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Reddito d’Inclusione o di Cittadinanza, dilemma all’italiana?

Creato il 02 maggio 2017 da Propostalavoro @propostalavoro

Reddito d’Inclusione o di Cittadinanza, dilemma all’italiana?

Da alcuni anni a questa parte, ci si lascia alle spalle ogni celebrazione del Primo Maggio con l'impressione che la Festa del Lavoro e dei Lavoratori si stia ormai trasformando in quella del Precariato e dei Disoccupati.

Una percezione dovuta sia al quadro ancora preoccupante fornito dai dati sull'occupazione, sia dal timore diffuso di fronte all'avanzare delle nuove tecnologie.

In un contesto così poco incoraggiante, dove l'ottimismo trova sempre meno spazio, non è una sorpresa che il tema del Reddito di Cittadinanza continui a riemergere nel dibattito pubblico, e in particolare nel confronto fra le due principali forze politiche italiane, il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle.

Il dubbio di base è comune – nel Mercato del Lavoro dei prossimi anni, ci sarà spazio per tutti? E in caso negativo, come assicurare un tenore di vita decoroso per gli eventuali esclusi?

Ad una prima lettura dei provvedimenti proposti dai due schieramenti, la differenza di approccio potrebbe tuttavia sembrare insanabile.

Da una parte, il Reddito d'Inclusione sostenuto dalla maggioranza e dall'Esecutivo a guida PD, in apparenza un'estensione delle varie forme di sostegno alle famiglie succedutesi nel tempo, che è però potenziata da passi concreti di promozione di Politiche Attive per il Lavoro.

Dall'altra, l'ormai famoso Reddito di Cittadinanza propugnato dal Movimento.

Reddito di Cittadinanza, o Universal Basic Incomesecondo la definizione, una cifra standard assegnata in base al solo requisito della cittadinanza, appunto, a prescindere dalla condizione personale, economica o lavorativa dei beneficiari.

Una prospettiva che certamente non manca di suscitare delle perplessità, anche di carattere etico.

Ma la soluzione pentastellata possiede davvero tali requisiti?

Da una lettura della proposta di Legge, e in particolare dell'art. 11 della stessa, possiamo concludere che, al di là del nome, il provvedimento non rispecchia affatto la definizione di "Reddito di Cittadinanza", in quanto prevede dei vincoli di condizionalità.

In particolare:

  1. L’importo varia in base al reddito già percepito e alla composizione del nucleo familiare;
  2. L’accento è posto sulla possibilità di riqualificarsi data al richiedente;
  3. Il rifiuto di oltre tre offerte di lavoro implica la revoca del sussidio.

Una circostanza che in teoria dovrebbe avvicinare, più che allontanare, i due fronti – nessun incentivo ad una cultura della nullafacenza, bensì un aiuto concreto per quanti necessitano un percorso specifico per rientrare nel Mercato del Lavoro.

Più esigenze di immagine e di partito preso che effettivo disaccordo, insomma?

Chissà; in ogni caso, per ora la linea guida è chiara: tutelare il Lavoro, anziché limitarsi a erogare denaro "a fondo perduto".

Andrea Torti


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