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Sette minuti dopo la mezzanotte di Juan Antonio Bayona: la recensione

Creato il 17 maggio 2017 da Ussy77 @xunpugnodifilm

ISette minuti dopo la mezzanotte di Juan Antonio Bayona: la recensionel dolore e un mostro come grillo parlante

Tratto dal romanzo omonimo di Patrick Ness, Sette minuti dopo la mezzanotte è un fantasy con la volontà di commuovere a tutti i costi, un film che non fa nessun reale sforzo narrativo per convincere lo spettatore, ma che fa leva su alcune scene madri e uno straziante dolore che è, contemporaneamente, insopportabile e liberatorio.

Conor O’Malley è un ragazzo triste, che preferisce rifugiarsi nella sua fantasia piuttosto che affrontare la realtà. La madre di Conor è malata di cancro e un bullo lo perseguita a scuola. Una notte nei suoi sogni si presenta un mostro che gli racconterà tre storie, pretendendo che Conor gliene racconti una quarta, ovvero il suo incubo ricorrente.

Diretto da Juan Antonio Bayona, Sette minuti dopo la mezzanotte è un film sul dolore (interiore ed esteriore) di un ragazzo, sulla malattia di una madre a cui è eternamente legato e sui suoi incubi. Il regista costruisce il mondo fantastico di Conor attraverso i suoi sogni e la sua immaginazione, che partorisce un mostro gigantesco che non lo terrorizza, ma lo aiuta a comprendere il suo dolore. La pellicola si sorregge su questo legame e su come si rifletta nella vita di Conor, un ragazzo preso di mira da un suo compagno di classe, che odia la protettiva nonna e che non vuole lasciare sola la madre (malata di cancro) nemmeno per un secondo.

Bayona possiede la capacità di mettere in piedi un fantasy credibile, che tocca le corde della tristezza e le difficoltà di un ragazzo incapace di accettare la morte come liberazione. Il senso di colpa, la morale e il sentimento d’inadeguatezza di Conor (si sente invisibile e quasi prova piacere nell’essere picchiato, come una sorta di auto-punizione) sono sentimenti che si alternano sullo schermo e che vengono esplicati attraverso un mostro, che incarna le sue paure, la saggezza del “grillo parlante” e infine la sua coscienza. Tutto ciò è estremamente lodevole e permette allo spettatore di entrare in contatto con l’intima conoscenza di un sentimento straziante, tuttavia si ha la sensazione che Bayona non faccia il minimo sforzo dal punto di vista narrativo. Perché se da una parte c’è la facile ricerca della lacrima attraverso scene madri (la madre in ospedale, la ribellione del ragazzo incapace di trattenere la rabbia e le conclusive sequenze, che fanno assaporare un consapevole dolore), dall’altra parte non c’è la volontà da parte del regista di passare oltre e spiegare qualche meccanismo narrativo. Pare che l’evento tragico (che sorregge l’intero film) sia l’unico tasto su cui l’autore è interessato a battere, lasciando fare il proprio lavoro a stereotipi del linguaggio cinematografico sentimentale.

Accompagnato da un’ottima computer grafica (le storie raccontate con gli acquerelli sono illuminanti), Sette minuti dopo la mezzanotte è un film costruito per commuovere, per trascinare lo spettatore nell’acuto dolore di un ragazzo con un profondo senso di colpa. Nel complesso l’obiettivo è centrato, ma i difetti ci sono e sono insiti nel cinema di Bayona, un regista che tende a stereotipizzare la sofferenza.

Uscita al cinema: 18 maggio 2017

Voto: ***

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