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Santo Mestruo

Creato il 15 maggio 2012 da Marco4pres

A Pasqua sono andato a messa, e già questa è una notizia. Sono arrivato in ritardo e mi sono ritrovato in ultimissima fila, spalle al muro. La chiesa era stracolma, eravamo tutti pigiati come sardine, ma per mia fortuna avevo davanti una ragazza dal corpo statuario. Fasciata da un tubino violetto e una giacca nera che finiva a metà schiena, i capelli corvini le ricadevano ondulati sulle spalle. Era alta e grazie ai tacchi il solco tra le sue natiche mi pressava l’inguine. Portava le mutandine.

Si accorse della mia eccitazione, portò una mano dietro la schiena, mi abbassò la zip, infilò la mano nei pantaloni e iniziò a tastarmi. Lanciò uno sguardo furtivo a destra e a sinistra e potei rubarle uno scorcio fugace del profilo, ma non ebbi il tempo di assimilare la visione perché in un lampo me l’aveva tirato fuori e, avendo alzato quanto bastava la gonna, fatto sparire dentro di lei. Si spinse ancora di più contro il mio corpo. Non avevamo bisogno di muoverci, le sue pareti pompavano come un ciclostile, mi stava praticamente masturbando con la fica.

E venni, e venni, e venni. Venni dentro, venni copiosamente, ciononostante fu un’infinitesima parte di quanto quel luogo sacro avesse già visto fare. Respirai il suo profumo ancora per un po’, i nostri gemiti coperti dalle parole senza senso vomitate dagli altoparlanti. Lo sfilai lentamente accompagnandolo con le mani, me lo rimisi nel tanga e richiusi la zip. Ma c’era qualcosa che non andava e guardai in basso. La stronza aveva il ciclo.

Santo Mestruo

Chiusi a pugno le mani impregnate e la sensazione fu inaspettatamente piacevole. Non sapevo quanto avrei dovuto resistere così, avevo perso la cognizione del tempo e non capivo a che punto fosse la funzione.

«Potete scambiarvi un segno di pace.»

Merda.

Colto di sorpresa, riaprii le mani e me le ritrovai immediatamente, entrambe, afferrate da quelle di qualcun altro.

Sguish. Sguosh.

Ero paralizzato dalla paura, non riuscivo a pensare a una scusa e non sentivo più le gambe, la fuga era da scartare. Fissavo terrorizzato il coppino della colpevole, che rimaneva immobile. Gran bel ritorno tra le braccia di Dio, Marco.

Il brusio che aveva riempito la chiesa fu interrotto da grida indistinte, e un drappello di persone sparì nel nulla. Mi ci volle un po’ per rendermi conto che si erano inginocchiate. La vista mi tornò a fuoco e in mezzo alla Babele di suoni, voci e rumori riuscii a decifrare una sola parola, stimmate. Sbattei le palpebre come le ali di un colibrì mentre tutti seguivano l’esempio dei pochi pazzi che avevo di fronte e intonavano inni di gioia.

Il curato mi chiamò a sé per rendermi parte dell’eucaristia, versandomi il vino nelle mani a coppa e bevendone avidamente, per poi rimettercelo e intingervi le ostie durante la comunione, che declinai adducendo un subbuglio nel corpo e nello spirito. Tornai al mio posto fra due ali festanti di fedeli, felice come Colin Powell quando c’è una strage di civili. Tuttavia trovai ad attendermi un’amara sorpresa: lei se n’era andata.

Terminata la funzione, imposi le mani ancora impastate di sangue, sperma e vino sui moltissimi fedeli che mi sfilavano davanti in processione, segnandone occasionalmente alcuni sulla fronte e sulle guance: vecchi e bambini, uomini e donne, amici e sconosciuti. All’uscita, la luce del sole mi baciò e l’aria sembrava più fresca. Risi davvero tanto.

Ora quella chiesa e casa mia sono luoghi di culto, e io mi godo i frutti del business sacro messo in piedi con la mia famiglia e il parroco dalle bianche spiagge di una località top secret. Non ho più incontrato la ragazza fonte di tutto quanto, con la quale avrei potuto condividere la vita oltre che la mia fortuna…

Cazzi suoi.

-m4p-


Filed under: Le straordinarie avventure di marco4pres Tagged: Chiesa, Ciclo mestruale, Credere a tutto credere a niente, Racconti

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