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Stage: opportunità o sfruttamento? (pt. III)

Creato il 13 novembre 2013 da Propostalavoro @propostalavoro

TERZA PARTE: Conoscere per capire.

Stage: opportunità o sfruttamento? (pt. III)Segue dalla SECONDA PARTE

 

Il momento più importante dello stage, abbiamo visto, non è il lavoro svolto dal tirocinante, ma la competenza acquisita, tramite l'affiancamento con un tutor più esperto che si presta allo scopo.

 

Stagista e tutor dovrebbero costituire un binomio imprescindibile per dare un qualche valore allo stage: l'uno non potrebbe lavorare senza l'altro. Nessun allievo senza maestro, nessun maestro senza allievo.

 

Nessuno scandalo, dunque, quando si sono sollevate voci contrarie al compenso per lo stagista o, meno drasticamente, alla sua valutazione in base alla quantità della prestazione lavorativa.

 

Per alcuni versi, infatti, la previsione di un compenso allontana il tirocinio dalla sua funzione formativa, portandolo l'ago della bilancia più verso lo sfruttamento che verso l'inserimento nel mercato del lavoro.

 

Un ottimo spunto di riflessione viene dalla domanda se esistano o meno lavori che non richiedono un periodo di formazione per essere svolti, periodo durante il quale la concentrazione del lavoratore deve andare all'apprendimento più che alla prestazione, periodi durante i quali il lavoratore non è autosufficiente e quindi improduttivo.

 

Sono portato a pensare che la questione sia mal posta.

 

Anzitutto non è affatto scontato che il lavoro sia pagato in base alla produttività. Come ho già detto, il rapporto di lavoro dipendente è (anzi, viste le attuali tendenze è più corretto dire che dovrebbe tornare ad essere) una vendita di ore dal lavoratore al datore. Onere del datore è quello di mettere il dipendente nelle condizioni di essere produttivo per l'impresa e, quindi, per se stesso – perché, non dimentichiamo, che se il lavoratore decide nonostante tutto di essere improduttivo mette in pericolo la sopravvivenza dell'impresa e quindi del suo posto di lavoro, della sua fonte di reddito. Onere del lavoratore è ripagare il datore del compenso e della fiducia.Un lavoratore alle prime armi ha comunque deciso di dedicare il suo tempo ad un'impresa, ad un business, potremmo dire, che non è il proprio, ed è per questo preciso motivo che merita un compenso.

 

Inoltre, non facciamoci illusioni: alcuni mestieri hanno una formazione talmente breve da giustificare certamente un periodo di prova durante il quale il rapporto di lavoro è giusto che sia flessibile e meno garantito, ma sicuramente non un inquadramento in tirocinio.

 

Stage per volantinaggio o per servire ai tavoli sono esattamente quello che sembrano: lavoro low cost. Sta al datore avere l'abilità di trarre il massimo profitto dalle risorse che decide di impiegare, non alla flessibilità in ingresso del mercato del lavoro.

 

Cosa rimarrebbe dunque di uno stage extra-curriculare gratuito? In mancanza di una seria alternativa, nient'altro che una forma di lavoro ancora meno costoso per il datore che certo non faticherebbe a trovare chi, pur di non "stare a casa", è disposto a sacrificare il proprio tempo per "fare curriculum".

 

A ciascuno il suo compito, per concludere: al datore quello di aumentare i propri profitti, al mercato quello di far incontrare domanda ed offerta di lavoro, alla formazione quello di preparare le risorse all'inserimento aziendale ed all'apprendistato quello di realizzare l'effettivo inserimento.

Simone Caroli


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