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Steekspel – Festival Internazionale del Film di Roma – CINEMA XXI

Creato il 11 novembre 2012 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

Steekspel – Festival Internazionale del Film di Roma – CINEMA XXI

 

Anno: 2012

Durata: 52′

Genere: Black comedy

Nazionalità: Paesi bassi

Regia: Paul Verhoeven

“…Rivedere stasera questo mio film qui, in mezzo al pubblico, mi ha fatto sentire ringiovanito”. Esordisce così, Paul Verhoeven, dopo la proiezione in anteprima mondiale del suo nuovo film. Il suo percorso artistico, caratterizzato da continui cambiamenti di genere, tematiche, location e scelte di produzione, sembra davvero avergli restituito i suoi vent’anni. Lo spirito dell’autore, innovativo e da sempre contro corrente, si riflette in questo suo ultimo lavoro (a sei anni di distanza da Black book) donandogli freschezza e dinamicità. Sia nella regia che nella sceneggiatura. Si tratta, infatti, di un format particolare, che ha dato la possibilità al pubblico in rete di contribuire alla storia e ai dialoghi. “Mi sono arrivate 700 sceneggiature e quasi 3000 proposte!” , commenta Verhoeven, incredulo di quanto interesse ed entusiasmo abbia suscitato tale esperimento di creative commons.

“…Per i dettagli, però, chiedete al mio produttore. La gente ha partecipato, è vero, ma poi il cinema è un’altra cosa…ci vuole un regista.”

Sacrosanto, da parte dell’autore olandese, sottolineare questo punto, affinchè ci si renda conto davvero che, per creare un’opera filmica, essere dei professionisti ed aver studiato è tutto. E gli spettatori dovrebbero finalmente comprendere quanto duro lavoro ci sia dietro.

Il risultato di tutto ciò, si è materializzato in Steekspel (La giostra): 52 minuti di ottima recitazione, regia essenziale ma efficace, divertimento ed umorismo nero. Verhoeven è diretto, bada molto più alla sostanza che alla forma, non si atteggia a cineasta impegnato e fa centro senza mai prendersi troppo sul serio. Lo stampo europeo si fa sentire: nessun ragazzo che frequenta il college, nessun luogo comune sulla vita quotidiana e i tedeschi Rammstein come sottofondo musicale. La visione e le dinamiche che si creano tra i personaggi, che riguardano nello specifico la vita di una famiglia e ciò che ruota attorno ad essa (lavoro, relazioni amorose/sessuali, rapporto figli-genitori) rimandano a quelle viste in Carnage di Polanski. Ma con meno presunzione e più leggerezza. Qui, la moglie borghese si allea senza troppi scrupoli e giri di parole con l’amante di suo marito, la giovane figlia fa uso di cocaina ed è complice di bugie ed inganni, i colleghi di lavoro pronti a sfruttare ogni minima debolezza per mettere le mani sul milionario patrimonio dell’azienda. Tutto esce velocemente allo scoperto, irriverente ed immediato. Il gioco della vita gira come una giostra e le persone pronte ad indossare maschere e vestire ruoli per ferirsi facendo a gara a chi sopravvive per primo. Un’eterna catena di tradimenti che si dimena nell’intento di strangolare chi si dimostra più vulnerabile, un meccanismo sado-masochista per determinare la propria supremazia sull’altro.

Il rischio di seguire fino in fondo le proprie passioni e desideri, porta inevitabilmente al pericolo e alla distruttività. Si muove così il cinema di Verhoeven, troppo spesso sottovalutato, tra vibrazioni seducenti quanto letali. Il regista cita, durante l’incontro, il maestro Hitchcock, ideatore supremo di questo tipo di tensione cinematografica legata al teatro della degenerazione dei sentimenti umani.

Un autore che si esprime libero come se non avesse nulla da perdere, anzi, rivela di mantenere i piedi per terra senza dare sfoggio delle sue capacità tecniche. Verhoeven ha da sempre una spiccata sensibilità nella scelta e nella direzione del suo cast di attori, soprattutto di quello femminile. A partire da Basic instinct e poi con Showgirls, ha manifestato il suo amore per le donne e la curiosità nell’immedesimarsi nella loro complessa psicologia. Anche in Steekspel, è centrale l’interazione tra i personaggi femminili, a sfavore di quelli maschili che soccombono rendendosi gretti e superficiali. Le inquadrature e la resa complessiva dell’intero film è affidata agli attori, alla cura delle loro battute, ai primi piani. Ciò ci suggerisce anche una certa umiltà, di un allenatore che predilige il calore e l’affiatamento del gioco di squadra piuttosto che spiccare in solitudine grazie a uno schema più raffinato, ma freddo.

Parlando del remake di Total Recall, egli ricorda la sua amicizia con Arnold Schwarzenegger e l’ironia nell’aver ricevuto più recensioni positive del suo film del 1990 dopo l’uscita di questo remake che all’epoca!

Ancora una novità: il film proiettato durante la serata non verrà mai distribuito, ma verrà venduto il format. La Cina è stata la prima ad aggiudicarselo e magari potrebbe accadere anche in Italia. Tutto può succedere. Ogni esperienza è un po’ un salto nell’ignoto, come ci suggerisce lo stesso Verhoeven avvalendosi, a sorpresa, del pensiero di un grande filosofo: “Heidegger diceva che bisogna inseguire l’ignoto, andare dove ti porta l’istinto. È sano avere un po’ di paura di sbagliare, ogni tanto. Perché essere troppo sicuri di sé non è il modo migliore per fare film”.

Giovanna Ferrigno

 

Steekspel – Festival Internazionale del Film di Roma – CINEMA XXI
Scritto da il nov 11 2012. Registrato sotto FESTIVAL, IN SALA, RECENSIONI FILM VISTI AI FESTIVAL. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione


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