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Ricordando Nadine Gordimer: Tra letture, parole, ed emozioni.

Creato il 17 luglio 2014 da Leggere A Colori @leggereacolori

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Non so perché, ma siamo portati a ricordare le persone solo quando muoiono. Per il resto dell’anno facciamo la nostra vita, con i nostri orari, senza degnarci troppo degli altri. E se questa cosa rimane latente, un po’ nascosta, viene sottolineata quando muore una persona che avrebbe dovuto meritare prima la nostra attenzione. Lo si vede attraverso i giornali che fanno a gara per mandare in stampa la notizia per primi, o nelle televisioni che ripetono la notizia per qualche giorno, prima di rifilarti la solita storiella felice sugli animali per rincuorarti l’anima. Così, anche nel mondo della Letteratura, quando muore qualche autore il tempo si ferma per qualche minuto, e poi ricomincia a scorrere velocissimo, come se fossimo in preda ad un nauseante bisogno di conoscerla quella persona, solo proprio ora che è morta. Allora le librerie si riempiono di libri del defunto come se fosse ormai l’unico modo per elogiarlo, quando in realtà poco prima le sue opere non se le filava nessuno, o si trovavano addirittura in qualche mercatino dell’usato. È stato così con la morte di Giorgio Faletti, e scommetto che sarà così anche dopo l’annuncio della morte della premiata Nadine Gordimer. Io non mi faccio problemi, e ammetto che non la conoscevo e non ho mai letto ne un suo romanzo ne un suo racconto.

arton66289Così per scrivere questo pezzo in sua memoria, ho dovuto documentarmi. Questa simpatica signora dal profilo sottile, sguardo elegante, la bocca tirata in un sorriso un po’ nostalgico, è stata una scrittrice sudafricana, autrice di romanzi e saggi, vincitrice del Booker Prize nel 1974 e del Premio Nobel per la letteratura nel 1991. Nel gennaio 2007 le venne assegnato il Premio Grinzane Cavour per la Lettura. Una persona che forse avrebbe dovuto avere maggior visibilità, ma credo, che se l’avesse avuta avrebbe ringraziato cortesemente e avrebbe rinunciato all’apparire, per continuare a battersi per qualcosa in cui credeva davvero. Perchè Nadine aveva a cuore un’altra battaglia, quella dei diritti civili e umani. Così si è iscritta al partito di Madiba, l’African National Congress, quando era ancora fuorilegge, e con la stessa tenacia si è battuta per i malati di Aids, altra piaga di un Sudafrica ancora martoriato, e per tanti altri dimenticati dal mondo. Perché, come disse poco prima della vittoria al Nobel, “non posso deprecare solo l’apartheid quando l’ingiustizia umana è ovunque”.

Con la stessa tenacia ha affrontato la propria malattia, quel cancro al puncreas che l’ha strappata al proprio letto con la stessa dolcezza di un abbraccio, come dimostra in una intervista rilasciata a repubblica:

“Ho un cancro al puncreas e mi procura molto dolore. Non si dispiaccia, quando ho scritto il mio ultimo romanzo non lo avevo, non era ancora incominciato, e quello che ho scritto non ha nulla a che vedere con la malattia. La mia energia era immutata, e anche la mia attività intellettuale. Guardavo alla vita come ho sempre fatto. [...] Ma poi noi scrittori abbiamo una strana capacità di entrare nella vita degli altri. Una capacità empatica. È una dote che abbiamo in maggior misura di altri, di chi non è scrittore. Qualcosa che non so spiegare. Sappiamo avventurarci in terreni sconosciuti. Come nel mio ultimo romanzo, Ora o mai più, pubblicato due anni fa  -  un titolo che voleva significare che ognitempo è unico  -  , cerchiamo di fare uso della nostra capacità di penetrare la distanza. Di raggiungere universi che stanno oltre il mondo di cui disponiamo. Attraverso la lettura riusciamo a sapere di più, a trovare il senso da dare alla nostra vita”.

Nadine Gordimer si è spenta all’età di novant’anni, a Johannesburg, in modo sereno, come il suo animo, “per raggiungere universi che stanno oltre il mondo in cui disponiamo”. E allora vogliamo ricordare questa piccola e minuta combattente dal cuore pieno di genuino coraggio, che ha saputo esprimere attraverso le sue opere un paese lacerato dai colori della pelle, affidandole un nostro pensiero, e ricordando – per chi volesse approfondire – alcune delle sue opere.

copIl conservatore (Feltrinelli)
Protagonista del romanzo,premiato con il Booker Prize, è Mehring, è un bianco sudafricano capitalista e insoddisfatto. Quasi per gioco compra una fattoria e vi si trasferisce; presto verrà travolto da un’onda di violenza e avrà modo di saggiare la vita dei poveri contadini neri. Tuttavia, questo non basterà per far uscire Mehrig dal suo ruolo di conservatore.

Un ospite d’onore (Feltrinelli)
Sulla tela del libro vincitore del James Tait Black Memorial Prize si intrecciano le vicende di personaggi tanto diversi fra loro, che condividono però una cosa: l’Africa. La storia d’amore fra la delicata Rebecca e l’ex funzionario coloniale Bray, espulso perché simpatizzante con i neri, è il fulcro di questo romanzo su un continente complesso e variopinto.

Racconti di una vita (Feltrinelli)
Un libro per tirare le somme, per ripercorrere il fil rouge della vita dell’autrice e del suo Sudafrica sulle pagine di 17 storie scritte dal 1952 al 2007.

Fonte: Panorama



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