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Ricordando Nelson Mandela

Creato il 09 dicembre 2013 da Retrò Online Magazine @retr_online

Fa ormai parte della normalità usare la rete per manifestare cordoglio (vero o di circostanza) per la scomparsa di un personaggio famoso.

Altrettanto comune, purtroppo, pare essere una certa dose di ingnoranza nei confronti di chi quella persona sia stata in vita, e cosa abbia fatto per meritare tale fama.

Questo, sfortunatamente, capita anche a personalità che la propria vita l’hanno spesa lasciando un segno nella storia, cercando di migliorare il mondo rispetto a come l’avevano trovato.

Il caso più attuale è la scomparsa di Nelson Mandela, ex- presidente del Sudafrica e simbolo della lotta contro la segregazione razziale, deceduto giovedì 5 dicembre a seguito di una lunga malattia.

Riassumere in un singolo articolo la sua esistenza non rende probabilmente giustizia ai risultati raggiunti da Mandela, ma vale la pena soffermarsi ad analizzare la vita del premio Nobel per la pace, per capire esattamente alla scomparsa di chi abbiamo assistito.

Nato il 18 luglio 1918 a Mvezo, un villaggio nel Sudafrica sudorientale, Rolihlahla (letteralmente “colui che provoca guai”) Mandela, prenderà il nome Nelson solo durante le scuole elementari.

Scappato a Johannesburg con il cugino per non sottostare alla pratica del matrimonio combinato, Mandela inizia a studiare legge e ad interessarsi dei problemi sociali che sconvolgono il suo paese, aderendo all’African National Congress (ANC) nel 1943.

Vita e traguardi di Nelson Mandela

Photo credit: K. Kendall / Foter.com / CC BY

Iniziano qui la sua militanza in opposizione allapartheid ed i suoi contrasti con il regime.

Nel 1950 rimane coinvolto in una sommossa ed arrestato insieme ad altre 150 persone, ma il processo, durato cinque anni, si concluderà con l’assoluzione di tutti gli imputati.

In seguito alla messa al bando dei gruppi anti-apartheid, tra cui l’ANC, diviene capo dell’ala armata del movimento stesso (l’MK), ideando azioni di protesta e sabotaggio.

Una prima condanna per incitamento allo sciopero nel 1962 lo costringe in carcere per una durata inizialmente prevista di cinque anni.

In seguito, l’arresto di altri elementi di spicco dell’MK, porta all’identificazione di Mandela come uno dei responsabili dell’organizzazione. All’accusa precedente si sommano quelle di sabotaggio e tradimento, e da cinque anni la pena diviene ergastolo. In occasione della sua condanna, il fututo premio Nobel pronuncia uno dei suoi discorso più celebri “Ho nutrito l’ideale di una società libera e democratica, in cui tutte le persone vivono insieme in armonia[…] Questo è un ideale per cui vivo e che spero di realizzare. Ma se è necessario, è un’ideale per il quale sono pronto a morire”.

Dovette scontare la pena nel carcere di Robben Island , un penitenziario dalla disciplina durissima, e, a causa dei lavori forzati in una cava senza le adeguate protezioni, riscontrerà un significativo calo della vista e delle complicazioni a livello polmonare.

Pur incarcerato, Mandela non rinuncia all’impegno contro la segregazione razziale: rifiutò l’opportunità della libertà condizionata in cambio della rinuncia alla lotta armata ed impiegò il suo tempo in cella per accrescere la propria cultura ed imparare alla perfezione la lingua inglese.

Grazie anche alle numerose e sempre crescenti pressioni dell’opinione pubblica, fortemente volute e coordinate dalla moglie Winnie, nel 1990, dopo 26 anni di prigionia, Mandela fu infine liberato. L’apartheid venne ufficialmente abolito ed il movimento ANC reso nuovamente legale.

Nel 1993 venne insignito, insieme al presidente sudafricano Frederik Willem de Klerk, del premio Nobel per la pace. L’anno successivo concorse per le elezioni presidenziali contro lo stesso de Klerk e le vinse.

Durante il suo mandato, durato cinque anni, contribuì alla delicata fase di transizione da un regime segregazionista ad un modello democratico

Nel 1999 decise di non ricandidarsi, ma di continuare il proprio attivismo. In particolare, tramite la Nelson Mandela Foundation, si occupò del problema dell’AIDS, tematica per la quale era stato duramente criticato in passato, non essendo stato in grado di farvi fronte nei suoi giorni da presidente.

Nel 2004, Mandela annuncia di volersi ritirare a vita privata, per poter trascorrere con la famiglia tutto il tempo rimastogli.

Giovedì 5 dicembre è infine scomparso dopo una lunga lotta contro l’ultimo avversario, la sua malattia, un’ infezione polmonare contratta ai tempi del carcere.

Durante la sua vita, Nelson Mandela ha ricevuto numerosi riconoscomenti ed onoreficenze per il suo operato, e, per coloro che si ricorderanno di lui, è ormai entrato nell’immaginario collettivo come un simbolo della lotta all’oppressione e all’intolleranza razzista.


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