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Spunti di vita 7

Creato il 14 aprile 2014 da Marvigar4

Spunti di vita

MARCO VIGNOLO GARGINI

SPUNTI DI VITA

   « Tommy, sei il mio idolo! Che spreco un intellettuale sopraffino come te relegato dietro un banco a rifilare birre alle teste vuote, sì, vuote come quella che è uscita ora… »

« Te la sei presa perché s’è rifiutato di continuare a parlare con te? Io non vorrei insinuare, però mi sembri inutilmente aggressivo, cioè, hai degli argomenti per conversare e ti alieni la simpatia della gente tirando fuori quella serie di rompicapo filosofici, i rabbini askenazi e via discorrendo… A gradi, ci si arriva a gradi! E non si può pretendere di imporre un colloquio, anche se di livello sublime, celestiale, ricco di contenuti. L’unico con cui hai saputo trattare la cosa sono io, fortunatamente; non a caso tu vieni ancora nel mio locale, no? Com’è che altrove ti buttano fuori? »

« Puah! Alle pecore non devi mai ricordare la loro natura gregaria. Ecco quel che li fa imbestialire… »

« A me basta che le pecore continuino a fornire della lana e a bere qualcosa nel mio locale. »

« Appunto, se non altro esiste una linea economica che considera la fottuta oggettività dal punto di vista funzionale, energetico… Tu non sei niente per me, però mi servi e quindi ti mantengo in vita. Questa è la visione contemporanea: una logica distillata goccia dopo goccia seguendo la lezione del grande filosofo che fu il Machiavelli.»

« Tu citi sistematicamente Machiavelli. Io non ho capito se concordi con lui oppure no… »

« Allora sei proprio un testone! Machiavelli ebbe, lui per primo, l’audacia di esporre le tesi che erano state il fondamento di tutti i potenti della terra, in ogni tempo; egli ha svelato il meccanismo del potere politico, ma per ottenere questo s’è dovuto mettere a pescare nel torbido della Storia, discettando su Sparta, Atene, Venezia, Roma repubblicana, imperiale e papale, e traendo esempi infiniti, leggi generali per la dimostrazione scientifica delle ultime gesta di Cesare Borgia, il duca Valentino… Machiavelli non afferma che quello che è stato necessariamente è stato giusto, o sbagliato, non fa della morale la giustificazione delle scienze politiche. Chi sostiene che Machiavelli con il suo pensiero ha inaugurato la stagione del calcolo, del fine raggiunto con ogni mezzo, in una parola il tramonto della bontà originaria dell’uomo, beh, costui sostiene una solenne castroneria. Io, dal mio punto di vista, non sono contento di vedere ciò che è così com’è! Quando Machiavelli si chiede retoricamente se, per esempio, sia meglio essere amato che temuto, o viceversa, egli stesso dà una soluzione che rientra nella verità effettuale, nella realtà effettiva delle cose… Cito a memoria… »

« Uffa! Basta con le citazioni!»

« Zitto e ascolta: “… e gli uomini hanno meno respetto a offendere uno che si facci amare che uno che si facci temere; perché l’amore è tenuto da un vinculo d’obligo, il quale, per essere gli uomini tristi, da ogni occasione di propria utilità è rotto; ma il timore è tenuto da una paura di pena che non ti abbandona mai”. E tu credi che mi piaccia dover ammettere la verità effettuale? Non piaceva nemmeno a Machiavelli, eppure l’ha descritta… »

« L’amore passa ma la paura resta. No? È vero, non c’è bisogno d’essere d’accordo… Io nel mio piccolo posso testimoniare l’assoluta verità di questo principio, la schifosissima verità… »

« E che ti sarà mai accaduto? Ti vedo sereno, sposato con prole, proprietario di un locale ben avviato che ha la sua rispettabile clientela; sei, come si suole dire, una persona sistemata. O forse nascondi un terribile segreto, eh? Se tu mi guardi attentamente puoi disegnare la figura di un individuo vivo per miracolo, scampato alle catastrofi esistenziali. Come no? Ho perduto tutti i capelli per dispiaceri di varia natura, mi sono riempito il volto di rughe che sembro Keith Richards. Solo disgrazie. Orfano a tre anni, allevato da zii snaturati che mi hanno sbattuto negli istituti, dove ho patito violenze di tutti i tipi, e poi una processione di altri eventi che preferisco tacere… Tu, con quel visino da eterno ragazzo, capellone, con l’orecchino, e neanche un piccolo pelo bianco! Scusami Tommy, sei odiosamente refrattario al tempo che passa, mi fai rabbia… Hai una quarantina d’anni se non sbaglio? »

« Quarantatre, per la precisione. Ma tu non pensi che anche la maschera della giovinezza spensierata potrebbe rivelare un dramma personale? Dici che ho troppi capelli e nessuna ruga per mostrare una mia preoccupazione, una sola? »

Tommy si stava separando dalla moglie, dopo un ventennio di vita in comune, vita considerata dai più esemplare.

Stava per essere lasciato per un altro uomo, un uomo che gli somigliava e riproponeva gli stessi bagliori del giovincello Tommy: lo spasimante garrulo e vivace, il fidanzato premuroso e sincero, il novello sposo protettivo e rassicurante… Però la responsabilità del matrimonio unite al tempo consumano la bella statuina che si è sposata un giorno tra fiori, confetti ed evviva. Resta una persona scelta in passato che non sarà mai più quella che si è scelta, in barba al principio di identità. La trasformazione esiste.

Mentre lui, Tommy, si confrontava con Oscar Selleralto, Alina, sua moglie, provò a stendere insieme all’amante un programma di massima per l’avvenire. Un uomo e una donna ancora, in lotta con l’esistenza. Ma questo trentaduenne celibe, assistente universitario, curato nel vestire, bello e assennato, stava respingendo le adulazioni della donna, comprendeva che un suo piccolo assenso avrebbe mandato all’aria un patto durato vent’anni che non lo riguardava. Si chiese, perché non rimanere così? Occorre giungere sempre allo sfascio e spedire i due contraenti dall’avvocato? Che orrore! Era mai possibile una alternativa più soddisfacente?

Giuseppe Ippia, detto Peppe, era attratto da Alina, non si fece mai un cruccio d’avere due lustri meno di lei, però tremava al solo pensiero di essere lui la causa di una separazione legale.

Alina era stata travolta dalla follia dell’innamoramento e quindi sragionava, ma Peppe si era stancato a vedere e a ascoltare questa donna invasata. Che disgusto fu quello che gli saliva su per la gola! Era chiaro l’inganno che i casi di comune imbesuimento producevano. Così sbottò, senza far clamore, per smontare il castello di carte eretto da Alina, nel quale lui sarebbe stato inquilino se non si fosse opportunamente opposto.

« Tu hai fatto i tuoi conti, Alina. E io? Ti sei rinvoltolata su te stessa, tanto non c’è niente da comprendere. No? La situazione è così limpida, la gestione di questa faccenda è così ovvia. No? NO! Mi dà fastidio essermi impelagato e dover star qui a sentire i tuoi vaneggiamenti… Credimi, Alina, sono solo vaneggiamenti. Non hai detto una cosa che avesse non dico un po’ di sensatezza, sarebbe il minimo, ma almeno una percentuale di bellezza, di fascino, di attrattiva… Se sposarsi equivale ad ammettere la propria mancanza di buon gusto, allora rompere il matrimonio rafforza la schiera dei futuri animali non esteti! Come parlo? Hai la faccia tosta di chiedermi come parlo? Parlo come parlo! Tesoruccio bello, abbiamo passato delle serate indimenticabili, con la differenza che a me non importava di rammentare minuto per minuto il nostro stato civile. La mia forza, la passione dei nostri incontri erano per te, Alina, intesa come individuo, non come moglie di Tommy, non come madre, non come figlia di tuo padre e di tua madre, capisci? Purtroppo ti sei spiegata. Stasera mi vuoi assegnare una parte che non mi va, perché non mi si addice. Di implicazioni, secondo me, ve n’erano poche o nulle, sempre in riferimento ai nostri rispettivi ruoli in società.

Stavamo realizzando una beata complicità, l’oasi che a molti viene negata dalle reti dell’organizzazione che regge il circo della vita privata di ognuno… Tu invece distruggi il tuo matrimonio per civetteria, al signor Tommaso ti presenti con una faccia di circostanza, altro che istinto indomabile, e proclami: “Caro Tommy, mi dispiace immensamente. Ho deciso di separarmi ufficialmente da te. Voglio divorziare. Avrei voluto magari prepararti all’incombente rottura, però non è stato possibile… Sono stata sconvolta… ” Ma sconvolta da cosa? Alina, ciò che stai per fare lo faresti troppo razionalmente per infilarci dentro la scusa della pazzia d’amore. Amnesia somministrata per volontà tua? Ti sei dimenticata di proposito le conseguenze a cui vai incontro. E Tommy? Becco e bastonato! Va bene, cosa volete che sia! E tu? Sei disposta a vedere una volta a settimana i tuoi figli? Metti che loro sputino sulla tua foto e vadano a dire in giro che ti sei comportata come una ragazzina infatuata. No, non parlo per difendere le convenzioni ipocrite di questa società, o l’etica dei rapporti interpersonali. Vedi per caso un pulpito? Sono o non sono vestito normalmente, uguale all’altro giorno, all’altro mese? Io speravo di evitare le complicazioni paranoiche che nulla hanno a che spartire con il nostro modo di stare insieme, ma tu non hai fatto altro che pensare alla tua fuga, alla tua memorabile evasione… Poniamo che io accetti di seguirti: non è vero che tutto fra noi diventerà comune, prevedibile, scontato, e non una continua invenzione per allontanarsi dalla giornaliera routine? Alina, tu amavi in me l’alternativa, il pericolo, le balle da raccontare a Tommy e, ultimamente, la sicurezza dipinta sulla faccia dello stesso Tommy che lo stavi tradendo. Glielo avevi fatto capire, hai fatto i salti mortali perché lo capisse! No, Alina, in questo preciso momento non c’è rimasto più niente. Non c’è amore. Dove sono io? C’è il tuo romanzo che non mi hai chiesto di scrivere a quattro mani. Lo vuoi firmare solo tu il tuo romanzo. Allora lo vedi che non mi ami? Non ci si può amare con tutto il fracasso che hai fatto! »



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