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Rimorchiare chiattone sbronzi di calimocho con i LUJURIA

Creato il 05 marzo 2015 da Cicciorusso

 

botellon

Chi ha la sventura di conoscermi sa che ho molta simpatia per la Spagna e gli spagnoli, un popolo che condivide buona parte dei nostri pregi (l’estroversione, la cultura del cibo, il senso della famiglia, un notevole patrimonio artistico) ma è decisamente più rilassato e con meno sovrastrutture del nostro. I cugini iberici amano le cose semplici e genuine e non si fanno mai troppe paranoie, un approccio alla vita salutare e spensierato che si riflette anche nella scena metal locale.

Prendete i segoviani Lujuria. In giro da oltre vent’anni (la prima demo, classe 1993, ha il titolo deliziosamente minimalista Un poquito de rock & roll) suonano un metallaccio ottantiano fracassone e senza pretese, memore dei capostipiti della scena jebi (i metallari in Spagna si chiamano jebis, latinizzazione di heavy, come sapranno tutti coloro che hanno visto El dia de la Bestia in lingua originale), gente come Baron Rojo, spesso tributati con una cover del loro classico Larga Vida al Rock n’ Roll, e Barricada, quasi sconosciuti fuori dai confini nazionali ma amatissimi in patria. Il motivo principale del loro notevole successo locale sono però, almeno credo, i testi, che esaltano una sessualità allegra e giocherellona da primo Almodòvar, con dischi battezzati Republica Popular del Coito ed Enemigos de la Castidad.

Sulla musica non c’è molto da dire. Ai tempi dell’università, mentre ascoltavo il promo di El Poder del Deseo (che recensii all’epoca per Metal Shock), il mio amico Giordano sbottò: “Freghete, ma chi ‘sti ssenti, Vasco Rossi?”. Però, anche se i Lujuria non sono affatto il miglior gruppo heavy metal spagnolo (per quanto possano essere divertenti sulla carta, arrivare a fine disco è quasi sempre dura), esprimono che cosa l’heavy metal spagnolo sia molto meglio dei Tierra Santa o degli Haemorrhage, gente che una cifra stilistica personale ce l’ha. Ok, i primi l’hanno presa dagli Iron Maiden e i secondi dai Carcass ma sempre di cifra stilistica si tratta. I Lujuria invece hanno quel suono indefinibile che rende una band spagnola distinguibile come tale dopo dieci secondi, allo stesso modo di certi gruppazzi street punk pulciosi alla Boikot (che ovviamente adoro). Per cui calatevi alla goccia due boccioni di calimocho (il tradizionale beverone di coca cola e vino rosso del discount che farà pure schifo ma fornisce l’energia e il brio necessari ad affrontare una notte di movida), rimorchiate una ciaciona in un pestilenziale locale reggaeton, portatevela a casa, vomitate nel lavandino per riprendervi un attimo e, per creare l’atmosfera giusta, mettete su il nuovo singolo dei Lujuria, il cui titolo, tradotto, è “Questa notte comanda il mio cazzo”. E ogni tanto è giusto lasciar comandare lui, soprattutto dopo due boccioni di calimocho. Perché, ok, il giorno dopo darete alla ciaciona di cui sopra un numero di telefono fasullo ma in fondo vi siete divertiti lo stesso, dai. Perché vivere sempre secondo gli insegnamenti dei Manowar è sacrosanto ma impegnativo, ogni tanto bisogna dare anche ascolto ai Lujuria. Y dejar que la polla mande.



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