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[ROD] David Fincher e Benjamin Button: ritorno a F. Scott Fitzgerald

Creato il 25 settembre 2011 da Spaceoddity

A S.in nome della gioventù davanti a noi,e non più dei "vecchi tempi" 
 A G., a G. che l'ha visto con me
[ROD] David Fincher e Benjamin Button: ritorno a F. Scott Fitzgerald[rod] Se avessi la macchina del tempo o il modo di sognare quel tempo, è intanto lì che andrei: dove c'è il mare, dove si torna a casa su scale pentatoniche e intervalli a cardiopalma. A New Orleans, Louisiana (perché? ce n'è forse un'altra?), mentre il sogno monta ancora nella grafica, ribolle nelle immagini e nel sentore di qualche notte passata fuori, qualche notte che non si ricorda. Il curioso caso di Benjamin Button (2008, tit. or. The Curious Case Of Benjamin Button) di David Fincher ti scaraventa proprio là, con il paradosso di una storia, o di una favola da raccontare.
Si tratta di Benjamin un bimbo nato dalla penna di Francis Scott Fitzgerald in piena età del jazz. Un personaggio nato estremamente vecchio, un mostro che ha ucciso la madre ed è stato rigettato dal padre Thomas Button (Jason Fleming) con pochi dollari. Benjamin (Brad Pitt), trovato dalla dolce e devotissima Queenie (Taraji P. Henson), ringiovanisce in un ospizio al limite del collasso, in un luogo sempre visitato dalla morte, dove i suoi compagni di gioco sono vite dimenticate lì ancora un po'. Tranne per la bellissima Daisy (Elly Faning), con cui condivide certe storie e la capacità di guardare oltre l'apparenza. Ma il tempo passa: tutto attorno a Benjamin perde smalto, mentre nuove forze sembrano impossessarsi del corpo dell'uomo, in un miracolo che smette di stupire, per continuare a meravigliare. Fin quando Benjamin Button non fa i suoi primi passi, si perde, trova un lavoro come mozzo, si perde ancora e infine raggiunge l'età e ama; ama incontra l'affascinante Elisabeth (un meraviglioso cammeo di Tilda Swinton), con cui ha una relazione carnale e intellettuale relegata ai momenti che ciascuno dedica a se stesso. Ma, soprattutto, reincontra Daisy, che ormai è una donna (e ha le fattezze di Cate Blanchett).
The Curious Case of Benjamin Button è una storia commovente, colma di una straordinaria esperienza del dolore, che rivaluta ai miei occhi il regista David Fincher (forse un po' troppo sbrigativamente dimenticato per The Social Network). Raccontato, nella scrittura di Eric Roth e Robin Swicord con l'artificio di una cornice e di una "lettura privata" di una figlia alla madre moribonda, si presenta allo spettatore senz'altro come un film e non una semplice riscrittura cinematografica di un racconto. Un film dalla fotografia (di Claudio Miranda) bellissima per le inquadrature e assolutamente superba per i colori: caldi, intensissimi, privi del consueto abuso dell'onnipresente seppiato. The Curious Case of Benjamin Button è un lavoro di ricerca sull'immagine del sogno e sui sentimenti correlati che ha ben poco da invidiare a certo Tim Burton e che (complice anche un'ottima squadra di truccatori) rende giustizia alla generica definizione di effetti speciali, per farsi arte (penso, soprattutto, alle meravigliose scene in mare).
[ROD] David Fincher e Benjamin Button: ritorno a F. Scott Fitzgerald

Soprattutto, The Curious Case of Benjamin Button è una storia toccante, non una metafora del tempo che sceglie un senso o un altro a suo capriccio o ad Altrui volere. Acquista nuovo valore e sapori nuovi la domanda su chi sia l'uomo, su quale sia la suavita. Quale che sia il verso delle lancette, non sai mai cosa c'è in serbo per te: la vita vi appare come ineluttabile perdita di chi si ama, vuoi per l'allontanarsi verso strade proprie, vuoi per la progressiva impotenza che ci impedisce di stringere forte al petto quel frammento di vita, quel che si coglie, quella che ci si ricorda, a un tratto, nella nebbia del presente, di avere.
Ma, nello stesso tempo, tra uomini e donne che non sanno di essere bambini, di essere vecchi; tra persone che hanno la sensazione di aver vissuto tutto e di non ricordare nulla; tra uomini che, a un certo punto, non sanno più se maledire il fato o bestemmiare e infine riconoscono nelle loro mani la necessità di lasciare che le cose prendano il proprio corso; in questo mare di vite in cui ciascuno fa quel che può, Benjamin Button ripropone una fiducia nella propria esistenza che mi commuove. Restituendo a ciascuno la responsabilità di determinare il senso della propria vita, per insolita che sia, l'uomo mostra nella sua maturità riacquistata un'apertura liberatoria di tutti i pesi e tutti gli alibi che ci piace frapporre rispetto al futuro.

[ROD] David Fincher e Benjamin Button: ritorno a F. Scott Fitzgerald

The Curious Case of Benjamin Button di David Fincher, come la storia di Francis Scott Fitzgerald, naturalmente è una favola. Ma chi non vive un paradosso? E il punto, forse, non è neanche questo: Benjamin Button si fa carico della sua disarmante diversità di vecchio che morirà neonato, ma è anche in grado di vedere oltre l'apparenza di chi, sebbene mostri di condurre una vita normale, prova a farsi carico dei suoi controsensi, dei suoi dubbi, delle sue incertezze su restare o andarsene.
Sorge il sospetto, perché mi viene sempre, di una ruffianeria oltre ogni sofferenza: può darsi, come accade con tutta l'arte che affonda nei sentimenti e nell'emotività di un vastissimo pubblico, a cui si consegnano queste storie raffinatissime di Fitzgerald (uno dei sottotesti più espliciti di Woody Allen in Zelig). Ma questi sono problemi che mi riguardano fino a un certo punto. Io sono andato a New Orleans nell'età in cui tutto era possibile, prima che una crisi affondasse i sogni.


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