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Speciale Evento – La Nave Dolce

Creato il 05 novembre 2012 da Oggialcinemanet @oggialcinema

Pubblicato il 5 novembre 2012 con Nessun Commento

Nelle sale dall’8 novembre

La nave dolce di Daniele Vicari, racconta quello che chiamarono “lo sbarco dei ventimila” albanesi, il primo respingimento di massa in Italia. E’ stato presentato Fuori Concorso con grande successo di pubblico e critica all’ultimo Festival di Venezia, dove ha vinto il Premio Pasinetti.

La conferenza stampa
Sono passati davvero pochi messi dall’uscita di Diaz, film durissimo e discusso, che ha portato onori e plausi della critica ad un regista mai scontato come Daniele Vicari. Ne sono passati, invece, ventun’anni da quando, l’8 agosto del 1991 nel porto di Bari attraccò la Vlora, mercantile con a bordo, oltre a 10 tonnellate di zucchero, 20 mila cittadini albanesi in fuga da un inferno. Molti di loro sono stati rispediti nella terra natia, altri sono rimasti. All’epoca in Italia c’erano solo 300,000 stranieri, oggi sono 4 milioni. Vicari ritorna alla forma di espressione dei suoi esordi, il documentario, per parlarci di questa trasformazione
Nei confronti di quelle persone – afferma Vicari in occasione della conferenza stampa – la nostra considerazione di quei fatti è quella che si tratta di poveri derelitti bisognosi di compassione. In realtà sono solo esseri umani con dei sogni, delle aspirazioni, che affrontano viaggi disumani nella speranza che questi possano realizzarsi. Il trattamento a loro riservato a loro è stato talmente duro che molti sono ritornati con estremo piacere nel loro paese. L’accoglienza, credo, debba essere fondamentale.”
Da buon documentarista Vicari ha scovato e selezionato tantissimi filmati di repertorio, molti di questi di proprietà di reti private, che non sono mai stati mandati in onda e di come “molte delle riprese partivano dai dei totali della nave per poi stringersi sui corpi di quelle persone, sui loro sguardi smarriti e lividi. Prosegue Vicari: “Ho voluto restituire umanità a tutta la vicenda, cogliere la speranza e il dolore da questi esseri umani, non intesi più come una massa indistinta. Da questa chiave di lettura è partito il film.
Tra le tante testimonianze raccolte anche quella di una personaggio noto al pubblico televisivo italiano come Kledi Kadiu, ballerino divenuto famoso grazie alle trasmissioni di Maria de Filippi, che cosi racconta la sua esperienza “… avevo solo diciasette anni ed ero spinto da una speranza e da una voglia di futuro incredibile. Quando siamo arrivati a Bari pensavamo di aver finalmente realizzato il nostro sogno. Invece, una volta sbarcati non abbiamo trovato accoglienza ma solo i manganelli di un paese che consideravamo fratello. In quei giorni, chiusi dento lo Stadio delle Vittorie, quindi chiusi fuori dalla vera Italia, molti si sono svegliati e hanno vissuto fino in fondo questa delusione.
Un opera dura e difficile che però ha trovato il valido sostegno della produttrice Francesca Cima, che racconta la genesi di un lavoro tanto rischioso ma necessario. “ L’idea principale è partita dalla Apulia Film Commission che, in ricorrenza dei venti anni dell’accaduto, ci ha lanciato questo invito che abbiamo subito raccolto, successivamente si unita Rai Cinema e una casa di produzione albanese, il cui supporto è stato fondamentale. Con Daniele, che durante la lavorazione di La nave Dolce, ha realizzato anche Diaz, eravamo d’accordo che questa pellicola fosse perfetta per raccontare la storia del nostro paese e per riflettere su quello che siamo diventati. A film ultimato ci siamo resi conto che questa pellicola dovesse arrivare a tutti i costi in sala. Per questo motivo ringrazio la passione e la professionalità di Microcinema che ha deciso insieme a noi di raccogliere questa sfida.
Oltre ad essere stato presentato fuori concorso al Festival di Venezia, La nave dolce ha vinto il premio Pasinetti come miglior documentario del 2012, dal momento che è stata giudicata un opera fondamentale per il risveglio della memoria su un fatto tanto increscioso e messo a tacere.

A cura di Katya Marletta
con la collaborazione di Gabriele Marcello



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