dei luoghi. Lo stile è fluido e scorrevole, e l’attenzione per i dettagli paesaggistici rende ogni scena vivida e credibile come se si stesse osservando un’istantanea o un minuzioso dipinto. Firenze viene presentata sia dal punto di osservazione di un turista, che ne nota in primo luogo le bellezze artistiche e storiche, sia da quello di chi vi abita e ne conosce anche le vie più anguste. Proprio nelle ombre della società si dipana la storia: un intreccio molto complesso di nomi, personaggi e culture, che vanno da Firenze a Monaco, dalla città per bene ai bordelli, dalla comune vita di tutti i giorni alle molestie sessuali e alle logge massoniche dedite al satanismo.
L’intera narrazione è parecchio articolata, al lettore non è concesso di abbassare l’attenzione nemmeno per un attimo, e gli unici momenti di respiro sono, appunto, le bellissime panoramiche degli ambienti. Ci sono parecchi personaggi, ben delineati sia fisicamente che psicologicamente, ma talvolta è difficile seguire la vicenda che salta da un punto di vista all’altro, specificando solo dopo qualche paragrafo di chi o che cosa si tratta. Lo stesso schema espositivo riguarda anche la trama: per qualche capitolo si seguono le indagini sugli omicidi che terrorizzano Firenze, poi ci si sposta nell’ottica di chi uccide, e infine si ha anche uno spaccato della vita di personaggi il cui ruolo si svela soltanto nelle ultime pagine. In sostanza, è un romanzo consigliabile a chi ama gialli e thriller sui quali fare congetture ed elucubrazioni, non a chi cerca una lettura come svago.
Oltre alla documentazione impeccabile sulle città che fanno da sfondo alla storia, una nota di particolare merito riguarda l’attenzione dedicata alle strutture delle società segrete, delle sette sataniche e delle logge massoniche: si tratta di un labirinto sotterraneo nel quale è difficile dipanarsi, ma in questo caso il tentativo è riuscito in pieno. Due ottimi punti di forza che danno all’intero romanzo un tono avvincente e verosimile.
Un vero peccato, invece, che l’editing sia stato trascurato. Non ci sono errori grammaticali né refusi, è scritto in un italiano sciolto e leggero che non scade mai nel troppo erudito o nel volgare pur descrivendo anche scene crude, ma sono frequentissimi errori come puntini di sospensione non rispettati nel numero, virgolette isolate, segni di interpunzione ripetuti e perfino numeri scritti in lettere che fanno crollare la struttura della frase ad una prima lettura (ad esempio “le 10.10” diventa “le 10.io”). Anche i testi riportati, come lettere o articoli di giornale, non vengono quasi mai distinti dal corpo del testo da una spaziatura o da un corsivo.
Sorvolando su questi particolari grafici, tuttavia, mi sono trovato davanti ad un romanzo sì di difficile lettura, ma con una lodevole complessità di trama: certo non è facile intrecciare tanti fili e tutti così diversi, quindi il giudizio finale è comunque positivo.


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