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Soldi alla Sutor e niente (o quasi) per il resto. Edizione 2013.

Creato il 18 ottobre 2013 da Laperonza

 

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È d’upo la premessa perché da noi, come si sa, o la lodi o ti scusi in anticipo onde evitare (ma invano) le ire funeste dei tanti talebani della retìna: non ce l’ho con la Sutor, considero la Sutor una risorsa della città e del territorio, ci ho pure giocato, un tempo andavo a tutte le partite, anche se non la seguo più come prima quando vince sono contento e quando perde mi dispiace.

Detto questo rilevo anche quest’anno, come ogni anno, che il Comune di Montegranaro ha assegnato la solita cifra alla squadra di pallacanestro. Come abbia fatto senza bilancio per me rimane un mistero ma non intendo risolverlo. Sollevo invece, ancora una volta, l’incoerenza del comportamento. Non ci sono soldi ma si danno 35.000 € alla Sutor. Non ci sono risorse per la cultura ma si danno 35.000 € alla Sutor. Crollano le case ma si danno 35.000 € alla Sutor.

Nei conti della Sutor, anche se sicuramente tutto fa brodo, i 35.000 € del Comune sono una goccia nel mare. Con 35.000 €, invece, ripartiti per esempio tra 20 associazioni, si da ossigeno alla cultura cittadina, tanto più che sono state proprio le associazioni, fino ad oggi, a fare gran parte del lavoro. Sempre con i 35.000 € di cui sopra si evita il crollo (e i relativi eventuali danni a persone e cose) di un paio di case del centro storico. Si possono asfaltare le strade stile Beirut che abbiamo appena fuori quelle principali, si compra mezzo impianto digitale per il cinema. Che faccio, proseguo?

Tutto questo però non si fa. Il palazzetto è pieno di gente, gente che poi andrà a votare. È per questo che si sceglie di finanziare, in maniera forse infinitesimale, la pallacanestro rinunciando a tutto il resto. E lo so fa nella certezza che le opposizioni non diranno nè ai nè bai, visto che nessuno da noi oserebbe mai dire qualcosa di vagamente contrario alla Sutor, pena scomuniche, insulti, esilio e, nei casi più gravi, la morte sociale. Forza Sutor, quindi, col cuore, e con un po’ di malinconia per tutto il resto.

Luca Craia


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