Se un uomo fa una cosa, e non per vanità ma perché desidera portarla a compimento, agirà secondo una precisa successione di atti, che riflettono l’ essenza stessa della cosa in questione. Se invece tralascia particolari necessari, possiamo essere certi che non fa sul serio, ma finge soltanto di far qualcosa.

Partiamo da questa considerazione e caliamo l’ uomo nel contesto sociale.
Se prendiamo un individuo qualsiasi e lo mettiamo in relazione con i suoi simili, possiamo facilmente osservare la difficoltà di tendere verso qualcosa che differisca dal senso comune. Il più delle volte saremo spettatori di una passiva accettazione del circostante. Ciò è causato da robuste barriere che non consentono una totale e sincera introspezione e consapevolezza, che si possono riassumere in:
- EDUCAZIONE
- RELAZIONI SUPERFICIALI
- DESIDERIO DI ACCETTAZIONE
Questi tre aspetti convivono autonomi e si mescolano allo stesso tempo:
L’ educazione, per definizione, sin dall’ età dell’ infanzia, pone steccati difficilmente superabili. Limita cioè una espressione autentica di se stessi. Così quel vestito che vediamo indossare, non ci piace, ma esprimere con sincerità disappunto sulla scelta dell’ abito sarebbbe poco educato. Stiamo parlando con qualcuno che non ci è simpatico, ma con argomenti banali riusciamo ad intavolare una conversazione, e non rendiamo palese la nostra antipatia. Stiamo mangiando un cibo pessimo, ma essendo a casa di conoscenti ci congratuliamo con la cuoca, uno dei pranzi migliori mai fatti diciamo. E così via, di esempi ce ne sono tanti. Una pura sincerità la possiamo ritrovare solo nei bambini, che ancora conoscono poco la vita, e con semplicità esprimono a parole ciò che osservano. Così diranno che quel vestito è brutto, che l’ interocutore è antipatico ed il cibo cattivo. Il più delle volte saranno accolti con un bonario sorriso, quello che hanno le persone quando pur essendo offese, non vogliono darlo a vedere. Paradossale è che questa straordinaria qualità innata in ognuno, venga progressivamente assopita dalla cosiddetta “educazione” necessaria per sopravvivere nel mondo dei grandi.
Le relazioni superficiali sono necessarie per collocarsi nel modello sociale odierno. In particolare nel mondo del lavoro, spesso nei legami più intimi. Le considerazioni di circostanza devono sostituire le reali impressioni. Il vocabolario condiviso dell’ apparenza gioca il resto della partita. Dobbiamo essere in grado di conversare con ogni sorta di individuo. È necessario essere prevedibili, dire sempre ciò che l’ altro si apetta da noi. Tutto ciò è molto semplice. Basta scegliere argomenti conosciuti e non articolati, e incominciare a collegare, secondo le esigenze del momento congiunzioni, nomi, verbi e aggettivi. Questa è a mio avviso la parte più divertente. I partecipanti alla conversazione sono infatti consapevoli dell’ irrealtà di argomenti e opinioni. Tuttavia, come mossi da una forza non visibile, per inerzia le bocche si muovono e le parole fuoriescono. Il tempo trascorre senza sforzo. È come osservare una conversazione fra muti, che si ostinano a muovere e contratte le mandibole, pur sapendo con certezza di non emettere alcun suono. Si può essere certi di raggiungere l’ esito sperato quando sucitiamo nell’ atro una risata, non importa se innaturale, è questa che attesta il risultato positivo raggiunto.
Il desiderio di essere accettati dagli altri è semplicemente una modalità di comportamento. È la somma algebrica fra osservazione e imitazione. Si osserva un certo comportamente riconosciuto e accettato, cercando di metabolizzarlo. Dopodichè si imita al meglio delle nostre capacià con il fine di compiacere il pubblico. Ovviamente è un compiacimento puramente formale, ma l’ accettazione la si ricerca in ambiti in cui ha spessore solo una finta sostanza. Infatti è spesso conveniente esprimere emozioni e modi di essere apparentemente autentici, nel tentativo di utilizzare il coinvolgimento emotivo altrui. Così si creano particolari tipi di legami, che si protraggono a lungo a causa di due sfaccettature dell’ essere umano che convivono e sono sempre e in ogni caso correlate: piacere personale e insicurezza.
È innegabile che nel corso della vita ognuno si trovi di fronte, più o meno spesso, a comportamenti di questo tipo. Molti, ingannando se stessi, li accettano. Scordando che “la menzogna davanti agli altri non fa che confondere le cose e allontanarne la soluzione, ma la menzogna davanti a se stessi, data per verità, rovina tutta la vita di un uomo”. A me pare che un contesto dominato da relazioni del genere renda impossibile ogni forma di riflessione e dialogo. Per cercare di uscirne dobbiamo salire una rampa di scale, dando la giusta importanza ad ogni singolo gradino, non facendo salti.
Il primo è acquisire consapevolezza di ciò.
Il secondo è gestire un percorso personale e autonomo che renda naturale la riflessione ed il confronto con se stessi. Qui è inevitabile scontrarsi con un altro concetto, storpiato dal senso comune: la solitudine.
Questa deve essere evitata con forza, solo nel suo significato più puro. La solitudine da fuggire è quella interiore, che si manifesta nella menzogna a se stessi, nell’ incapacità di un’ introspezione e riflessione sincera. Che ci insegue ogni volta che siamo calati in contesti formali e situazioni di circostanza. Dove dobbiamo aver premura di ciò che ho scritto in precedenza, in sintesi dell’ apparenza. In questa seconda fase è necessario ricercare la compagnia con se stessi. Una solitudine fisica è spesso d’ aiuto in questo frangente proprio per non essere soli. Per poter con tranquillità e autonomia elaborare pensieri non contaminati.
Il terzo è, una volta che questo dialogo sincero è ristabilito, confrontarsi con le persone. In particolare coloro che accettano passivamente questa realtà dei fatti. Cercare di comprenderne il punto di vista, ed essere pronti a mutare il proprio. Con il faro alto e luminoso della consapevolezza di se dialogare e tentare di capire quale è il motivo di questo immobilismo. Necessario è partire da una posizione di parità con l’ interlocutore. Cercare di oltrepassare il velo della formalità. Smascherare quelle idea assopite che non si palesano per timore di non essere accettati, superficialità ed educazione. Il dialogo sarà perfettamente riuscito nel caso in cui i partecipanti alla discussine dopo la conversazione riflettano e si formino un pensiero autonomo sull’ argomento. Non ha alcuna importanza se coincidente o differente da quello descritto in queste righe.
Spero che questo breve articolo offra un semplice e umile spunto di riflessione.







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