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Sotto la faccia di Marine

Da Brunougolini
Sotto la faccia di MarineVogliamo capire come nascono i movimenti che vanno ormai sotto il nome di ”populismo”? Vogliamo capire come si può spiegare il successo del neo-lepinismo in Francia? Ecco, il film di Lucas Belvaux “Chez Nous” (ovvero “A casa nostra”) può aiutarci.La storia è presto detta. Non siamo a Parigi ma in un Comune della profonda provincia. Qui la giovane infermiera Pauline Duhez (Emilie Dequenne) passa le sue giornate visitando anziani e meno anziani, cattolici e musdulmani, prodigandosi in cure e simpatie, costruendo una rete fatta di affetti e solidarietà.Lei ha un padre severamente attaccato alla militanza comunista. Peró unrispettabile medico del luogo,Philippe Berthier (interpretato da André Dussollier), erede invece di antiche passioni politiche destrorse, la avvicina e lentamente la convince a conoscere il nuovo movimento lepenista.E’ questo uno dei temi centrali del film: cercare di testimoniare come quel movimento intenda far credere di aver gettato alle ortiche i precedenti intenti reazionari. Papà Lepen è in qualche modo ripudiato e la figlia, Marine Le Pen, qui denominata Agnès Dorgelle, incarnata da Catherine Jacob, è a capo di un “Rassemblement National Populaire”. Efa di tutto per camuffarsi e nascondere le proprie origini. Cosicché la giovane Pauline ci casca e accetta in un primo momento la candidatura, sfidando le ire del babbo comunista.Però la verità viene a galla anche attraverso un incontro amoroso tra la stessa Pauline e il giovane Stéphane, detto Stank (Guillaume Gouix), già esponente del sottobosco neonazista utilizzato dai lepenisti nelle rozze imprese anti-immigrati.Il finale un po’ artificioso non lo raccontiamo. Sveliamo solo la cornice, ovverosia uno stadio gremito di bandiere della squadra locale, dove il tifo fa da paravento alle istanze politiche. Dove tutti si ritrovano, lepenisti, ex comunisti, e seguaci di Macron diremmo oggi. Un monito per tanti in un film interessante che parla anche per l’Italia. Quel “Chez Nous” è, in fondo, l’equivalente del “prima gli italiani” di salviniana memoria. A qualcuno potrebbe inoltre ricordare quel grido “A NOI!,caro al Ventennio.C’è da aggiungere che anche in questo caso il film è ispirato da unromanzo, ovvero "Le Bloc", scritto dallo stesso sceneggiatore del film Jérôme Leroy. Un recensore francese ha notato chel’autore “intende dimostrare come l’estrema destra possa sedurre persone assai differenti…”.

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