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R.I.P. Chuck Berry (1926 – 2017)

Creato il 19 marzo 2017 da Cicciorusso

R.I.P. Chuck Berry (1926 – 2017)

Se siamo qui a scrivere fregnacce a proposito del metal, a occhio e croce, è perché esistono i Black Sabbath. Se esistono i Black Sabbath è perché ad un certo momento è spuntato fuori dalle Americhe il rock and roll, che ha dato poi vita a tutte quelle contaminazioni possibili ed immaginabili che oggi diamo molto per scontate ma che all’epoca, cioè tra metà anni ’50 e metà anni ’60 del secolo scorso, non lo erano affatto, tipo il blues rock, il jazz rock, il rock progressive, il rock psichedelico, il rock sinfonico e blablabla. Ibridazioni che troveranno terreno fertile, se non natali propriamente detti, in Inghilterra e che porteranno alla nascita del rock inglese, ovvero, tra gli altri, degli arcinoti Cream, Yarbirds, Deep Purple, Led Zeppelin, Fletwood Mac oltre che, appunto, dei Black Sabbath.

Adesso, non è che voglio farvi intendere che siamo musicalmente parlando tutti un po’ figli di Chuck Berry. No. Però è pure vero che, se non fosse stato per lui, o comunque anche per lui, magari la nostra musica preferita non sarebbe stata esattamente come siamo abituati a conoscerla, e magari non ci sarebbero stati i Black Sabbath, Tony Iommi avrebbe continuato a lavorare in fabbrica affettandosi nel tempo pure le dita restanti, Ozzy probabilmente sarebbe finito internato in qualche nosocomio per malattie mentali  e il massimo della musica dura oggigiorno sarebbe, boh, Fedez? Ve l’immaginate che merda?

R.I.P. Chuck Berry (1926 – 2017)

Più che altro il discorso è che, volenti o nolenti, siamo comunque debitori di questo vecchietto che ci ha lasciato ieri, ormai novantenne. Tutti noi, nessuno escluso. E quindi è giusto e sacrosanto, anche per noi rozzi e sozzi metallari, porgere l’estremo saluto ad un altro grande che ieri ci ha definitivamente lasciato. Be good, Chuck. (Cesare Carrozzi)



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