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Recensione: Life, Animated

Creato il 18 febbraio 2017 da Mattiabertaina

Recensione: Life, AnimatedGenere: Documentario

Regia: Roger Ross Williams

Cast: Jonathan Freeman, Gilbert Gottfried, Owen Suskind, Ron Suskind

Durata: 91 min,

Distribuzione: I Wonder Pictures

La prima caratteristica che si nota in un bambino in età infantile è la sua capacità di sviluppare storie. La creatività, libera dai freni e dalle regole imposte dai più grandi, lo porta su mondi inesplorati, alla ricerca di un posto dove poter esprimersi e sognare. Il piccolo Owen, fino all’età di tre anni, si diverte con il padre a imitare i suoi personaggi preferiti, quelli che lo zio Walt (Disney) ha creato espressamente per lui. Ad un certo punto il suo comportamento cambia drasticamente. Non parla più, non interagisce più con la propria famiglia, come se un muro dividesse la sua mente, il suo corpo con il resto del mondo. Nessun esperto sembra capire cosa davvero stia succedendo al ragazzo, affievolendo qualsiasi speranza della famiglia. Un giorno, mentre il giovane è davanti alla televisione, il genitore sente Owen pronunciare una parola incomprensibile inizialmente (“giusavos”), ma che lo illumina, perché si riferisce alla battuta pronunciata da uno dei protagonisti (“just your voice”). Il padre capisce che per comunicare con lui è necessario usare i dialoghi dei film Disney, i cartoni che hanno accompagnato il piccolo per tutti questi anni.

Recensione: Life, Animated

Candidato all’Oscar come miglior documentario, Life, Animated è un film sul cinema e allo stesso tempo un’opera sincera e spontanea su come la famiglia Suskind ha trattato un tema così complesso come l’autismo. Il lungometraggio è spesso utilizzato come strumento di intrattenimento e di conoscenza; o, perché no, un mezzo di espressione artistica, come i grandi autori cinematografici hanno avuto modo di dimostrare con i loro lavori. Mai si poteva pensare al cinema come un percorso terapeutico, un modo per comunicare e interagire con le persone attorno a noi. I film della Disney sono in questo film il vero alfabeto di Owen, che impara proprio a leggere grazie alle videocassette che colleziona all’interno della sua camera. Attraverso le sequenze animate il ragazzo cerca di allacciare il proprio mondo con quello reale, seguendo una sorta di sceneggiatura in continuo mutamento.

In alcune scene del film, infatti, la sensazione è che i dialoghi tra Owen, la famiglia e i compagni di scuola vadano in contraddizione con il linguaggio e lo stile del documentario, che dovrebbe invece rappresentare la spontaneità degli interpreti e l’autenticità del racconto. Invece il regista Roger Ross Williams opta per un ibrido sia nello stile sia nel contenuto, mantenendo il contatto con i personaggi del film e allo stesso tempo cercando di tenersi in disparte senza alcuna interazione. Non solo l’autore presenta un ragazzo che utilizza un canovaccio prestabilito per vivere nell’attualità, estrapolando le qualità dei personaggi animati e la morale delle pellicole della Disney e utilizzandoli nella quotidianità, ma riesce a mischiare in maniera armonica il girato con le sequenze più rappresentative delle opere che non hanno mai lasciato solo Owen per tutta la sua vita. Realtà e finzione, che già compare nel contrasto del titolo Life, Animated, garantiscono una storia assolutamente autentica che offre una speranza tangibile per chi affronta questo problema. E lo fa con film che non lascia indifferenti chi lo guarda, ma al contrario cambia la percezione della vita. Se ciò accade, vuol dire che quella voce è arrivata a destinazione.

Voto: 4 su 5

Il trailer


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