Magazine Diario personale

rilasciato dall'anonima sequestri

Da Pesa
Mese di lavoro, mese di studio e soprattutto mese di assenza dal blog. 
Come fatto notare dalla brava e gentile Aria, ieri ho toccato il punto più basso - o più alto, a seconda delle proprie inclinazioni filosofiche - della mia assenza da queste povere e derelitte pagine. Non che mancassero gli argomenti, per carità, anzi, c'era fin troppo da scrivere, tante cose da dire, molte cose da analizzare, tante opinioni da condividere, sentenze da sparare. Eppure ho preferito vivere in totale apatia tutto ciò che è gravitato attorno all'elezione del nuovo Papa, alle (mai così catastrofiche) elezioni politiche e via dicendo.
Chi invece non è stato zitto, e penso mai lo sarà, è il popolo della rete. 
Già, la rete, quella grande trovata democratica che ci porterà tutti quanti verso assolate spiagge, un futuro migliore e la risoluzione di tutti i problemi che il nostro paese ha incontrato in questi 20 anni di sciagurata mal politica.
Ma non parlo di voi blogger, alcuni ho imparato a conoscerli bene, e le riflessioni fatte, anche se non sempre condivise, son pur sempre state buttate giù con molto raziocinio.
Raziocinio che è ciò che manca ai commentatori di uno dei più famosi, rinomati e letti quotidiani (on-line e cartacei) del nostro paese: Repubblica (giornale che peggiora alla velocità della luce in fatto di imparzialità e senso di informazione). Se si trattasse di gente che esprime opinioni costruttive, pensieri interessanti, considerazioni con un minimo di fondamento logico sarebbero anche leggibili.
Invece no!
Mai sia!
Ci troviamo di fronte a commenti del tipo:
"Papa Francesco, primo discorso a San Pietro"

"Ah, e a me cosa interessa? Ma non vi vergognate!? Anziché parlare di B. e di quello che sta combinando andate a parlare di questo assassino del popolo argentino!" 


Immaginate ora altri 560 commenti di questo tipo. Ovviamente per il popolo medio italiano - che alla fine rappresenta il commentatore tipo di una qualsiasi testata giornalistica - prendere un libro su radio e televisione, e cercare la definizione di "evento mediale" sarebbe troppo. 
Ecco quindi che sono tornato e subito mi lamento. Non so quanto possa essere piacevole, o quanto possa farvi contenti; però è così. A questo punto spero che qualcuno di voi mi insulti come i lettori fanno con Repubblica, così, tanto per mettere un po' di pepe in questo povero e smorto blog. 

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