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Resident Evil 5: non per Soldi… ma per Denaro

Creato il 02 ottobre 2012 da Dietrolequinte @DlqMagazine
Resident Evil 5: non per Soldi… ma per Denaro

Dopo la visione di “Resident Evil: Retribution”, a Paul W.S. Anderson (blasfemo confonderlo con il quasi omonimo Paul Thomas Anderson regista di “Magnolia”) che lo scrive e dirige, il miglior complimento che si possa fare è che la pellicola meno orribile della sua filmografia resta il primo episodio della saga tratta dal famoso videogioco della Capcom. La serie, ahinoi, continua ad essere inspiegabilmente remunerativa e l’ennesimo finale aperto ci lascia intravedere il concreto rischio di un suo proseguimento. Di “Resident Evil: Retribution” si salvano dalla piattezza gli apparati scenografici e le musiche; per quello che concerne regia e sceneggiatura (cuore pulsante di un film, secondo una ormai vecchia scuola di pensiero abiurata dalla Hollywood 2.0) si rasenta invece il dilettantismo. Già all’inizio Anderson si rifugia nel riassunto, di chiara impronta televisiva, delle puntate precedenti, mostrando una tendenza all’ibridazione tra i mezzi che invece di arricchirne lo stile, sembra scimmiottarne i meccanismi più digeriti dal grande pubblico. Continuando nella visione, anche quello che potrebbe essere un interessante (sulla carta) incrocio tra cinema e videogioco, si riduce a una totale resa del primo nei confronti del secondo. La struttura a livelli, intercambiabili con un semplice click, gli inseguimenti, la mostruosità dei nemici, il parossismo delle esplosioni, diventano di fatto le uniche tappe obbligate di una narrazione che dimentica per strada caratterizzazione dei personaggi e sviluppo di una trama. In tal senso, il vuoto è urticante anche per gli aficionados della saga. La “resurrezione” di Wesker, ad esempio, dilaniato da un colpo di fucile in pieno viso nel precedente film, viene spiegato con una scrollata di spalle (di Alice/Milla Jovovich e di Anderson). I compagni di avventura della protagonista, poi, non pervengono nemmeno allo stato di personalizzazione più basso, essi sparano e basta, limitando i dialoghi al sottolineamento verbale dei loro gesti fisici. Gli unici scorrazzamenti che il lungometraggio compie, quasi controvoglia, nel campo propriamente cinematografico si risolvono in una serie di ruberie (pardon, omaggi) ad altre opere del genere fantascientifico. A quasi ogni inquadratura è possibile ravvisare l’impronta dell’originale da cui prende spunto.

una immagine di Milla Jovovich Michelle Rodriguez e Aryana Engineer 620x413 su Resident Evil 5: non per Soldi... ma per Denaro

“Resident Evil: Retribution” accenna ad una miriade di tematiche, contentandosi di adombrarle tutte e non svilupparne nessuna: la maternità di Alice, la sua clonazione, la sua resistenza al virus dell’Umbrella restano sullo schermo appena il tempo per giustificare l’ennesima capriola. L’accantonamento della componente horror della saga, questo sì consapevole e che segue l’identica scelta compiuta nel videogioco, priva questo episodio di un possibile riscatto artistico, poiché lo indirizza necessariamente verso la strada dell’azione pura, non molto congeniale a Paul W.S. Anderson, si vedano i pessimi risultati ottenuti in pellicole come “Mortal Kombat” o il recente “I tre moschettieri”. A proposito di quest’ultimo punto, sul lato propriamente action, si può sollevare un ulteriore motivo di disappunto. Sarà la saturazione del genere ma il film non ne esce bene nemmeno qui. Stilisticamente sembra vecchio di dieci anni: i ralenti che enfatizzano i salti, le inquadrature dall’alto che ne aumentano la resa visiva, l’unione adrenalinica tra musica metal e gli scontri con gli zombie, colpiranno probabilmente i più giovani mentre non resteranno sicuramente impressi nella memoria dei più smaliziati. Perfino il campionario di mosse di arti marziali con cui si battono le opposte fazioni viene preso dai capolavori orientali, come ha sinceramente ammesso lo stesso regista in un’intervista. Anderson, fortuna sua e dei produttori che lo finanziano, ha trovato la perfetta formula commerciale che rende un simile prodotto gradevole a un pubblico trasversale. Assicurato ormai il brand, rinforzato con la solita campagna virale di marketing, “Resident Evil: Retribution” può allora passare alla cassa e monetizzare gli sforzi. Legioni di fan e schiere di imberbi spettatori non mancheranno di rispondere pecuniariamente presente ai richiami fascinosi dell’apocalisse in 3D. Ma sotterranea, durante i titoli di coda di un così ruffiano lavoro commerciale, un’antica domanda si insinua, strisciante come uno dei Licker uccisi da Alice: che la residenza del male sia, ora e da sempre, il denaro?

una immagine di Resident Evil Retribution 2012 di Paul W.S. Anderson 620x919 su Resident Evil 5: non per Soldi... ma per Denaro


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