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Stralci dai “Diari” di Sylvia Plath con accostamenti artistici di Libera Carraro

Creato il 27 ottobre 2010 da Viadellebelledonne

Stralci dai “Diari” di Sylvia Plath con accostamenti artistici di Libera Carraro

Serie: Legami Visibili (2003)
mixed media on  wood,  cm. 40 x 20 cm

[...]

PARTE SECONDA
Smith College, 1957-1958

Quando la Plath  arrivò allo Smith come insegnante, il ritorno di una giovane promessa, rimase colpita dalla freddezza con cui fu accolta. In più nutriva forti dubbi sulla sua capacità di insegnare bene quanto sperava e i suoi impegni spesso la sopraffacevano fisicamente.

Domenica, 9 febbraio [1958 n.d.r.].  Notte che porta al nove. Fuori: risate di ragazzi, il brum-brum di una macchina che scalda il motore.

Giornata investita nello stupore, in penombra, rinvigorita da caffè e tè bollente: una serie di pulizie – la ghiacciaia, la camera da letto, la scrivania, il bagno, riordinando piano piano – nel tentativo di tenere la <<sporcizia della vita>> a distanza – ho lavato i capelli, me stessa, calze e camicie, riempiendo i buchi di una settimana, leggendo per recuperare la mia prima  settimana di racconti di Hawthorne – scrivendo, per la prima volta, una lunga lettera a Olwyn/1, sentendo che i colori, i ritmi, le parole si congiungevano, muovendosi in schemi che mi davano soddisfazione all’ orecchio, all’ occhio. Perché mi sento libera di scriverle? La mia identità prende forma, si modella – sento che i racconti fioriscono mentre leggo la raccolta del <<New Yorker>> – sì, quando i tempi saranno maturi, io sarò tra loro – le poetesse, le autrici. Nel frattempo devo, a partire da giugno, farmi una cultura di pianeti e di oroscopi per trovarmi nella casa astrale giusta: altrimenti rimpiangerò di non averlo fatto. Tarocchi, anche. Magari dovrei rimanere da sola, senza la paralisi, per sforzami a entrare in trance mistiche e chiaroveggenti. Per poter conoscere Beacon Hill, Boston, e trasformareil suo tessuto in parole. Lo so fare. Lo farò. Adesso quel che devo, poi quel che voglio: anche questo libro si trasforma in una litania di sogni, di indicazioni e imperativi. Non mi serve stare di più con gli altri, ma stare sempre più profondamente, intensamente, con me. Per ricreare mondi…

Stralci dai “Diari” di Sylvia Plath con accostamenti artistici di Libera Carraro

Serie: Legami Visibili (2003)
mixed media on  wood,  cm. 40 x 20 cm

Ma ora basta con questi balbetii sugli impegni da caldendario. Un bel ritrattino. Eccomi qui: pantaloni di velluto nero, pieni di laniccio, pantofole consumate e lise, rese opache da macchie di leopardo marrone scuro su sfondo sbiadito, bordate d’ oro, poi l’ intarsio marrone chiaro lucente del tavolinetto  da caffè d’ acero, il piatto chiarore di punti luminosi bianchi e argento della zuccheriera di peltro con il coperchio a cupola e il becco ricurvo, poi le mele pellirosse ammaccate, farinose, che sanno di sintetico. Ted sulla grande sedia rossa vicino allo scaffale bianco dei romanzi, i capelli castano scuro arruffati sulla fronte, più teso che mai, con il viso blu verdognolo lungo la mandibola: le smorfie che fa: gufi, mostri: << The Man Who Made Faces>>: un racconto simbolico? Chi siamo noi, veramente? Nel suo maglione verde scuro, con righe bianche e verdi che gli escono dai polsini, curvo sul tavolinetto rosa, pantaloni neri, calzini grigi di pallida lana spessa, nere le scarpe, screpolate, che brillano alla luce. Sta in posa, penna nella mano destra, col mento appoggiato, il gomito sul tavolinetto, una luce dai riflessi verde pallido dietro di lui. Tutt’ intorno, in tre quarti di cerchio, fogli, aerogrammi, libri, pezzetti di fazzolettini rosa, poesie dattiloscritte. Io, congelata, avverto il suo calore [...] … ch e  mi attrae per farmi abbracciare e stringere: HUG/2 intima l’ etichetta all’ interno del collo delle sue camicie uscite inamidate e piegate dalla lavanderia. Altro raccoto per il <<New Yorker>>: il ricordo dell’ estate dei miei diciassette anni, il flussoi sangue delle mestruazioni e i gemelli che pitturavano la casa, il lavoro alla fattoria e il bacio di Ilo. Una sintesi: l’ arrivo della maturità. Problema attuale: trovare il modo di farmi dire da M.E. Chase dove spedire i racconti per il <<New Yorker>>, a chi. Conto di farlo entro un anno.

Stralci dai “Diari” di Sylvia Plath con accostamenti artistici di Libera Carraro

Serie: Legami Visibili (2003)
mixed media on  wood,  cm. 40 x 20 cm

Mi rimetto in pari: adesso ogni sera devo recuperare gusto, tatto, vista dal mucchio di spazzatura della giornata. Questa vita svanirebbe in una nuvola se non mi ci aggrappassi tenendola stretta finché ancora riesco a ricordare uno spasmo di gloria. Assediata dai libri e lezioni: ore di lavoro. Chi sono io? Una matricola universitaria che si rimpinza di storia sentendosi priva di identità, di pace? Ruminerò come una mucca: quella vita soltanto, niente prima della mia nascita. Le finestre sussultano e vibrano nelle cornici: tremo congelata, il gelo della tomba contro il semplice tepore della mia carne. Come ho fatto a diventare questo grosso essere finito, con questa spanna di ossa allungate di braccia e gambe? E la pelle irregolare, sfregiata? Ricordo l’ adolescenza pesante e malmessa e i colori del ricordo mi ritornano in una sintesi abbozzata: le superiori, le medie, le elementari, i campeggi e le capanne di felci con Betsy, l’ impiccagione di Johanna. Devo ricordare, ricordare roba che è già scrittura, estratta dai ricordi di una vita… <<Prendi una cosa e ficcaci dentro la testa>> dice Ted proprio ora, ma mi stanco e mi porto il latte caldo a letto e leggo ancora Hawthorne. Ho le labbra secche, screpolate, me le mordo a sangue. Ho sognato che avevo lunghi baffi dolorosi sulle dita della mano destra, ma ho controllato e ho visto le mani bianche e senza nemmeno l’ ombra di una striscia rossa di sangue incrostato.

Stralci dai “Diari” di Sylvia Plath con accostamenti artistici di Libera Carraro

Serie: Legami Visibili (2003)
mixed media on  wood,  cm. 40 x 20 cm 

 

Postille al testo:  

 1/1La sorella di Ted Hughes, marito della Plath

2/2HUG= Abbreviazione del cognome del marito

della Plath, Hughes, ma può anche essere letto

come imperativo di to hug, <<abbracciare>>

Note al testo:

fonte: “Diari” di Sylvia Plath - Adelphi  

Le fotografie pubblicate ritraggono opere pittoriche di Libera Carraro per gentile concessione dell’ artista a Viadellebelledonne  

  

Lib

Stralci dai “Diari” di Sylvia Plath con accostamenti artistici di Libera Carraro
era Carraro si forma alla pittura e all’incisione iscrivendosi alla Scuola Internazionale di Grafica e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, seguendo corsi specifici presso l’Accademia di Salisburgo e frequentando gli atelier di diversi artisti europei. Dotata di una sensibilità cromatica forte e squillante elabora composizioni fortemente stilizzate. Rilevante anche la produzione di monotipi, in cui l’artista mette a frutto la propria esperienza incisoria.
A partire dagli anni Settanta, l’attività espositiva annovera numerose personali e collettive, sia a Venezia, dove l’artista risiede, sia in altre città italiane (Roma, Firenze, Bergamo, Belluno, Padova, Bolzano, Messina, Treviso, Bari, Udine, Gorizia, Urbino) ed estere (Lione, Mulhouse, Santander, San Paolo, Buenos Aires, Salisburgo, Linz, Klagenfurt, Melbourne, Hobart, Perth, Brisbane, Adelaide, Camberra, Sidney, Vienna)



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