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Rulers of the Realm alla Comic-Con di San Diego

Creato il 02 agosto 2014 da Martinaframmartino
Rulers of the Realm alla Comic-Con di San Diego

Il moderatore Ali T. Kokmen (a sinistra) insieme a Joe Abercrombie, Lev Grossman, Diana Gabaldon, George R.R. Martin e Patrick Rothfuss alla Comic-Con di San Diego

Siete stati alla Comic-Con nei giorni scorsi? Io no, San Diego è un po’ troppo fuori mano per i miei gusti, a parte il fatto che non avrei comunque capito nulla di quello che hanno detto i vari ospiti. Non avete idea di quale fatica abbia fatto le poche volte che ho dovuto scrivere qualcosa in inglese, e capire quello che viene detto è anche peggio, colgo solo una frase ogni tanto. Peccato, perché erano almeno tre i panel a mio giudizio molto interessanti, e non sono in grado di capire nulla dai video che sono stati postati su internet. Un’anima pia che ne fa una trascrizione sarebbe pretendere troppo, vero?

I panel in questione erano Putting the Epic in Epic Fantasy, moderato da Brent Weeks (trilogia dell’Angelo della notte: La via delle tenebre, Il tempio delle tenebre, Oltre la notte, Newton Compton editori) e avente come ospiti Django Wexler (I mille nomi, Fanucci editore), Sam Sykes (i lettori italiani per ora possono scordarsi di leggere qualcosa di suo), Joe Abercrombie (Trilogia della prima legge: Il richiamo delle spade, Non prima che siano impiccati, L’ultima ragione dei re. Ultima ratio regum, The heroes, Il sapore della vendetta, tutti pubblicati da Gargoyle books, mentre in autunno Mondadori pubblicherà Il mezzo re, primo volume della Half a King Trilogy), Robin Hobb (i libri sono davvero tanti, mi limito a segnalare le saghe: Trilogia dei Lungavista, I mercanti di Borgomago, Trilogia dell’Uomo Ambrato, Cronache delle giungle della pioggia, Trilogia del figlio soldato, tutti editi da Fanucci editore), Morgan Rhodes (La caduta dei tre regni e La stirpe dei ribelli, Casa editrice Nord), Raymond E. Feist (La saga di Riftwar: Il signore della magia, L’incantesimo di Silverthorn, Scontro a Sethanon e Il conclave delle ombre: L’artiglio del falco d’argento, Il re delle volpi e L’esilio del tiranno, case editrici Nord e Tea) e Patrick Rothfuss (Le cronache dell’assassino del re: Il nome del vento e La paura del saggio, Fanucci editore). er chi con l’inglese se la cava meglio di me metto il link al video:

Altro panel interessante suppongo che sia stato Women Who Kick Ass.

Rulers of the Realm alla Comic-Con di San Diego
Il tema è uno su cui sto riflettendo da parecchio tempo, ho anche scritto qualcosa ma so che ci sarebbe da scrivere molto di più. Vorrei farlo, ma il tempo è il mio cronico problema. L’ultimo testo in cui mi sono accostata all’argomento, da un’ottica molto limitata proprio per riuscire a scrivere qualcosa di non troppo lungo e quindi di gestibile con i miei tempi e anche pubblicabile su Effemme, è Guy Gavriel Kay: donne forti in mondi di uomini. Al suo interno cito brevemente gli altri romanzi di Kay e mi soffermo a lungo su La rinascita di Shen Tai, l’unico romanzo di Guy Gavriel Kay in commercio in Italia nel momento in cui ho scritto l’articolo. Ora è fuori catalogo ma c’è in vendita l’ebook, fino a fine agosto in promozione a 4,99 € (se non sbaglio c’è un risparmio di 3,00 € sul prezzo di catalogo). Effemme 9, che contiene l’articolo, in teoria è già in vendita, peccato solo che chi se ne occupa abbia dimenticato di segnalarlo ai negozi digitali. Speriamo che rimedi al più presto.

Torniamo al panel, le cui ospiti erano attrici e quindi a me molto meno note, con due ovvie eccezioni: Tatiana Maslany, Sarah Paulson, Nicole Beharie, Katey Sagal, Maisie Williams (Arya Stark) e Natalie Dormer (Margaery Tyrell, anche se so che recita anche in Hunger Games ed è stata Anna Bolena in I Tudors). Questo il video:

E poi c’è il terzo panel, Ruler of the Realms, con Joe Abercrombie, Lev Grossman (Il mago), Diana Gabaldon (La saga di Claire Randall, otto volumi di cui uno ancora inedito in Italia, e la serie di Lord John, tre libri oltre a svariati racconti inediti in Italia, Corbaccio e Tea), Patrick Rothfuss e George R.R. Martin (cito solo le Cronache del ghiaccio e del fuoco, Mondadori, e Armageddon Rag, Gargoyle). Il video:

In questo caso però ho trovato anche alcuni commenti, e visto che mi sembrano interessanti li riporto. Il post originario si trova sul sito di Tor: http://www.tor.com/blogs/2014/07/sdcc-2014-rulers-of-the-realm.

Ali T. Kokmen, il moderatore, ha chiesto agli autori come costruiscono i loro mondi, e non sorprendentemente loro hanno spiegato di attingere a piene mani dalla storia. Martin ha spiegato che elimina quel che non gli piace, e Rothfuss ha ribadito che una buona fetta del lavoro di costruzione del romanzo consiste nel decidere cosa non vi si vuole mettere dentro.
Un altro articolo che avevo preparato per Effemme, e che è slittato al prossimo numero perché già così il numero 9 ci è venuto di ben 140 pagine, riguarda la cartografia fantasy. Io adoro le mappe. Però possono essere rischiose, come ha sottolineato Martin spiegando che potrebbe arrivare anche un giorno in cui un editore ne vuole fare dei poster e lo scrittore si trova a dover riempire tutti i buchi che ha lasciato nella mappa, e magari anche a scoprire di essersi contraddetto con ciò che ha scritto. Mmmm, vorrei proprio sapere dove si è contraddetto. George ha certamente fatto almeno tre errori cambiando il sesso a un cavallo, il colore degli occhi a un personaggio e descrivendo una fanciulla come formosa la prima volta ne ha parlato e magra quando l’ha riportata in scena, diversi anni più tardi, ma questo commento sulle mappe mi giunge nuovo.
Rothfuss dal canto suo non capisce perché uno scrittore si debba sentire obbligato a creare una mappa. Avrà questo dubbio perché io non gli ho ancora spiegato quanto mi piacciono? Non ha detto che non vadano inserite ma solo perché non capisce perché debbano essere inserite nel libro se l’autore non è particolarmente interessato alle mappe. Per aiutare il lettore a capirci qualcosa di più, forse? Almeno, questa è la mia idea al di là di ogni considerazione relativa a quanto piacciano a me.

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Guardate questa foto. Vi dicono niente i nomi? Nel 1999 Fanucci ha pubblicato Nell’oscurità, primo volume della Guerra dei Regni di Harry Turtledove. Come mi sono resa conto a un certo punto durante la lettura, si tratta di una rivisitazione della Seconda guerra mondiale in un mondo fantasy. Quello che ho visto fin da subito è che avevo fra le mani un volume di oltre 650 pagine che si concludeva con una dramatis personae lunga sei pagine scritte fitte, in cui a ogni personaggio era dedicata una sola riga. I personaggi erano suddivisi in dodici nazionalità diverse, e questo era tutto quanto avevo a mia disposizione per orientarmi in un mondo nuovo in cui stava scoppiando una guerra che si combatteva su più fronti con non meno di 16 punti di vista diversi sparpagliati nei luoghi più disparati. All’epoca non conoscevo l’inglese e non ero assolutamente capace di navigare in internet, perciò tutte le risposte che volevo le potevo trovare solo nel libro. E così ho fatto, ho tracciato la mia mappa schematica con frecce che indicano i conflitti, frecce diverse che indicano alleanze, linee che segnalano i confini, nomi cerchiati a indicare le isole. Non è granché come mappa, e non intendeva neppure esserlo. Una mappa vera e propria Fanucci l’ha pubblicata solo nel sesto e ultimo romanzo, La fine dell’Oscurità, quando ormai non mi serviva più perché avevo le idee abbastanza chiare su quel che stava avvenendo. Non che non ne abbia gradito comunque la sua presenza, anche se il mio schemino aveva svolto efficacemente il suo compito facendomi finalmente capire i rapporti fra i vari personaggi già durante la lettura della saga mi ero stampata una mappa da internet appena avevo imparato a navigare. La mappa più o meno corretta è questa:

Rulers of the Realm alla Comic-Con di San Diego

Perciò anche se forse il signor Rothfuss non lo sa, a volte una mappa è fondamentale per aiutare il lettore a orientarsi nel suo mondo, in fondo se lo scrittore quel mondo lo conosce benissimo perché lo ha creato lui lo stesso non può dirsi per il lettore. E poi può aiutare a evitare incongruenze nella trama, perché lo scrittore stesso ha un promemoria con le posizioni relative delle varie località. Patrick ha liquidato la questione mappa dicendo che è una convenzione – e in alcuni casi è davvero così, ho visto mappe brutte, inutili e inutilizzabili in abbondanza – e che lo è perché J.R.R. Tolkien per primo ne ha inserita una nello Hobbit. Nel caso di Tolkien però la mappa era un elemento stesso della storia. Similmente è una convenzione quella di inventare nuove lingue perché lo ha fatto Tolkien, senza considerare che il professore di Oxford non lo ha fatto per adeguarsi a una tradizione ma perché lui amava inventare lingue. Tolkien era un geek del linguaggio, ma se uno scrittore è un geek in qualsiasi altro campo, che sia l’erbologia o le placche tettoniche, è giusto che inserisca questa competenza e questa passione nelle sue storie. Inserire un elemento solo perché è tradizione, senza esserne veramente convinti, è un ottimo sistema per rendere le proprie storie poco vive.

Il discorso si è poi spostato sui beta readers, ma lascio stare per brevità. Se vi interessa e conoscete l’inglese lo trovate comunque al link che ho inserito, così come potete trovare qualche altro dettaglio che ho scelto di tralasciare. Quindi sono passati ai consigli di lettura, e fra gli altri libri Martin ha citato le storie di Fritz Leiber incentrate su Fafhrd e il Gray Mouser. Ne ho letta una sola anni fa e mi era piaciuta, inutile dire che anche queste sono storie che prima o poi dovrò cercare di leggere.

A questo punto il moderatore ha chiesto quale fosse l’ostacolo più difficile da superare quando si sta scrivendo un romanzo, e la Gabaldon ha risposto che è l’inerzia. Più a lungo si rimane senza scrivere, ha risposto, più difficile è ricominciare a farlo. Come ha ragione! Quando sto scrivendo anche una piccola interruzione mi infastidisce, e se devo andare al lavoro mi scopro improvvisamente seccata di avere un lavoro. Se però passo troppo tempo senza scrivere, se sono costretta a interrompere un testo lungo e lo devo riprendere in mano dopo un po’ di tempo, è difficilissimo. Dopo essere tornata dalle vacanze (dove non avevo il computer) ho scritto commenti per il blog perché erano poco impegnativi, perciò sono stati la prima cosa che mi sono sentita di scrivere. Il primo articolo serio è stata la recensione di River of Stars di Guy Gavriel Kay perché le recensioni vanno scritte abbastanza vicine al momento della lettura, altrimenti si iniziano a perdere i pezzi. Poi, gradualmente, sono tornata su Martin con due articoli per FantasyMagazine. Il tutto inframezzato da abbondanti dosi di pattinaggio artistico. Cose tipo Kurt Browning che pattina in modo perfetto St. Louis Blues a Skate Canada nel 1993. L’avesse pattinato così qualche mese dopo alle Olimpiadi avrebbe meritatamente vinto quella medaglia che è l’unica cosa che manca al suo palmarès perché non c’era un solo programma che si avvicinasse minimamente alla bellezza di questo. L’esercizio inizia dopo 3 minuti.

Secondo Abercrombie le maggiori difficoltà le causa quel lungo periodo fra la prima frase e l’ultima, ma io anche se non scrivo narrativa mi ritrovo di più nella Gabaldon.

Rulers of the Realm alla Comic-Con di San Diego

L’immagine proviene da http://theoatmeal.com/comics/today_illustrated

Fra i vari commenti ricordo Rothfuss che suggerisce di fare un bel po’ di errori nella propria vita e di farli il prima possibile perché così sono più utili ma anche più facilmente perdonabili dai propri coetanei e dalla polizia. Bisogna anche fare cose folli, non solo limitarsi a scrivere, e farsi spezzare il cuore un paio di volte. Abercrombie ha invece ricordato i consigli di sua mamma: essere onesto e sincero e di vestirsi ogni mattina. Ma io mi domando, sono venuti a controllare cosa faccio io questi qua? No, perché con marito e figlie via io ho la tendenza a rimanere in pigiama fino all’ora in cui devo uscire di casa per andare al lavoro, e questa settimana sono in chiusura perciò esco molto tardi, o fino a quando non devo andare a fare la spesa. E quando sono sola vado a fare la spesa solo quando non ho proprio più nulla da mangiare. Fino a quando riesco a prepararmi un piatto di pasta in bianco io so di avere ancora autonomia nel cibo e posso fare a meno di andare al supermercato. L’unica eccezione è stata lo zucchero: ho dovuto andare a fare acquisti perché la pasta me la potevo fare ma a meno di convertirmi al caffè amaro ero rimasta senza un genere di prima necessità. Se tutto va bene però considerando anche quello che c’è nel freezer per le prossime due settimane dovrei sopravvivere.
Martin ha protestato affermando che ha scritto molte delle sue cose migliori indossando un accappatoio di flanella rosso e Abercrombie lo ha rassicurato dicendogli che quello vale. Forse allora vale anche il mio pigiama.

Rulers of the Realm alla Comic-Con di San Diego
Una domanda importante è stata quella relativa ai pregiudizi, e Martin ha sottolineato come quelli più difficili da contrastare, e che possono creare problemi, sono quelli della propria cultura perché sono talmente connaturati in noi che non li percepiamo neppure come pregiudizi. Bisogna perciò fare molta attenzione a ciò che si scrive e cercare di capire se ci si stia lasciando influenzare da qualche pregiudizio, consapevole o inconsapevole che sia.
Il riassunto dell’incontro finisce qui, anche perché era finito il tempo a disposizione per il panel. Io vi metto un ultimo link, una pagina in cui mi ero imbattuta tempo fa ma che non avevo ancora avuto modo di segnalarvi. Se volete potete depositare un fiore sulla tomba dei defunti della serie televisiva Game of Thrones. Attenzione però, visto che ci sono le tombe è evidente che il link contiene spoiler relativi a tutti i personaggi morti fino alla quarta stagione compresa.

http://www.slate.com/articles/arts/television/2014/04/game_of_thrones_deaths_mourn_dead_characters_at_their_virtual_graveyard.html



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