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Santa Croce al Chienti: con la cultura non si mangia perchè si ha pane ma non denti.

Creato il 09 aprile 2013 da Laperonza

 

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Tra i tanti tesori più o meno nascosti del nostro territorio, molti dei quali dimenticati, altri lasciati all’abbandono, alcuni, per fortuna, recuperati, vi è il caso di quello che è forse l’edificio ecclesiastico storicamente più importante della zona del distretto calzaturiero: l’Abazia Imperiale di Santa Croce al Chienti. Situato il territorio di Sant’Elpidio a Mare, vicinissimo alla zona degli outlet e quindi posizionato in maniera estremamente strategica relativamente ad un potenziale sfruttamento turistico, l’edificio di origine benedettina, risalente all’887 ma probabilmente edificato su una struttura preesistente, è una testimonianza storica e architettonica di valore assoluto e potrebbe fungere da volano per il turismo locale in abbinamento col flusso degli outlet o della costa.

Invece, nonostante il restauro ultimato già da un paio di anni e finanziato dallo Stato, la chiesa è inaccessibile perché il privato che ne detiene la proprietà, anche se parziale, non acconsente alla sua apertura al pubblico. A quanto si sa la proprietà è multipla ma esiste un delegato, ossia un rappresentante dei vari proprietari il quale risulta essere responsabile dei lavori di restauro nonché beneficiario dei finanziamenti che hanno consentito il recupero del bene. Solo che, a lavori finiti e nonostante il nulla osta della Soprintendenza, le ditte che hanno operato il restauro non risultano saldate e i cancelli sono ancora chiusi.

Quale sia l’intento della proprietà non è chiaro. Quello che è chiaro è che siamo di fronte all’ennesimo esempio di come, pur vivendo in una zona d’Italia ricchissima, tra bellezze paesaggistiche e beni culturali, da queste parti non siamo forniti dell’intelligenza necessaria per poter sfruttare economicamente questi tesori, rispettandoli, mettendoli a disposizione e guadagnandoci.

“Con la cultura non si mangia” diceva in tempi non troppo remoti un ministro della Repubblica. È vero: non si può pensare di vivere di cultura quando le teste hanno questa qualità. Se da altre parti del mondo si mettono a frutto beni di valore immensamente più basso di quanto disponiamo in Italia e, in particolare, in questo lembo d’Italia, e li si sfrutta creando una fiorente industria turistica, da noi si lasciano tesori immensi chiusi dietro un cancello di ferro battuto quando non li si fa deperire e crollare.

Le Marche, come tutta l’Italia, potrebbero vivere soltanto di turismo, avendo a disposizione un territorio unico al mondo, nel quale è possibile offrire la possibilità di coniugare mare, montagna e cultura in una manciata di chilometri. Per farlo servono strutture, sensibilità, mentalità. Servono investimenti ma, come si vede nel caso di Santa Croce, i soldi, almeno in passato, sono stati investiti. Ma non sono stati messi a frutto perché manca la mentalità, manca la cultura. Potremmo vivere di turismo ma preferiamo fare la guerra con i Cinesi a chi fa il prodotto più economico. E siamo destinati a perdere.

Luca Craia


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