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Ricky Gianco – Arcimboldo (1978)

Creato il 18 novembre 2013 da The Book Of Saturday

GiancoRicky-Arcimboldo

Tra tanti nomi di cantautori italiani, degli anni ’70 ma anche successivamente, in pochi conoscono quello di Riccardo Sanna, in arte Ricky Gianco. Al pari di altri urlatori che hanno iniziato la carriera nei tardi anni cinquanta è considerato uno dei padri della musica rock made in Italy (Wikipedia). Definito dall’Enciclopedia del rock italiano come il Pete Seeger italiano, uno dei precursori della chitarra rock & roll in Italia. Approcciando più da vicino le sorti di Gianco, per qualsiasi verso lo si prenda, si arriva sempre a quello che per molti è considerato il suo capolavoro: Arcimboldo. Questo disco data 1978 e nella sua vasta discografia, in molti fanno notare la speciale partecipazione della Premiata Forneria Marconi. Pur se concepito come album di protesta, contro tutto, dalla politica al sociale che imperversava nella fine degli anni ’70 (siamo nel 1978, anno del rapimento di Aldo Moro), Arcimboldo si presenta da subito come un disco a tutto tondo, dalle sonorità che spaziano dal folk alla Guccini a un poetico prog in stile italico, con un pizzico di Finardi. Non ci sono molte recensioni su questo album, ma una particolare mi ha colpito su DeBaser. Dove Velluto (nickname dell’autore) spiega: «Molti dei musicisti italiani esplosi negli anni ’60 si trovarono in profonda crisi nel decennio successivo: alcuni, come Celentano e Battisti, seppero reinventarsi [...] senza sembrare troppo stantii; altri, come i Giganti o i Califfi, tentarono di virare il loro stile verso un prog/pop avaro di soddisfazioni, per poi finire nell’oblio; i più e furbi camaleontici, come i Pooh, seppero resistere con alcuni cambi di formazione ed una strizzata d’occhio al prog rock, edulcorandolo il giusto. [...] altri artisti sparivano a frotte, per non riemergere più dall’anonimato, se non a partire dalla metà degli anni ’80. Solo uno di loro seppe emergere dal nulla e farsi strada, controcorrente, in direzione “ostinata e contraria” (come direbbe un noto Cantautore) per tutti gli anni ’70, producendo autentici capolavori oggi dimenticati dai più, densi di ironia, umorismo, cultura, oltre che sorretti da grande musica: Riccardo Sanna da Lodi… meglio noto come Ricky Gianco».

Gianco era stato già nel clan di Adriano Celentano, poi si mise in proprio. Arcimboldo è uno dei dischi che più rispecchia la carriera di Gianco: «Un’interessantissima commistione di pop, rock, prog rock, guizzante ironia (grazie all’apporto di Gianfranco Manfredi ai testi), dolore e struggimento, poesia, suonato assieme ad alcuni membri della PFM», spiega ancora Velluto. Vorrei restare sulle linee generiche, senza tediarvi ulteriormente nel particolare delle 9 tracce dell’lp, tutte belle ma di cui senza dubbio più di tutti mi ha colpito Ironia, uno «sferzante manifesto del pensiero di Gianco e Manfredi –la descrive così Velluto – pezzo delirante sotto il profilo musicale e testuale, in cui, su un tessuto sonoro da teatro di periferia, si invitano, tra le altre cose, “gli gnomi dell’Universo a distruggere la pallacanestro” (sic!), negando la coincidenza fra razionale/reale che, sul piano ideologico, veniva in quegli anni abusata da più parti». Per concludere, secondo DeBaser, Arcimboldo rappresenta «un album storico, inspiegabilmente rimosso dalla memoria collettiva, che sarebbe un peccato non conoscere». Tanto per farvi un’idea, di seguito l’ultima traccia dell’album, anche se riadattata: A Nervi Nel ’92.

Ulteriori notizie su Gianco è possibile raccoglierle direttamente dal suo sito ufficiale. Partendo dal 1974, data di nascita dell’etichetta “Ultima Spiaggia”, fondata assieme a Nanni Ricordi, Enzo Jannacci, Ivan Cattaneo e Gianfranco Manfredi, totto la quale Gianco pubblica Disco dell’angoscia (1974), Alla mia mam… (1976) e appunto Arcimboldo (1978), prima di essere invitato a San Remo e partecipare al Premio Tenco. Per concludere, vi segnalo altre due recensioni, questa volta discordanti. La prima è tratta da Italica, che considera anch’essa Arcimboldo «il suo lavoro migliore sotto il profilo musicale, tra tiritere anarcoidi e dissacratrici (Compagno sì, compagno no, compagno un caz…), ballate acustiche (Uomini non parlate più), ecologismo ante litteram (Il fiume Po) e superbe canzoni d’amore (A Nervi nel ’92)».

Vita, Morte e Miracoli (io ci noto tanto tanto Finardi…):

 

Va invece controcorrente Musicaneallria, che contestualizzando Arcimboldo come «musica di sinistra», spiega: «Lascia il tempo che trova. A parte la canzone Il Fiume Po che ti fa capire che le cose in Italia sono sempre state le stesse, anzi di solito peggiorano. Infatti se dovessi registrare questa canzone aggiungerei anche i piranha del Po nel testo!».

Un’opinione rispettabilissima, ma invito gli ascoltatori che ne avranno voglia, a discernere ciò che era la canzone impegnata di allora, liberandosi per una volta dagli stereotipi della sinistra. Lasciando scorrere il disco presto vi accorgerete che non solo Arcimboldo è stra-attuale ma che forse, in questo preciso momento storico dove, in effetti, in Italia sembra non funzionare nulla, Arcimboldo meriterebbe proprio una retrospettiva tutta sua. Sono convinto che sarebbe tranquillamente un disco bipartisan.



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