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Sacchetto biodegradabile? Meglio tornare alla sporta

Creato il 22 febbraio 2011 da Howtobegreen

Sacchetto biodegradabile? Meglio tornare alla sporta

L’era del sacchetto di plastica per la spesa si è finalmente conclusa. Dal 01 Gennaio 2011 entra in vigore il divieto di commercializzazione dei sacchetti da asporto merci non conformi ai requisiti di biodegradabilità indicati dagli standard tecnici Europei vigenti.
Resta consentito lo smaltimento delle scorte in giacenza negli esercizi artigianali e commerciali alla data del 31 dicembre 2010, purché la cessione sia operata in favore dei consumatori ed esclusivamente a titolo gratuito.
Il 1957 è la data che segnò l’inizio dell’era del sacchetto di plastica, prodotto per la prima volta negli Stati Uniti, e che oggi è diventato l’emblema del nostro consumismo. Ne hanno decretato il successo le qualità peculiari: leggero, resistente, economico, conveniente per portare generi alimentari, vestiario e altri acquisti. I sacchetti di plastica ancora oggi sono tra gli oggetti di consumo più diffusi sulla Terra. Un peso di soli pochi grammi e una media di pochi millimetri di spessore, i sacchetti di plastica potrebbero sembrare completamente innocui se non fosse che vengono prodotti a partire dal petrolio e in quantità incredibili. Fabbriche in tutto il mondo sfornano circa 4-5.000 miliardi di buste di plastica l’anno, un quarto dei quali viene prodotto in Asia, contribuendo a immettere in atmosfera tonnellate di emissioni di carbonio ogni anno. L’Italia ha il record nei consumi delle buste di plastica, con oltre il 25% del totale dei sacchetti consumati nell’Unione Europea, corrispondenti a 260.000 tonnellate di plastica, poco meno di 400 sacchetti di plastica a testa (fonteWWF Italia). I sacchetti usa e getta sono oggetti che hanno avuto negli anni un pesantissimo impatto ambientale: a fronte di una vita media di utilizzo di circa 20 minuti, impiegano molti secoli per essere degradati rilasciando sostanze tossiche e bioaccumulabili nell’ambiente contaminando acque e suoli, ed entrare nelle reti alimentari del pianeta.
Il problema ora sorge sul dopo: che fare? Si parla di nuovi sacchetti biodegradabili con un codice identificativo stampato per verificare se il sacchetto sia effettivamente a norma, ma non ci sono ancora i decreti applicativi, né le norme tecniche, né le sanzioni. Non c’è alcun criterio per stabilire che cosa è biodegradabile e che cosa no: dal punto di vista tecnico, perfino il sacchetto di plastica classico è biodegradabile, ma con tempi decisamente lunghi. Non ci sono state le sperimentazioni per le quali era stato stanziato un miliardo di euro e ci sono dubbi sui sacchetti d’importazione.
Ma in concreto negozianti, consumatori e produttori di sacchetti di plastica e di carta non sanno come comportarsi. Che cosa faranno i supermercati? Come consegneranno i prodotti i farmacisti, i lattai, i fruttivendoli e tutti gli altri negozianti? Un problema sono sicuramente i costi: se una borsetta di plastica costava 2 centesimi, una biodegradabile costerà dagli 8 ai 10 e mentre i supermercati faranno pagare la differenza ai clienti, i piccoli negozi pagheranno di tasca loro. E non saranno piccole cifre. Per un fruttivendolo (con una media circa di 200 borse al giorno consegnate) saranno 300 euro in più al mese.
Dal punto di vista del consumatore, la qualità dei nuovi sacchetti biodegradabili lascia alquanto a desiderare: si rompono e si aprono con facilità, soprattutto se piove. Quindi non potranno essere utilizzati come buste per la spazzatura, uno dei modi più comuni di riciclarli. Invece di ricorrere al riuso, i cittadini dovranno perciò comprare al supermercato i sacchetti neri da immondizia, che sono usa-e-getta, con un ulteriore aggravio di costi per essi.
Attualmente la migliore soluzione è quella di ritornare all’antico: in tutta Italia c’è in atto una campagna denominata “PORTA LA SPORTA” (promossa da WWF e con l’adesione di Legambiente e Agenda 21) ossia incentivare il riutilizzo delle vecchie sporte e borse per la spesa in cotone canapa juta o materiali riciclati che si prestano per ogni acquisto e per tutte le tasche.
FONTE: www.dirittodicronaca.it

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