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Stuttgarter Philharmoniker – Olga Kern e Dan Ettinger

Creato il 09 maggio 2017 da Gianguido Mussomeli @mozart200657
Stuttgarter Philharmoniker – Olga Kern e Dan EttingerFoto ©Chris Lee

La stagione concertistica degli Stuttgarter Philharmoniker si sta avviando alla conclusione con un successo di pubblico davvero notevole. Da quando Dan Ettinger ha assunto il ruolo di Chefdirigent del complesso, i dati relativi alla vendita di biglietti e abbonamenti sono in crescita costante. Anche il terzultimo concerto del cartellone di quest’ anno, dedicato a un programma quasi interamente composto da musiche di autori russi, ha fatto registrare il tutto esaurito alla Liederhalle come accade sempre più spesso per i concerti del quarantaseienne direttore israeliano. Un ulteriore motivo di attrazione per il pubblico di Stuttgart era sicuramente costituito dalla partecipazione solistica di Olga Kern, quarantunenne pianista moscovita che attualmente risiede negli USA, formatasi in patria e poi perfezionatasi in Italia con Boris Petrushansky all’ Accademia di Imola, impostasi all’ attenzione internazionale nel 2001 con la vittoria  nella undicesima edizione della prestigiosa Van Cliburn International Piano Competition. Da allora Olga Kern ha svolto una carriera di primo piano, che l’ ha portata a suonare in tutte le sale concertistiche più importanti e con molte tra le migliori orchestre del mondo. Recensendo la sua esibizione del gennaio 2015, quando la virtuosa moscovita eseguì il Primo Concerto di Tschaikowsky con gli Stuttgarter Philharmoniker, avevo scritto che sarebbe stato interessante ascoltarla in autori come Prokofiev che si adattano particolarmente al suo pianismo scintillante e virtuosistico. Olga Kern possiede infatti un controllo strumentale davvero di alto livello, sorretto da una tecnica solida e sicura. Il suono è timbrato, potente senza traccia di forzature e la capacità di controllare la dinamica è assolutamente impeccabile. Da quando la ascoltai per la prima volta nel 2006, la virtuosa russa è senz’ altro molto maturata dal punto di vista interpretativo e il suo fraseggio dimostra una personalità spiccata, senza esagerazioni o gigionate gratuite. In poche parole, quello di Olga Kern è il tipico pianismo di scuola russa nell’ accezione migliore del termine, possente nelle sonorità e aggressivo nel virtuosismo ma anche ricco di sfumature e colori raffinati. Tutto questo è stato ampiamente confermato da una scintillante esecuzione del Primo Concerto di Prokofiev nella quale la Kern ha messo in mostra un suono scintillante e percussivo, impeccabilmente articolato nelle agilità e ben controllato nella dinamica. Ma le cose migliori della sua prestazione le abbiamo ascoltate in un’ entusiasmante lettura della Totentanz di Liszt, nella quale la virtuosa russa ha trascinato all’ entusiasmo il pubblico della Liederhalle con la spettacolarità di un virtuosismo avvincente per precisione e perfetto dominio della tastiera, grazie anche al sostegno strumentale di Dan Ettinger che ha assecondato la solista in maniera eccellente. La Kern ha poi sigillato la sua prova con uno spettacolare fuori programma prokofieviano, che ha fatto scattare in piedi il pubblico della Liederhalle per un’ ovazione davvero trionfale. Dopo questa prova, penso che sarebbe molto interessante riascoltare Olga Kern nel Secondo Concerto di Rachmaninov, che la virtuosa russa sta portando con successo in tournée negli Stati Uniti, o ancora di più nel Terzo. In ogni caso, questa bionda e affascinante signora è sicuramente una pianista che merita di essere seguita con la massima attenzione.

Stuttgarter Philharmoniker – Olga Kern e Dan EttingerFoto ©Hanns Horst Bauer

Dan Ettinger, che aveva aperto la serata con una brillante e vivacissima esecuzione della Ouverture Festiva op. 96 di Shostakovich, ha proposto dopo la pausa una lettura dei Quadri di un’ esposizione di Mussorgsky stilisticamente assai appropriata, con un bel senso del cantabile e una notevole spontaneità espositiva, nella quale gli Stuttgarter Philharmoniker hanno confermato tutti i progressi compiuti durante il lavoro svolto con il loro attuale Chefdirigent. Il direttore israeliano ha detto in una recente intervista di avere accettato il prolungamento fino al 2023 del suo contratto per poter sviluppare pienamente un affinamento del complesso dal punto di vista della precisione e della compattezza sonora, che non può essere svolto nell’ arco di sole due o tre stagioni. I risultati finora ottenuti da Ettinger erano percebibili in questa esecuzione della partitura orchestrata da Ravel a partire dall’ originale pianistico mussorgskiano, nella quale gli Stuttgarter Philharmoniker hanno esibito un suono sufficientemente ricco e omogeneo con lodevoli prestazioni anche da parte dei solisti, in particolare per quanto riguarda la prima tromba Sebastian Zech. Quella di Dan Ettinger è stata sicuramente una bella esecuzione, che forse non proponeva particolari novità dal punto di vista interpretativo ma che si faceva apprezzare per la cura dei particolari, la flessibilità del fraseggio e il giusto grado di progressione fino alla grandiosa conclusione della Grande Porta di Kiev in cui l’ orchestra è riuscita a rendere al meglio la maestosità dell’ atmosfera sonora. Vivissimi applausi al termine di una serata davvero molto pregevole.



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